IMPRENDITORE IN GUINEA EQUATORIALE: L’ESPERIENZA IN AFRICA DI MIRKO CARTA, FIGLIO DI SARDI DI SEUI, EMIGRATI NELLA BERGAMASCA

ph: Mirko Carta

di ROBERTO ANEDDA

Mirko Carta, classe ’82, è un imprenditore di successo nel campo delle costruzioni e servizi che opera in Guinea Equatoriale. Lui è nato e cresciuto in provincia di Bergamo, da una famiglia di Seui trapiantata per lavoro in Lombardia. Ma non c’è stata estate, durante la sua giovinezza, che non trascorresse le vacanze nel paese dei propri genitori, a trovare i nonni e i parenti. «Ho sempre nella mente il profumo della macchia mediterranea – dice Carta – le passeggiate in campagna, il cibo e quel senso di libertà che vivevo a Seui, in compagnia degli amici.»

Quella sensazione è rimasta innata nell’animo di Mirko, e lo ha portato dai rigogliosi boschi del Tonneri, alle fitte foreste equatoriali del piccolo Stato costiero africano. «La storia della mia famiglia paterna e materna – racconta l’imprenditore – è fatta di persone che sono dovute emigrare per lavoro. Inoltre la curiosità di conoscere nuove realtà e popoli mi ha sempre affascinato. Proprio per questo nei primi anni 2000, ero attratto dal fatto di trasferirmi a Londra.»

Gli impegni universitari – Ingegneria dell’informazione – e l’assolvimento dell’obbligo di leva, hanno cambiato i piani di Carta, che spiega: «Intorno al 2005 ho avuto una proposta di lavoro molto allettante da un’impresa che si occupava di costruzioni di paesaggismo. Ho accettato, iniziando a lavorare in questo settore, sfruttando il mio diploma da geometra.»

Ma tre anni dopo, ecco che inizia l’avventura in Guinea Equatoriale, a Bata, alle dipendenze di un’importante multinazionale. Ricorda Carta: «Io e un collega di lavoro, Luca De March, che aveva già contatti sul posto, ci siamo trasferiti e abbiamo continuato a lavorare nel settore di progettazione paesaggio. Dalla gestione degli spazi verdi, alla manutenzione giardini, alle costruzioni piscine e tante altre cose. In pratica tutti i lavori che riguardavano le strutture esterne.»

Nel 2011 la svolta: con la crisi l’impresa per cui lavorava, il seuese decide di prendere in mano il proprio destino e crea la sua azienda, denominata Zafiro. «Grazie alla stima lavorativa e umana, acquisita e conquistata in questi primi anni in Africa – racconta l’imprenditore – ho deciso di mettermi in proprio. Oltre alle costruzioni paesaggistiche, ho allargato il mio ventaglio di competenze, e con Zaffiro siamo passati all’edilizia pubblica, con la costruzione tra le altre cose di Ospedali, e l’importazione di materiali per costruzioni dall’Italia.»

In questi anni l’azienda dell’italiano si è avvalsa del lavoro di tanti operai locali, ma anche di personale europeo, in quanto certi manufatti richiedevano competenze particolari.

Per poter fare impresa nella città di Bata, capitale economica della Guinea Equatoriale – quella politica è Malabo – Carta è dovuto diventare un poliglotta. Ci svela: «In poco tempo ho dovuto imparare lo spagnolo, lingua maggiormente utilizzata in questa nazione, e oggi lo parlo fluentemente. Nell’apprenderlo mi ha dato una mano la conoscenza della lingua sarda. Inoltre parlo il francese, fondamentale in quanto molti lavoratori arrivano dai paesi confinanti francofoni. Anche la conoscenza della lingua inglese mi è servita, in quanto nel Paese sono presenti molti europei e asiatici. Ma vado fiero del fatto di aver imparato frasi e modi di dire dei dialetti autoctoni africani.»

Un vanto non da poco, in quanto la popolazione è molto chiusa e diffidente nei confronti degli stranieri, e ripongono la loro fiducia in poche persone meritevoli di questa.

Ora però l’emergenza COVID-19, ha fatto riflettere Carta sul suo futuro, in quanto il Paese africano ha adottato misure stringenti per contrastare il virus. Infatti il giovane imprenditore è stato costretto a restare per sei mesi a Bata, in quanto la Guinea Equatoriale ha cancellato tutti i voli e chiuso gli aeroporti in entrata e in uscita dal Paese. «Non è stata facile la lontananza dall’Italia – dice Mirko – solitamente ogni tre mesi faccio ritorno. Questa volta sono dovuto restare sei lunghi mesi a Bata, e sono rientrato a casa in questi giorni. Inoltre la sanità della Guinea non è preparata ad affrontare un tipo di emergenza del genere. Oltre tutto, ancora non è chiaro cosa porterà questa pandemia, con molte aziende come la mia che si sono fatte carico dei dipendenti, non esistendo nello Stato africano nessun ammortizzatore sociale.»

Da persona ottimista, continua Carta: «Adesso mi fermerò qualche tempo, visto che non ho mai tirato il fiato in questi anni, e a breve valuterò le scelte future. Sicuramente continuerò a lavorare nei Paesi africani.»

In questi anni in Guinea Equatoriale, sono stati tanti gli incontri con altri sardi, afferma l’imprenditore: «Ho avuto modo di conoscere molti operai e ingegneri dell’Isola. Quando dicevo che ero seuese, mi parlavano dei tanti miei compaesani che hanno avuto in passato o hanno attività commerciali a Cagliari, e questo mi faceva molto piacere.»

Nonostante le bellezze del territorio africano, Carta ha un auspicio: «Spero di ritagliarmi a breve del tempo, per fare una vacanza a Seui e girare tra le vie e le campagne del paese. Ma vorrei anche rivedere il mare ogliastrino, dove non mancavamo mai di andare con la mia famiglia. L’Ogliastra è una bellissima zona che voglio conoscere ancora meglio.»

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