TRA ACQUA, GROTTE E TRENI D’EPOCA: SADALI, UNO DEI BORGHI PIU’ TIPICI DELLA SARDEGNA RICCO DI SORGENTI

Non è solo l’acqua cristallina a lambire le coste della Sardegna che fa associare l’isola all’acqua: c’è un luogo, infatti, che vive immerso in un paesaggio circondato da freschi ruscelli, torrenti che sfociano in fontane, sorgenti costellate da mulini e bellissime cascate. Si tratta di Sadali, della provincia del Sud Sardegna, non a caso conosciuto anche come il Paese dell’Acqua poiché ricco di sorgenti perenni che alimentano ogni angolo, boschi, giardini ed orti terrazzati, il tutto immerso in un’atmosfera fiabesca data anche dal costante suono dell’acqua che gorgoglia: quella stessa acqua che scorre serafica nel centro del paese termina poi in una cascata che anche da sola merita la visita di Sadali. 

A differenza degli altri tipici paesi di montagna, la zona abitata presenta ampie strade con viali alberati, le cui dimensioni diminuiscono man mano che ci si dirige verso il centro storico, che conserva ancora la fisionomia dei tempi lontani, dove le botteghe antiche e la Casa museo di zia Cramella permettono ai turisti di sentire la calda accoglienza di Sadali. Il museo è composto da quattro sale che espongono arredi, strumenti artigianali ed agricoli riferiti all’epoca passata, per uno scorcio sulla vita e sull’economia tradizionali. Il nucleo originario dell’edificio, di cui zia Cramella (zia Carmela) fu la penultima proprietaria, è della fine dell’Ottocento. Intorno al 1920 furono aggiunte una cucina e delle stanze soprastanti, che furono collegate al piano inferiore attraverso una scala di legno. Nel 1945 furono costruite una seconda cucina e una camera da letto al piano superiore. Sono esposti gli strumenti per la lavorazione del legno, per l’agricoltura, l’allevamento, la preparazione di cibi a lunga conservazione, derivati dall’allevamento suino, ovino-caprino e bovino. Nel sottotetto, “su staulu farzu” (la falsa mansarda), trovavano posto le provviste alimentari per tutto l’anno. Gli ambienti della casa sono arredati con mobili, oggetti e strumenti che ne ricostruiscono l’originaria funzione. Particolarmente interessante l’angolo dedicato alla produzione del pane, con la macina asinaria ed i setacci per la farina.

Quello che viene considerato il paese che possiede più sorgenti d’acqua di tutta la Sardegna si adagia a 760 metri di quota, in un vasto altopiano carsico in cui, tra le attrazioni più note, spicca la cascata di Su Stampu e su Turrunu, prodigio naturale che include un inghiottitoio, una concrezione carsica e una risorgiva con laghetto. Per arrivarci si attraversano le grotte di Is Janas che leggenda vuole essere state dimora di tre fate tramutate in pietra da Dio per aver ucciso un vecchio frate. Il sistema di cavità si estende per 300 metri ed è visitabile, offrendo la possibilità di andare alla scoperta di un vero e proprio museo a cielo aperto formato da sei ambienti visitabili fatti di imponenti stalagmiti e stalattiti che si uniscono in colonne color ocra. 

I visitatori nel centro storico si rinfrescano nelle acque della cascata di San Valentino, nelle vicinanze dell’omonima parrocchiale, ovvero il luogo da quale nel 1335 ha incominciato a svilupparsi il borgo considerato tra i più belli d’Italia. Il santuario custodisce un altare di legno del Seicento ed è l’unica chiesa in Sardegna consacrata al Santo degli innamorati: realizzata originariamente in stile tardo bizantino con influssi del nascente romanico locale, ha subito nel corso dei secoli l’influenza gotico – aragonese poi quella sabauda, fino ad essere rimaneggiata nella metà del secolo scorso dotandola di un campanile che ha dato un nuovo volto alla chiesa. L’interno si caratterizza per una sola navata, semplice e priva di decorazioni, dominata dalle vetrate colorate e dal rosone posti sull’altare. Da vedere anche la Chiesa campestre di Sant’Anna, eretta intorno all’anno Mille, che dalla collina omonima domina il cuore del paese, e quella di Santa Maria, situata a due passi dalla foresta che porta lo stesso nome. Altri edifici interessanti sono la Chiesa di Sant’Antonio e la Chiesa di Sant’Elena Imperatrice. Intorno al paese si estende un territorio dove rimangono ancora evidenti tracce dell’età nuragica, testimoniata dal nuraghe Accodulazzo. 

Sadali, con tutto il suo ricco bagaglio di tradizioni, eventi e attrazioni naturalistiche, è anche una fermata dell’ecologico Trenino Verde, la cui carrozza che accoglie i passeggeri è la stessa che utilizzarono i coniugi Lawrence, ricreata con una fedele riproduzione. Viaggiare sul Trenino Verde dell’ARST significa vivere emozioni molto simili a quelle del 1921, quando lo scrittore inglese, insieme alla moglie Frieda, attraversò l’entroterra raccontando il suo percorso in “Mare e Sardegna”, il cui pensiero sull’isola si riassume nelle parole “Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è fuori dal tempo e dalla storia”. Il percorso Mandas – Seui si svolge lungo la linea ferroviaria Mandas -Arbatax, lungo 72 chilometri, e la sua durata è di circa 4 ore all’andata e 3h 30’ al ritorno. La prima parte del viaggio attraversa le montagne incontaminate del Gennargentu. Una volta superato il Flumendosa, il Trenino Verde s’inerpica placidamente su una lunga salita panoramica tra le selvagge montagne della Barbagia, terminando il suo percorso a Seui. Da Mandas a Sadali sono 58 chilometri di percorrenza.

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