I BREVETTI PER I VIAGGI SPAZIALI: L’INGEGNERE SARDO MICHELE SCHIRRU E IL LAVORO DI RICERCA A VIENNA

ph: Michele Schirru

di MASSIMILIANO RAIS

Michele Schirru, cagliaritano, 32 anni, dopo la laurea in Ingegneria meccanica nell’Ateneo della sua città è partito verso nuovi orizzonti di ricerca. Ora lavora a Vienna, per una società di ricerca nel campo della tribologia: è la disciplina che studia il contatto e l’attrito tra superfici. Ieri all’Office Park dell’aeroporto della capitale austriaca ha ritirato un premio prestigioso, assegnato ai migliori ricercatori: «Questo riconoscimento – dice – è assegnato dalle aziende dello Stato della Bassa Austria per innovazioni tecnologiche che favoriscono lo sviluppo nazionale. Ho brevettato una nuova tecnologia per l’installazione di sensori miniaturizzati in componenti per automobili. Il nuovo sistema può aiutare a ridurre emissioni di CO2 attraverso un controllo intelligente dell’attrito. Oltre al valore ecologico, c’è l’aspetto economico: il guadagno per le aziende della sola Austria sarebbe di circa un miliardo di euro l’anno». Michele Schirru ha ricevuto tre anni fa anche la “Tribology Bronze medal dell’Institute of Mechanical engineers”, il massimo traguardo per chi fa ricerca in questo campo.

Perché ha lasciato la Sardegna? «Per mancanza di opportunità: ho trovato solo i soliti impieghi non retribuiti. Dopo un percorso di studi arduo come quello di Ingegneria, volevo di più. Ho potuto accedere a un dottorato di ricerca in Gran Bretagna, all’università di Sheffield, finanziato da una delle più grandi compagnie al mondo di prodotti chimici, la Lubrizol Corp. A una settimana dal colloquio ero già in Inghilterra».

Dove lavora oggi? «Da poco più di un anno, mi sono trasferito con mia moglie in Austria. Lavoro in una compagnia di ricerca, Ac2t, che nel campo della tribologia è la più grande d’Europa. Ho aperto un laboratorio per lo sviluppo di sensori basati sulla tecnologia a ultrasuoni. In parallelo alla ricerca pura, gestisco progetti per un valore totale di circa due milioni di euro e ho contatti con diversi istituti europei».

Che cosa ha trovato fuori dalla Sardegna? «Ho realizzato il sogno di fare ricerca ad alto livello con il sostegno del mio mentore, il professor Rob Dwyer-Joyce, cui devo tantissimo. Il mio lavoro in Gran Bretagna non era limitato al laboratorio universitario e all’insegnamento, ma sono stato coinvolto in molti progetti di consulenza per importanti colossi industriali, inclusi Arcelor Mittal, Rolls-Royce e Bp. Questo mi ha aiutato ad acquisire preziose competenze manageriali. Ora sono in grado di presentare e promuovere i miei progetti a diversi livelli».

Il suo interesse si rivolge anche al campo aerospaziale.  «Faccio parte di un consorzio di ricercatori impegnati nella ricerca sulla propulsione “esotica” del professor Woodward della Fullerton University e del Space Studies Institute. Il progetto è finanziato dalla Nasa. Il motore in fase di studio è alimentato da particolari vibrazioni. I razzi e i satelliti hanno bisogno di carburante e di espellere materia per entrare in orbita e questo aumenta il peso del carico e il costo delle missioni. Metodi alternativi a questo tipo di propulsione tradizionale sono definiti “esotici” perché sono in fase sperimentale».

A un giovane sardo che vuole affrontare nuove esperienze nel campo della ricerca quale consiglio darebbe? «Oltre a lavorare duramente, bisogna esplorare approcci multidisciplinari per creare innovazione».

Nel suo lavoro come si esprime lo spirito della sua terra? «Così come i tanti colleghi sardi che ho conosciuto in questi anni credo di essere diretto e leale nei rapporti professionali».

Pensa di tornare a casa per mettere a frutto le competenze acquisite? «Ho viaggiato tanto, ma non c’è nessuna terra come la Sardegna. Spero che un giorno si presenti l’opportunità di tornare. Voglio fornire il mio contributo per far crescere l’Isola in cui sono nato».

https://www.unionesarda.it/

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