L’OCCUPAZIONE IN SARDEGNA CROLLA: I DATI ASPAL SUL MONDO DEL LAVORO NELL’ISOLA, MAI COSI’ MALE DAL 2014

La prima ondata è stata devastante per il mondo del lavoro nell’isola. Sugli effetti della seconda nessuno può fare previsioni, ma i motivi di riflessione sono già tanti. E tutti di segno negativo. A sei mesi dall’inizio dell’emergenza Covid in Sardegna l’occupazione crolla, soprattutto il lavoro a tempo indeterminato. L’Aspal, l’Agenzia regionale per il lavoro ha pubblicato uno studio che definisce i contorni di questa situazione così tragica.
«Il clima di incertezza e di sfiducia nel futuro è evidente – spiega l’Osservatorio dell’Aspal nella sua ricerca -: aumentano gli inattivi, cioè le persone che non cercano lavoro (secondo l’Istat la Sardegna è la seconda regione italiana in cui questo tasso è aumentato di più rispetto al secondo trimestre del 2019). Un dato questo che spiega anche perchè c’è una riduzione dei disoccupati: diminuiscono non perchè abbiano trovato una nuova occupazione, ma perchè nemmeno ne cercano una».

Nel secondo trimestre 2020 in Sardegna il numero degli occupati è tornato sui livelli raggiunti nella fase più acuta della crisi economica cosiddetta del debito sovrano” che ha colpito tra il 2013 e il 2014: 563mila occupati nel secondo trimestre 2020, contro 548mila e 553mila nei trimestri corrispondenti degli anni 2013 e 2014. Nello stesso periodo del 2019 era 601mila.

Le donne sono state più colpite degli uomini dalla crisi: l’occupazione femminile è calata in modo lievemente più accelerato di quello maschile (rispettivamente -2,8 per cento e -2,3), allargando ulteriormente il gap di genere: attualmente il tasso di occupazione maschile è al 59,3%, quello femminile al 44%.

Il settore più colpito dal calo è quello degli alberghi e della ristorazione, dove si registra quasi un 15% di occupati in meno rispetto al secondo trimestre 2019. «Si assiste – spiega il rapporto Aspal – ad una flessione molto significativa dei lavoratori dipendenti (-14%) e ad un incremento di quelli indipendenti (+18%). Questo potrebbe indicare che chi ha perso la propria occupazione dipendente ha cercato di procurarsi un reddito attraverso il lavoro autonomo».

Infatti, a sorpresa, non c’è un’impennata della disoccupazione, come ci si aspetterebbe in questi frangenti: «C’è una riduzione dei disoccupati – spiega l’Aspal -: diminuiscono non perchè abbiano trovato una nuova occupazione, ma perchè nemmeno ne cercano una. Lo stesso clima di sfiducia lo si respira anche per quanto riguarda le imprese. Potrebbe essere questo infatti il motivo per cui, in termini percentuali diminuiscono, più di qualsiasi altra tipologia contrattuale, i contratti a tempo indeterminato».

Il numero dei disoccupati registrati nel secondo trimestre 2020 (66 mila) è il più basso dei 10 anni considerati ed è il risultato di un calo molto drastico rispetto al trimestre precedente, sia in termini congiunturali (-38%) che tendenziali (-35%

«Si tratta – dice Massimo Temussi direttore generale dell’Aspal – di un’analisi dettagliata che aiuta a comprendere meglio il fenomeno che ancora stiamo attraversando e anche per capire in che modi e termini si può intervenire sul mercato del lavoro che è stato colpito molto duramente dalla pandemia».

Reggono il settore agricolo e quello dei servizi domestici. Cresce quello dei servizi finanziari, fenomeno probabilmente legato alla maggiore richiesta di liquidità da parte di famiglie e imprese.

«Il punto più critico in aprile con -80% mentre dopo il lockdown – ha sottolineato ancora il direttore dell’Aspal – il dato sulle assunzioni ha cominciato a migliorare fino ad arrivare a luglio e agosto in cui si sono registrati valori superiori agli stessi mesi dell’anno precedente (+ 21% a luglio +20% ad agosto)».

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