LEGGENDE SARDE AL CHIARO DI LUNA: LA SARDEGNA ATTRAVERSO I RACCONTI DI TONINO OPPES

di GIUSEPPINA DELIGIA

Leggende sarde al chiaro di luna è un libro di Tonino Oppes, giornalista e scrittore che ancora una volta, con questa raccolta, si rivolge prima di tutto al mondo dell’infanzia e, in secondo luogo, al bambino custodito (a volte nascosto) in ognuno di noi.

Si tratta di una raccolta di leggende sarde che appartengono pienamente alla nostra cultura, a quel patrimonio immateriale inestimabile che è la nostra tradizione orale.

Nei tempi antichi (in verità succedeva sino a qualche decennio fa) queste leggende venivano raccontate ai bambini dagli anziani nelle sere d’estate e d’inverno.

Esse rappresentavano un potente strumento di insegnamento, mediato dalla forte suggestione che emanavano. In questo modo riuscivano a garantire il passaggio di generazione in generazione di antichi saperi.

Le storie, i personaggi e gli accadimenti che questi dovevano affrontare insegnavano ai più piccoli (e ricordavano agli adulti), attraverso l’esempio, il giusto modo di comportarsi.

Insomma dietro ogni storia c’era una morale, come vuole la tradizione letteraria della fiaba.

In quest’opera Tonino Oppes ha raccolto 22 leggende sarde(in realtà sono 24, se si considerano l’introduzione e la conclusione) per altrettanti paesi dell’isola.

Le leggende sono organizzate in ordine alfabetico secondo i paesi di afferenza. Si parte da Arzana per arrivare sino a Villanova Monteleone, passando per Cossoine, Ghilarza, Orosei e tanti altri piccoli centri!

I protagonisti di queste leggende, e le loro storie, ci raccontano di una Sardegna antica, persino arcaica, profondamente legata alla terra, ai ritmi della natura, alla potenza della parola.

Sono storie di diverse epoche e ognuna rispecchia la società e cultura che l’hanno prodotta.

Si passa da quelle in cui compaiono le janas a quelle più profondamente legate alla religione cristiana.

Ma tutte, indipendentemente dal luogo e dal tempo, hanno un compito ben preciso: o spiegare particolari avvenimenti, come la nascita di un villaggio o l’edificazione di una chiesa, o indicare il giusto comportamento da seguire in determinate occasioni.

In tutti i casi queste leggende sarde hanno il compito di tramandare qualcosa, sia essa un’informazione o una conoscenza. Ecco perché erano destinate principalmente ai bambini, che diventavano così, nel contempo, fruitori e custodi di questa importante eredità di saperi.

Leggende sarde al chiaro di luna è dunque un viaggio a tutti gli effetti.

Attraverso i racconti raccolti da Tonino Oppes possiamo conoscere meglio alcuni paesi dell’isola, percorrendola da Nord a Sud.

Ma è, soprattutto, un viaggio nel tempo.

Le sue pagine infatti ci riportano indietro a un tempo (non molto lontano, per la verità) in cui non esistevano i mezzi di comunicazione di massa e, la sera, i bambini erano soliti raccogliersi attorno a un anziano (uomo o donna, non importava) che raccontava loro quelle stesse storie da lui ascoltate quando, a sua volta, era fanciullo.

Storie e leggende che venivano così tramandate di generazione in generazione, costituendo un filo invisibile, ma fortissimo, tra uomini e donne (bambini e bambine) di epoche anche molto distanti tra loro.

Erano storie queste che, tramandate oralmente, resistevano al tempo e agli uomini.

Storie a cui a lungo è stato affidato un compito importantissimo.

Quello di trasmettere antichi saperi e la consapevolezza di chi siamo e da dove veniamo.

Oggi, per una serie di motivi che non sto qui a elencare, questi saperi e questa consapevolezza si sono quasi persi.

La loro forza stava nella parola, e quando questa è stata abbondantemente sostituita dall’immagine si è rischiato che tali conoscenze andassero irrimediabilmente perdute.

Per fortuna c’è ancora chi, come Tonino Oppes, crede fermamente nel valore della tradizione orale e nell’importanza della memoria come fonte di conoscenza.

Leggende sarde al chiaro di luna è quindi il (grande nel contenuto e piccolo nel formato) contributo dell’autore per avvicinare i giovani (ma non solo) alla tradizione orale sarda, con l’intento di creare una sorta di comunità del racconto volta al recupero non solo di queste storie, ma soprattutto dello stretto legame tra passato e presente (rappresentato dalle diverse generazioni coinvolte).

Da quanto ho scritto sinora, si capisce chiaramente quanto apprezzi questo libro e condivida nel profondo l’intento dell’autore.

La tradizione orale, sia essa sarda o di qualsiasi altro luogo e popolo, è un bene da preservare sempre e comunque, in quanto costituisce un patrimonio di saperi e competenze che formano il DNA della nostra identità.

Consiglio dunque vivamente la lettura di questo libro, e mi sento di aggiungere un altro suggerimento.

Seguite gli esempi dei nostri nonni e bisnonni: leggete queste storie a voce alta.

Restituite alla parola la sua essenza, dignità e forza.

Contribuite attivamente al recupero e alla trasmissione della nostra tradizione orale!

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