FANNUCCIO LOI, OLIANESE D’ADOZIONE, FUGGITO DA CAGLIARI A CAUSA DELLA GUERRA, HA LAVORATO PER LA FAMIGLIA PALIMODDE

ph: Fannuccio Loi

di LUCIA BECCHERE

Nel marzo del 1943, Giovanni Ignazio Salvatore Loi noto Fannuccio nato a Nuoro nel 1934, aveva appena nove anni quando con la sua famiglia lasciava Cagliari sotto le bombe per rifugiarsi ad Oliena dove vantava alcuni parenti. Oggi è un tranquillo pensionato di 86 anni che trascorre le sue giornate accanto alla moglie Pasqualina, circondato da 4 figli, 8 nipoti e 3 pronipoti. Lo abbiamo incontrato nella sua grande casa alle porte di Oliena e con molto garbo ci ha voluto raccontare la sua storia.

Cosa ricorda di quel bambino? «Frequentavo le elementari e nelle ore libere lavoravo presso la famiglia Palimodde titolare di un dopolavoro e di una piccola fabbrica di bibite a conduzione familiare».

Da chi era rappresentata la famiglia Palimodde? «Da Peppeddu che, oltre ad aver ereditato entrambe le attività dal padre tziu Juvanneddu, nei primi anni ’50 aveva avviato anche una rivendita di mobili. Il padre era venuto a mancare molto presto, a guidarla da vero capofamiglia è stato il giovane Peppeddu intraprendente e caparbio. Era portato per quel tipo di lavoro aveva una visione alquanto mirata delle cose».

Dove era situata? «All’interno della loro abitazione nella via Collegio, oggi via Papa Giovanni XXIII».

Che tipo di bibite venivano prodotte? «Aranciate, gassose, limonate e in seguito anche chinotti».

Come si producevano? «Mediante sciroppi composti con acqua, zucchero e essenze diluite con una data percentuale di acqua, lavoro riservato ai titolari che gelosamente ne custodivano il brevetto. La macchina per la produzione veniva azionata manualmente, le bottiglie riempite con un sistema a pressione, mentre l’aria compressa generata dall’anidride carbonica faceva si che il getto delle bevande ci investisse con tanta violenza da lasciarci perennemente bagnati. Con una manovella si chiudevano ermeticamente le bottiglie già sistemate nelle cassette per essere immesse in commercio. Nel ’59 la vecchia macchina fu sostituita con una industriale a funzione meccanica, ma dopo qualche anno la fabbrica fu dismessa perché Peppeddu, proiettato verso un’attività di altro livello, aveva avviato la struttura turistica di Su Gologone».

Quante persone lavoravano con la ditta Palimodde? «In media sei, ma il numero era suscettibile a variazioni soprattutto durante le ricorrenze quando la clientela aumentava e si aveva necessità di altro personale. Le donne erano addette all’approvvigionamento dell’acqua e al lavaggio delle bottiglie».

Chi erano i vostri clienti? «Il bacino d’utenza era vasto, non solo Oliena ma Nuoro soprattutto e i paesi della provincia: Orgosolo, Mamoiada, Ottana, Orune, Bitti, perfino i paesi della Baronia».

In che modo raggiungevate la clientela? «Alcuni clienti si rifornivano ad Oliena, non di rado noi operai portavamo a spalla le cassette fino alla fermata del pullman di linea per far recapitare la merce ai clienti. A Nuoro i Palimodde disponevano di un piccolo locale deposito, anche in questo caso spesso la consegna avveniva a spalla. In un primo momento per effettuare le consegne utilizzavamo macchine a noleggio, in seguito disponevamo di una motoretta a tre ruote, infine la ditta si era dotata di un camioncino».

Quante ore di lavoro al giorno? «Dall’alba al tramonto con la sola pausa pranzo. Fra titolare e dipendenti solo un rapporto di lavoro amichevole».

Fino a che età ha lavorato alle sue dipendenze? «Avevo 25 anni, quando nel 1959, avendo contratto una grave malattia di tipo reumatico, fui costretto all’inattività per un lungo periodo».

Ha avuto altre esperienze lavorative? «Ho fatto il manovale con l’impresa edile Ferro-Betto impegnata ad Oliena nella realizzazione della rete idrica e ho lavorato come operaio e addetto alla consegna dei mobili con la ditta Buscarini. In seguito, ottenuta la licenza commerciale, ho svolto quell’attività da titolare fino al conseguimento di una meritata pensione».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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