“LA RIVOLUZIONARIA” ARIANNA LAI, DA SARROCH A MADRID: CREATIVA, IRONICA E TRASCINANTE. HA PUBBLICATO UN ROMANZO DEDICATO AL MONDO FEMMINILE

ph: Arianna Lai

di MICHELA GIRARDI

Ventotenne originaria di Sarroch, dopo una laurea triennale in lingue a Cagliari, ha studiato filosofia e teorie della comunicazione. Parla quattro lingue e ha vissuto a Cagliari, Roma per due anni, quindi in Asia per altri due (nell’ordine Pechino, Singapore, Guanzhou, Shanghai, Jakarta, Dubai), Milano, Oslo e Siviglia.  Da piccola credeva che avrebbe fatto “il geometra come il padre e che avrebbe portato gli occhiali”, invece ha fatto la modella, la copywriter, la giornalista, la speaker radiofonica. Nella sua vita ha cambiato la bellezza di venti case e sta sognando la 21esima perchè “abbastanza stufa di vivere come il genio nella lampada”. Oggi la troviamo di casa in Spagna, con un romanzo dedicato al mondo femminile prossimo alla pubblicazione. Una storia sentita, profonda e mai statica. Creativa, ironica, trascinante, costantemente in rivoluzione: questa è Arianna Lai. Conosciamola meglio.

Arianna, scattiamo una fotografia di te oggi: dove ti trovi, di cosa ti occupi al momento?  Sono in una piccola casa di 37 metri quadri a Madrid. Vivo qui da un anno e mezzo con il mio compagno spagnolo, conosciuto in Erasmus nel 2016. Mi sono di recente tuffata nella libera professione dopo anni di salti tra un’impresa e l’altra. Sono passata dall’essere una speaker radiofonica a fare la digital copywriter, poi community manager per una multinazionale, quindi social media manager per un reality televisivo fino a diventare una communication manager in un’agenzia di gastromarketing. Ma la verità è che l’ufficio in linea di massima mi sta stretto: fare la freelancer era l’unica scelta possibile. Attualmente sono una digital Strategist e mi occupo di fare consulenze a liberi professionisti e piccole medie imprese che vogliono migliorare la propria comunicazione. Quotidianamente divulgo argomenti che hanno a che vedere con il marketing digitale sul mio canale Instagram (mi trovate come @spaghetticonjamon). A breve termine impartirò due nuovi workshop, uno a Milano e l’altro a Cagliari, proprio incentrati su come utilizzare Instagram per comunicare meglio il proprio progetto/impresa.

Quasi trent’anni in giro per il mondo. Hai cambiato case, lavori e città. Sei stata modella, digital copywriter, giornalista. Ora scrittrice. Qual è il fil rouge, però, di tutte queste esperienze di vita e lavorative? Credo sia la mia naturale tendenza a voler sfruttare ogni occasione che mi si presenta, anche se con l’età ho imparato a canalizzare le energie e a fare una selezione a monte. Da ragazzina mi disperdevo in mille cose, progetti, attività. Oggi so che la scrittura è la mia priorità assoluta. Ora, non credo di potermi definire una scrittrice. Direi piuttosto che è quello che voglio diventare in un futuro. Scrivere e pubblicare un libro è per me il primo passo importante, non il punto d’arrivo. Al momento mi sento ancora immersa in un ricco e stimolante work in progress.

Ti sei mai sentita sminuita o messa da parte in quanto donna sul lavoro?   Ho sentito di non essere tenuta in considerazione alla pari di un uomo in svariate circostanze, oltre ad aver percepito uno stipendio decisamente più basso di un mio collega occupando una posizione di pari livello. Eravamo entrambi responsabili dei social del nostro paese di provenienza in una multinazionale. Lui prendeva un 40% più di me, ed era arrivato dopo in azienda. La sensazione è sempre quella di dover lottare cinque volte tanto per ottenere lo stesso risultato che un uomo ottiene senza sforzo. E la cosa scoraggiante è che spesso sono le stesse donne che sul lavoro assecondano questo genere di dinamiche.

Hai sempre desiderato scrivere, vedere pubblicato un tuo romanzo. Questo sogno si è avverato di recente e in un modo certamente originale. Raccontaci come è andata.  Ho iniziato a scrivere romanzi nel 2019. Ho scritto il primo sulla storia di mia nonna in sei settimane. È stata una vera e propria epifania. Credevo che mi sarei limitata per tutta la vita a scrivere racconti. Invece, dopo il primo, ho resistito solo due settimane prima di scrivere il primo capitolo de Le figlie del barrio. Anche questo romanzo l’ho scritto in un mese e mezzo. Subito dopo averlo partorito è iniziata la caccia all’editore. Ero ossessionata. Non passava un giorno senza che cercassi di capire come realizzare questo mio obiettivo. Ho dovuto imparare a capire come funzionasse il mondo editoriale, e ad accettarne i tempi biblici che lo contraddistinguono. Dopo mesi di silenzi e perplessità mia madre mi fece scoprire l’esistenza di Bookabook, una casa editrice che ha una formula piuttosto avanguardista, almeno in Italia. In buona sostanza tu invii loro il tuo manoscritto, sperando che gli editor lo selezionino. Se il tuo testo è reputato idoneo dalla casa editrice allora si aprirà una campagna di preordini sulla loro piattaforma. Se entro cento giorni raggiungi duecento preordini, allora il tuo libro verrà editato, confezionato e distribuito a livello nazionale. Altrimenti i diritti tornano all’autore e amici come prima. L’idea è che sia il lettore a scegliere quali libri devono arrivare in libreria, in maniera tale che si smetta di stampare titoli su titoli quando in Italia solo un libro su dieci vende più di cento copie. Io fortunatamente, grazie al portentoso endorsement della mia famiglia e della mia comunità online, ho raggiunto i duecento preordini in soli sedici giorni. Un’emozione che non potrò mai dimenticare.

Di cosa parla Le Figlie del Barrio? A chi è rivolto?  Le Figlie del barrio parla di due bambine, poi ragazze, che crescono in un quartiere marginale di Roma in famiglie disfunzionali. Entrambe cercano l’emancipazione sociale a modo loro: una attraverso il suo corpo e la sua bellezza, l’altra con gli studi e il sacrificio. Anche se poi ci saranno diversi colpi di scena che renderanno evidente come le cose non sono mai solo bianche o solo nere. Quando l’ho scritto non ho pensato a chi l’avrei rivolto. È nato in fretta, frutto della forte necessità di rielaborare alcune mie esperienze personali. Quando l’ho riletto però ho pensato che mi sarebbe piaciuto arrivasse a coloro che ricoprono un ruolo genitoriale, proprio per far capire loro che la presenza di una guida durante l’infanzia e l’adolescenza è fondamentale per i ragazzi. Io, ad esempio, non so cosa sarebbe stato di me se non avessi avuto, a farmi da faro, i valori che mi hanno saputo trasmettere i miei genitori.

Nel tuo romanzo i personaggi femminili sono quelli che reggono le fila della storia. Sono tutte donne molto forti ma anche molto diverse tra loro. Tu in quale delle donne che hai tratteggiato ti riconosci? Che donna sei tu, oggi?  Probabilmente mi riconosco di più in Silvana, l’Io narrante, ma sono decisamente più stabile e meno egotica. Oggi mi reputo una donna consapevole delle proprie qualità e risorse. Una persona coraggiosa e sensibile. Empatizzo molto e mi piace aiutare gli altri a scoprire il proprio talento. Tutto quello che ho imparato per me ha senso se lo posso mettere al servizio altrui. Per questo la scrittura, per questo la divulgazione online, per questo le consulenze. Mi piace conquistare, ma ancora di più mi piace condividere.

Quali sono i messaggi rivolti alle donne che hai desiderato veicolare con questo libro? Ogni essere umano è una storia a sé. Noi donne possiamo avere dei tratti in comune, ma siamo uniche e inimitabili, spesso camaleontiche. Mi piacerebbe che, attraverso Le Figlie del barrio, le mie lettrici possano cogliere il proprio valore intrinseco, valore che bisogna imparare a cullare anche quando l’ambiente circostante sembra ostacolare la nostra evoluzione personale.

Cosa significa, secondo te, essere femministe oggi?  Dover spendere il 50% del proprio tempo a spiegare che vogliamo la parità, non la supremazia rosa, e l’altro 50% a lottare nel quotidiano per raggiungere il tanto agognato equilibrio.

Hai fatto la modella per tanti anni e nello stesso tempo hai portato avanti con successo gli studi e la scrittura. Ti sei mai sentita intrappolata, da parte degli altri, nel ruolo di “bella e basta”? Devo essere sincera: mai. Piuttosto tendo ad allontanare dinamiche dove di me si può apprezzare solo l’involucro. Anche quando facevo la modella e si tentava di rilegarmi al ruolo di gruccia con facoltà motorie, tiravo fuori senza remore la mia personalità affinché non ci fossero dubbi. Non sarò mai solo una trentotto con gli occhi da manga. Sono materia cognitiva complessa, ironia onnipresente. In alcune circostanze il guscio mi è servito da veicolo, non lo nego. Giocavo con l’effetto sorpresa. Ci sono ancora tante persone convinte che un volto carino non possa essere associato a discorsi di senso compiuto. In quei casi ho cavalcato il presunto ossimoro.

Quali sono i progetti per il futuro?  Scrivere, pubblicare l’altro libro ancora nel cassetto e quelli che verranno. Costruire la mia marca personale. E continuare ad essere felice. Non so dove vivrò o cos’altro farò, ma ho scoperto in giovane età che la vita è molto più saggia di noi, che siamo limitati dalla nostra conoscenza fatta di esperienze passate e presenti. Io non voglio mettere limiti al mio futuro basandomi solo su quello che sono stata. L’importante è capire cosa si vuole, non definire come lo si vuole. A quello ci pensa la vita. 

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