E’ ARRIVATO IL CONTO: COME ERA PREVEDIBILE, LA SITUAZIONE DEGENERATA IN SARDEGNA HA PORTATO I RISVOLTI TEMUTI

di PREDU FRANTZISCU DEVIAS

Non era difficile immaginare, da tempo c’erano le avvisaglie e con un po’ di buonsenso si sarebbe potuto prevedere tutto ciò. I nostri documenti che già ad aprile prevedevano il disastro e proponevano risposte, sono stati costantemente ignorati dalla politica regionale e censurati dai principali mezzi di informazione.

Ora da più parti si tenta la santificazione di Solinas che, secondo la vulgata, non sarebbe stato ascoltato quando chiedeva controlli sanitari per venire in Sardegna. Il che è sicuramente vero e gli fa onore.

Ma è anche vero, ridimensionando un po’ le cose, che Solinas ha tenuto duro fino a maggio, con la bassa stagione, chiedendo controlli sanitari severi ma senza proporre niente di concreto. Il primo giugno poi, con una clamorosa retromarcia, dichiarava: “Per venire in Sardegna dal 3 giugno è sufficiente fare una prenotazione, e noi invitiamo tutti i turisti a prenotare perché l’Isola intende accoglierli a braccia aperte”, piegandosi a decisioni romane che riducevano i controlli a una sostanziale buona volontà.

Dopodiché la situazione è andata progressivamente degenerando, con una miriade di arrivi senza alcun controllo sanitario, né alla partenza né all’arrivo.

Nel mese di luglio, assieme all’assessore al turismo, lo stesso Solinas che prima era paladino dei controlli sanitari rigidi, arrivò ad indignarsi per l’applicazione della legge che vietò l’arrivo di turisti dagli USA, lamentando che si trattava di un “viaggio di lavoro”. Il classico viaggio di lavoro estivo con appresso due bambini piccoli. Parlò di grave danno d’immagine per la Sardegna: non si riferiva al fatto che dal posto più contagioso del mondo fossero arrivati turisti, ma che non si volesse infrangere la legge in loro favore.

Nel corso della stagione, a tutti i livelli, è diminuito anche il numero di tamponi giornalieri, forse per evitare di spaventare i vacanzieri si è voluta cinicamente seguire la dottrina di Donald Trump: “Se non facessimo test avremmo pochissimi casi”.

In questo quadro, mentre migliaia di turisti vanno e vengono dai luoghi più contagiosi del mondo, nei giorni scorsi Solinas non ha trovato di meglio che segnalare il pericolo contagio… da parte dei migranti!

A questa vergognosa condotta da scaricabarile incallito, fa eco l’atteggiamento – a dir poco ignobile – dei media italiani che in questi giorni presentano la Sardegna come focolaio del virus. Giusto per ricordare che quando inizia la caccia al nero, prima o poi anche tu sarai il nero per qualcuno.

A questo punto sarebbe giusto chiedersi se la proposta di Liberu, fatta già ad aprile, non fosse la migliore risposta. Una misura che puntava alla massima apertura delle attività, delle sagre, dei concerti e delle feste che tanto benessere portano alla Sardegna, da ottenere con una chiusura regolata e razionata all’entrata esterna. Proponevamo che si evitassero arrivi di massa disordinati, permettendo alcune migliaia di rientri quotidiani di Sardi e di turisti in maniera controllata, anche considerando che già in piena quarantena entravano in Sardegna oltre un migliaio di persone ogni giorno. Sarebbe stato un ingresso non massivo e sicuro, che avrebbe salvaguardato tutti.

Il presidente Federalberghi Sardegna nei giorni scorsi ha dichiarato che il suo settore ha perso circa il 75%. Pur di accontentare gli albergatori però sono state cancellate feste e sagre, con gravissimo danno per centinaia di paesi, mentre ristoratori e baristi anche delle zone interne sono stati messi in croce da misure di emergenza dovute all’apertura massima per un turismo minimo.

Adesso in Italia agitano l’immaginario dell’infetto che viene dalla Sardegna, mentre da noi andranno in fumo anche prossime iniziative importanti come Cortes Apertas e le tante feste autunnali, con milioni di euro di danno per quelle famose zone interne che non si dovrebbero spopolare.

Una situazione disastrosa che rende ancor più urgente la necessità di una nuova classe politica, capace di difendere gli interessi generali del popolo sardo davanti alle lobby e al potere romano.

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