“IL TEMPO DEGLI IMBECILLI”: LA PICCOLA COLLANA DI MEMORIE PUBBLICA LE RIFLESSIONI DI UMANITA QUOTIDIANA DI SALVATORE TOLA

ph: Salvatore Tola

di CRISTOFORO PUDDU

La “Piccola collana di memorie” – con il librino numero 35 della Soter editrice, titolato IL TEMPO DEGLI IMBECILLI e altri frammenti di umanità quotidiana – si arricchisce di nuovi grani di perle che distillano saggezza in un “prontuario” di riflessioni e considerazioni sul vivere e sull’approccio al quotidiano. Gli scritti di Salvatore Tola percorrono diverse esperienze di vita; con abilità da insegnante fissa quanto si sta perdendo e perduto nel tempo. In brevi note racchiude l’immensità dell’anima dell’uomo nel suo complesso e registra anche i timori, le ansie, le infelicità e le insoddisfazioni umane, valutate nel riscontro di eventi e scelte quotidiane. Gli appunti di Salvatore Tola rappresentano preziosi insegnamenti pedagogici e memoria di modelli di vita, ma in modo significativo soprattutto di valori ai quali riferire e legare la quotidianità. Si coglie l’essenza di semplici umanità, di persone reali che si misurano con le amarezze e le gioie della condizione umana. Tanti frammenti danno senso e valore della vita quotidiana e del relazionamento in condizioni e situazioni molteplici, ponendo anche il problema della tolleranza e della pietas verso i simili. Per certi versi, le pillole di saggezza colte da Salvatore Tola, hanno il sapore di un’impresa psicoanalitica (indagine dell’attività umana) su comportamenti di un’ampia umanità nella vita ordinaria del quotidiano. La vita come un crogiuolo di rapporti, di emozioni e circostanze esistenziali su cui riflettere e da meditare sulle proprie ed altrui esperienze. Il fortunato lettore del librino, stampato in copie limitate e come tradizione numerate a mano dall’autore, avrà modo e facilità di specchiarsi nelle più svariate situazioni e ritrovarsi protagonista di condividibili o criticabili e critici momenti di vita. Salvatore Tola, nato a Faenza nel 1940 (da padre sardo e madre romagnola), segue il consiglio del suo compianto maestro e amico Manlio Brigaglia che considerava il raggiungimento degli ottanta come una conquista di saggezza e quindi, nello scriverne, “provare a distillarne qualche insegnamento”.

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