LA SCOMPARSA A 99 ANNI DI ZAIRA COSSU, TESTIMONE STORICA DI UN TERRITORIO MARTORIATO: SETTANTACINQUE ANNI DI EMIGRAZIONE NELLA EX JUGOSLAVIA PER AMORE

Zaira Cossu da giovane e a sinistra nella foto con D. Makuc alla presentazione di un volume su “Sardinci”

di COSTANZO PAZZONA

Lo scorso 13 aprile ci ha lasciato Zaira Cossu una donna sarda emigrata all’età di 24 anni che ha abbandonato il suo paese per seguire il marito nella ex Jugoslavia. In quel paese ha vissuto per 75 anni. La sua è stata una storia inconsueta di emigrazione non solamente perché non era presente la motivazione economica (usualmente la principale motivazione alla fine della seconda guerra mondiale) bensì l’amore per il suo compagno di vita. Inconsueta anche perché la terra di arrivo nel marzo del 1946, era una Jugoslavia uscita stremata da una epica guerra partigiana contro i nazi-fascisti che aveva condotto nel 1947 alla costituzione della Repubblica Federale Socialista Popolare di Jugoslavia sotto la direzione di Tito.

Nella nuova terra la storia personale di Zaira ha intersecato le più importanti vicende della Storia Jugoslava – molto spesso inconsapevolmente ma sempre partecipe –  rendendola un giacimento di memoria storica e soprattutto   testimone della percezione “popolare” degli eventi che si sono succeduti in quel territorio.

Al di là dell’affetto che mi legava a Zaira ritengo che la sua storia (è in programma la pubblicazione insieme alla sua anche di altre biografie simili) sia importante nelle vicende dell’emigrazione sarda in quanto è una testimonianza di “gente normale”, portatrice di identità multiple, che rappresenta il primo passaggio verso la costruzione di una identità europea.

  A conclusione di questo ricordo vorrei riferire ciò che Zaira ha risposto ad una mia domanda se era possibile trarre un bilancio della sua esperienza in Jugoslavia, bilancio che poi rappresenta anche quello della sua esistenza.  Zaira ha risposto che “…sono contenta perché ho passato bene il tempo concessomi e non ho offeso né sono stata offesa. Solo in vecchiaia penso al salto che ho fatto e sono felice per i nipoti, i pronipoti, per la famiglia che mi ringraziano per le radici di Sardegna che lascio a loro”.

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