LE ANTICHE VASCHE DA VINO DI ULA TIRSO: IN PROVINCIA DI ORISTANO, IMPIANTI FUNZIONALI PER LA PRODUZIONE

Ula Tirso, località Littu: impianto I – palmento rupestre a due vasche

di CINZIA LOI

Le prime tracce di frequentazione umana nel territorio di Ula Tirso, nella regione storica del Barigadu, sembrano risalire al Neolitico recente (Cultura di Ozieri, IV millennio a.C.). Lo testimonia la necropoli di Niu Crobu-Ginentes, andata sommersa sotto il Lago Omodeo.

La presenza nuragica è attesta dai nuraghi: Tuselo, Filighe e Orruinas. Durante la ricerca sul campo, in assenza di precisi riferimenti topografici, non è stato possibile documentare i nuraghi Tilisai-Sas Santas e Minda Arbutzu. In occasione delle ricerche è stato individuato il profilo di base di un probabile nuraghe in località Nottì. Circa i monumenti funerari, sono osservabili resti di una tomba di giganti in località Tuselo, posta fra il nuraghe omonimo e quello di Nottì, e a Su Carrazzu, mentre sopravvivono solo tracce o elementi disarticolati consistenti in poche pietre in linea o conci sporadici in località Minda Arbutzu.

Per l’epoca storica, tra i siti di maggiore rilevanza si segnalano quelli ubicati nelle località di Orruinas e di Tilisai-Sas Santas, dove oltre a diverse strutture murarie sono stati recuperati numerosi frammenti ceramici in sigillata chiara A e D e diversi cippi funerari dei tipi “a capanna” e  “a botte”.

Oltre a questi ritrovamenti, nel territorio di Ula Tirso sono stati individuati numerosi impianti funzionali alla produzione del vino.

In località Littu, nell’ambito delle ricerche effettuate da chi scrive – su di un affioramento trachitico che si erge dal piano di calpestio di quasi due metri – è stato rinvenuto un palmento a due vasche; la vasca di pigiatura, di forma grossomodo trapezoidale, misura m 0,94/0,60×1,68×0,50 di profondità. La vasca di pigiatura è collegata alla precedente mediante un foro di scolo appena percettibile. Esternamente, in corrispondenza della vasca di raccolta, si osserva un foro funzionale alla raccolta del mosto dall’esterno, oppure alle operazioni di pulizia dell’impianto.

A breve distanza rispetto a questo impianto è stata individuata una vasca in trachite, ricavata sempre in cima a un affioramento trachitico di oltre un metro di altezza; il bacino presenta forma rettangolare con angoli smussati. In posizione decentrata si osserva una canaletta di scolo funzionale al defluire del liquido di spremitura.

In questa località, lo studioso Carlo Maxia indicava la presenza di ben sei impianti; la fitta vegetazione arbustiva e l’abbandono di determinate colture, come anche la prassi propria dei pastori di ricoprire gli impianti di pietrame e fresche così da impedire alle greggi di abbeverarsi in essi durante il periodo delle piogge, non hanno permesso l’individuazione di altri impianti.

In località Birigheddu, quasi al confine con i territori dei comuni di Ardauli e Neoneli, lo stesso Maxia indicava la presenza di ben sette impianti, tutti scavati nella trachite. Ecco cosa riferiva «[…] l’impianto I è un palmento a due vasche rettangolari: la vasca di pigiatura risulta più grande e misura m 2×2,40 di lungh.; l’impianto II, è un palmento a due vasche ben lavorate. La vasca di pigiatura misura m 2×2 di lungh., mentre la vasca di raccolta misura m 1,86×0,45×0,40 di prof.. L’impianto III è un palmento a due vasche con la posteriore più grande con svinatoio (dimensioni 2,25×1,00x 0,28 di prof.). La vaschetta di raccolta misura m 1,00×0,65 di lungh.; l’impianto IV, è un palmento costituito da una sola vasca di m 1,20 x 2,00 di lungh.; l’impianto V è un palmento a due vasche: una delle due misura m 1,70×1,85 di lungh.; l’impianto VI è costituito da tre vasche: le dimensioni della vasca di pigiatura di m 2×2,10 di lungh.». Ripetute ricognizioni effettuate nella località non hanno consentito il ritrovamento dei manufatti sopra descritti.

Lo stesso dicasi per i manufatti indicati sempre dal Maxia nelle località di Pardischeddu, Sa Serra, Bilianu (Birianu) Fae, Tamuddi e Perd’Abba. Lo studioso definiva il palmento individuato in quest’ultima località come «[…] la più grande ara sacrificale finora scoperta in Sardegna».

In località Tilisai-Sas Santas, è stato individuato – come già detto – un insediamento romano indiziato da numerosi blocchi squadrati pertinenti a varie costruzioni. In questo sito sono stati individuati ben 6 impianti suddivisi in due gruppi; tutti risultano scavati su affioramenti trachitici.

Ula Tirso, località Littu: impianto II – palmento rupestre a vasca singola

Il primo impianto, parzialmente interrato, presenta la vasca di pigiatura di forma grossomodo circolare; il piano d’uso risulta convesso. La vasca di raccolta, ingombra di terra e pietrame, presenta forma semicircolare. Esternamente si osserva un foro circolare che doveva permettere il deflusso del liquido di spremitura, oppure dell’acqua durante le attività di pulitura dell’impianto. A pochi metri è presente un secondo impianto, anch’esso in parte interrato. Si legge con chiarezza soltanto l’area di pigiatura; sul lato esposto a SE è presente una canaletta di scolo. Alla base dell’affioramento che ospita l’impianto sono presenti due fori di incerta funzione.

A una decina di metri più a N è presente un terzo palmento, oggi addossato a un muro a secco. L’impianto è costituito da due vasche mobili in trachite. La vasca di pigiatura, di forma rettangolare, misura m 1,00×1,50×0,40 di prof.; lungo uno dei lati brevi, in posizione centrale, mostra un gocciolatoio di scolo. A una quota inferiore è posizionata la vasca di raccolta di forma trapezoidale.

A poche centinaia di metri in direzione W sono stati individuati gli altri tre impianti. Il primo, vicinissimo al ciglio della strada, ricavato in cima a un affioramento che si erge dal piano di calpestio di circa m1,70, presenta la vasca di pigiatura di m 1,60×1,70×0,30 di prof.. Un foro di scolo ricavato lungo un setto divisorio, poneva in comunicazione le due vasche. La vasca di raccolta presenta forma trapezoidale con angoli arrotondati; esternamente si osserva anche qui un foro di scolo di incerta funzione. Tre pedarole sono presenti, invece, sul lato opposto a quello che ospita la vasca di raccolta, in corrispondenza del lato breve esterno della vasca di pigiatura. A dieci metri circa è presente l’impianto V, costituito da due vasche poste in comunicazione attraverso un foro centrale di scolo. La vasca di pigiatura presenta forma grossomodo circolare, mentre quella di raccolta mostra forma rettangolare con angoli smussati. All’esterno si osserva anche qui un foro di scolo di incerta funzionalità. A pochi metri, lungo un muro a secco ricoperto dai rovi, è presente l’impianto VI. La vasca di pigiatura, di forma circolare, misura m 0,60×1,10×0,20 di prof.. Un foro di scolo ricavato in posizione centrale lungo il setto divisorio, poneva in comunicazione le due vasche. La vasca di raccolta è ingombra di pietrame.

Oltre a questi manufatti, durante i sopralluoghi effettuati per questo lavoro, è stata individuata una base di pressa per l’olio ricavata in un blocco di trachite e con la superficie d’uso delimitata da una canaletta incisa.

Il Maxia indicava in questa località la presenza di un solo impianto. Difficile comprendere, considerate le scarse informazioni fornite dallo studioso, se fra gli impianti indicati nelle vicine località di Noeddas e Pardischeddu, rientrassero alcuni degli impianti qui descritti.

Da quanto esposto finora risulta chiaro come l’uso dei palmenti di Ruinas potrebbe essere cominciato forse nel I-II sec. a.C. e proseguito poi attraverso il Medioevo.

I risultati dell’indagine qui esposta, in attesa di avviare uno studio archeologico procedendo allo scavo scientifico dell’area circostante di alcuni di essi, potranno forse costituire la base per una futura ricerca più ampia e dettagliata.

Una risposta a “LE ANTICHE VASCHE DA VINO DI ULA TIRSO: IN PROVINCIA DI ORISTANO, IMPIANTI FUNZIONALI PER LA PRODUZIONE”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *