LACRIME E SANGUE: IL CORONAVIRUS METTE IN GINOCCHIO L’ECONOMIA DEL NOSTRO PAESE

il Premier Giuseppe Conte

di CIRIACO OFFEDDU

Quando il 31 Marzo, tra due settimane, ci diranno che è necessario un altro mese di blocco totale per venire fuori dall’incubo del coronavirus, allora non usciremo più sui balconi a sventolare bandiere italiane e a cantare l’Inno di Mameli. Probabilmente useremo le pentole e i coperchi come in Argentina, dove le manifestazioni di “cacerolazos” hanno attraversato una storia fatta di ripetute crisi economiche e sociali, non ancora oggi giunta al capolinea. E useremo le pentole e coperchi per esprimere tutta la nostra angoscia e impotenza.
Perchè nel frattempo saranno avvenute alcune cose importanti:

1) il numero dei morti in Italia avrà ampiamente superato quello cinese. E’ tragico e brutale dirlo, ma la curva di crescita italiana dei contagi ancora oggi 17 Marzo punta in alto e non accenna ancora ad appiattirsi. Matematicamente parlando, prima che dal basso l’alimentazione dei contagi si sgonfi in maniera netta, passeranno almeno dieci giorni. Le misure di contenimento al Sud non dovrebbero far esplodere altri grossi focolai, Dio non voglia, ma la cifra (abnorme) di 2.157 decessi già raggiunti porterà a superare di slancio quella cinese.  Il “modello Italia” di cui si è vantato Conte avrà dunque piena evidenza con i nostri primati sia assoluti, sia percentuali di poveri morti. Ci racconteranno (anzi: ci stanno già raccontando) che abbiamo reagito nella miglior maniera possibile a un evento imprevedibile, che non abbiamo perso la testa, che siamo un grande e forte paese. Ma i numeri rimarranno a marchiarci e a farci perdere ulteriore credibilità in un mondo in recessione caratterizzato dal più dirompente egoismo e dalla tremenda necessità di credito.

2) La manovra poderosa ‘Cura Italia’, nome by Casalino, di 25 miliardi, avrà ormai esaurito la sua spinta (se non l’ha già persa, dato che la Borsa continua a perdere e lo spread a salire). I 3,5 miliardi per la Sanità, vitali, un’assoluta miseria rispetto allo sfascio lasciatoci da generazioni di inetti e parassiti (ieri leggevo le dichiarazioni di Cottarelli nel 2015: ma la punizione dell’impalamento sul fiume Drina non si usa più?) serviranno solo come primissimo tamponamento di una situazione in pieno collasso – sempre che si riesca a spenderli subito. I miliardi per gli autonomi sono insufficienti, quasi offensivi, e daranno ossigeno forse per quindici giorni. I miliardi per il Lavoro, in parte dirottati all’ultimo su Alitalia, sono un pannicello caldo per una situazione economica di cui solo ora si iniziano a definire i contorni. Sul fatturato perso dalle aziende italiane nel 2020 ho due stime: la prima (Repubblica) lo colloca in una forbice tra gli 80 e 170 miliardi circa. La seconda (Affari Italiani di oggi), tra i 275 e i 600 (quest’ultima cifra riferita al biennio 20-21). Si pensi in ogni caso al gettito fiscale perso, ai posti di lavoro evaporati, agli investimenti cancellati, alla distruzione di un tessuto industriale che era già in stallo non essendo riuscito a riprendersi dalla crisi del 2008, al taglio definitivo di diverse filiere produttive. Per cui a fine Marzo sarà giocoforza messa a punto la seconda manovra economica già preannunciata ‘con fondi UE’ (aspettiamo il nome da Casalino), di importo similare, 25/30 miliardi, e purtroppo di uguale orizzonte di consumo, circa un mese. Perchè tutto quanto ci viene raccontato sul coraggio e sulla portata della manovra attuale è una crudele bugia. Per risollevare la situazione economica italiana occorrerebbero, da subito, almeno 100 miliardi di Euro (Renzi ne chiede 120 e debbo dargli ragione), ricordiamoci sempre che la Germania ha stanziato 550 miliardi di Euro di sostegno alle proprie aziende. Perché i sostegni a pioggia, pur necessari, e certo non li svilisco, sono inutili per rilanciare un’economia in piena depressione di offerta. Leggo e condivido: “Questa è una crisi da paralisi economica globale, da interruzione (non si sa per quanto tempo) degli organi vitali del corpus economicus. E non si risolve inondando di liquidità il sistema o allentando ancora di più la leva dei tassi. Non è uno choc di domanda, ma sarà uno choc sul lato dell’offerta con ripercussioni a catena su tutte le filiere produttive mondiali che si amplificheranno l’una con l’altra.”  Solo un massiccio piano di investimenti pubblici (non in Alitalia!) può a un certo momento sbloccare la situazione.

3) A fine Marzo l’Italia sarà già spaccata in due: da una parte chi usufruisce di un’entrata fissa (stipendio o pensione), dall’altra il grande mondo degli autonomi, degli artigiani, dei commercianti, degli imprenditori, degli ‘atipici’ come vengono chiamati da chi non riesce a liberarsi dalle radici marxiste ottocentesche. Ricordiamoci che l’Italia si regge invece sugli atipici e sull’85% circa delle aziende, che sono piccole e piccolissime. Questo è il tessuto che produce, le grandi aziende sono infine una piccola cosa. Queste miriadi di aziende per lo più familiari saranno impossibilitate a risollevarsi senza un “new deal”, un massivo piano di nuovi investimenti che attraversi tutta la penisola e che oggi certo non si vede (la priorità è stata ancora data ad Alitalia) e non si vedrà con i prossimi 25/30 miliardi di Aprile, pochi e incerti. Con quale animo questa seconda Italia accoglierà la notizia di un altro mese di blocco totale, senza avere un futuro davanti? Ci pensiamo?

4) Tra dieci giorni circa, il tempo di incamerare il consenso per la prima manovra, da Roma inizieranno a parlare, nella narrazione ufficiale, di “lacrime e sangue” per tutto il 2020 (oh, con un radioso futuro per il 2021, ovvio), dunque preannunciando un destino di crisalidi. Nessuno del governo avrà il coraggio di proporre una Italexit dalla UE, ma di fatto la UE non ci sarà più perché i patti di stabilità saranno saltati, la Germania avrà preso la sua strada seguita dalla Francia, e a noi rimarranno solamente obblighi e debiti – da pagare, attenzione. Un debito spaventoso (solo nell’ultimo mese abbiamo collezionato altri 34 miliardi di debiti) che raggiungerà secondo gli ottimisti il 150% del Pil e secondo i pessimisti (che vedono il Pil crollare nel 2020) del 170-180- 200%. All’orizzonte, dunque, l’intervento della Triade (scusate, della Troika) che sarà salutata da Roma come un coro bianco di benefattori e che invece, per prima cosa, taglierà pensioni e stipendi (se qualcuno non ci crede legga la storia economica recente).

Ci sono solo due film fondamentali (come le cinque trame fondamentali di Shakespeare) che sono stati girati e montati in Europa dall’inizio dell’avventura Ue: il primo si intitola “Il massacro della Grecia”, il secondo “Brexit e baffanculu”.

Quale andremo a scegliere, secondo voi?

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