LA LASTRA DI BOELI, DETTA “SA PERDA PINTA’”, LA SENSAZIONALE SCOPERTA NEL TERRITORIO DI MAMOIADA

Sa perda pintà nella foto di Raffaele Ballore

di RAFFAELE BALLORE

Un’attenzione particolare merita una sensazionale scoperta avvenuta nel territorio di Mamoiada, cioè quella del ritrovamento di una grande lastra di granito detta Sa Perda Pintà, nota anche come Stele di Boeli dal nome della zona periferica del paese dove è stata trovata casualmente.

La lastra è erroneamente chiamata “Menhir” o Stele di Boeli, mentre invece si tratta proprio di una lastra e non di un monolite o perda longa, lo dimostra il fatto che anche la parte conficcata nel terreno ha dei cerchi concentrici.

Caratteristica di questo reperto è la presenza di una serie di coppelle e di incisioni concentriche che li rendono unici in Sardegna e di importanza europea per l’esclusiva iconografia, simile ad analoghe pietre trovate nell’area dei Celti: Scozia, Irlanda, Galles, Bretagna e Spagna.

L’imponente lastra di Boeli misura m. 2.67×2,10×0,57 circa e si trova collocata in un cortile alla periferia del paese. Fu rinvenuta casualmente nel 1997 nel corso dei lavori di costruzione di una casa, purtroppo è stata un po’ danneggiata nel lato destro dal mezzo meccanico che cercava di spostarla durante i lavori di allargamento del cortile quando si trovava capovolta in orizzontale e non si era ancora scoperta la parte istoriata.

Chissà da quanti secoli si trovava quasi totalmente interrata, ma forse è proprio per questo motivo si che si è salvata dai vandali e scalpellini antichi e moderni. Ha una sezione piano-convessa e sommità arcuata, le superfici maggiori sono entrambe ben rifinite. Quella anteriore si caratterizza per la presenza di una fitta decorazione incisa: si tratta di una serie di cerchi concentrici incisi a sezione concavo-convessa e piano-convessa. Nelle principali figure dei cerchi concentrici vi è una incisione rettilinea che interseca i cerchi concentrici terminando in una appendice arcuata. Completano la decorazione tantissime coppelle di diverse dimensioni nella parte superiore e nel settore inferiore della stele. In quest’ultima parte sono scavate coppelle con disposizione a semicerchio regolare.

La pietra viene datata del periodo 3200-1800 a.C. Secondo alcuni i simboli sono probabilmente da collegare ai culti legati alla fertilità e al ciclo della morte e rinascita, peculiari della religiosità delle comunità agricole di età neolitica.

Ma non sarebbe da escludere l’ipotesi che il monumento sia dedicato espressamente alla preziosa acqua, fonte primaria indispensabile di vita, e legato quindi ai riti e ringraziamenti al dio che la fa sgorgare così copiosa nel territorio di Mamoiada, vista la perfetta rappresentazione delle onde concentriche che si formano nell’acqua quando la si tocca con un bastone o si lancia una pietra, effetto ben simulato dalla nostra lastra.

Anche nel vaso paleo-sardo della “cultura di Ozieri”, (3300-2480 a.C.), stesso periodo, possiamo osservare l’incisione di cerchi concentrici come quelli de sa Perdà Pintà, ed è questo un recipiente atto a contenere liquidi.

C’è chi vede nelle incisioni mappe stellari; alcuni altri accostano il significato dei simboli della stele all’interpretazione della figura femminile, precisamente alla “dea madre”, ma non essendoci simboli dello utero e/o seni femminili (presente in altri monumenti) rendono meno probabile questa ipotesi.

Nel nostro territorio sono state rintracciate altre 4 lastre molto più piccole con gli stessi simboli e analogie, non sono integre come sa Perda Pintà ma “esprimono il medesimo interesse scientifico che, a mio avviso, è corretto definire straordinario”, dice l’archeologo Giacobbe Manca. Per usufruire di buone foto della grande lastra di Mamoiada clicca sotto:  https://photos.app.goo.gl/J2HSvkY7kWgGibLSA

Fino a circa due secoli fa diversi siti archeologici, e non solo di Mamoiada, dovevano essere pressoché intatti. In seguito, la distruzione e lo smontaggio di interi luoghi o singole steli, perdas longas ed altro, non avvenne solo per vandalismo o per la costruzione di muri di confine ma a causa delle credenze popolari del tempo e la continua spinta della Chiesa.

La catalogazione e descrizione dei siti archeologici nel territorio di Mamoiada è stata ulteriormente ampliata e completata di foto, piantine e carte con l’aggiunta di nuove scoperte nell’importante volume “Pietre Magiche a Mamoiada” di Giacobbe Manca e Giacomino Zirottu, (patroc. Amm.ne Comunale, a cura dall’Assoc. “Atzeni”, ed. Studiostampa, Nu – 1999). A completamento l’archeologo Giacobbe Manca pubblica nel Dicembre 2008 “Mito di Mamoiada – Archeologia, Pietre magiche, Antropologia” (a cura dell’Ass. Atzeni, patroc. Comune e Provinci – ediz. Solinas-).

Su alcuni terreni vicini a quello che oggi è il complesso residenziale di Faifley, alla periferia di Clydebank, nella Scozia occidentale, nel 1887 fu scoperta un’altra affascinante e misteriosa grande pietra detta la pietra di Cochno.  E’ una enorme pietra a ‘pavimento’, misura tredici metri per otto, reca una novantina fra coppelle e cerchi concentrici e altri simboli con caratteristiche uguali alla nostra Perda Pintà. Secondo una loro ipotesi sarebbe una mappa stellare.

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