L’OPERAZIONE ALABARDA DELLA ROYAL NAVY NEL MAR DI SARDEGNA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

L’operazione Alabarda (Halberd) fu il nome in codice di un operazione di rifornimento dell’isola di Malta portata a termine dalla Royal Navy nel mese di settembre del 1971.

Ormai sia la Regia Marina che gli aerei di base in Sardegna, sicuramente non  idonea  quale  portaerei italiana nel Mar Mediterraneo,  non erano più in grado di contrastare la superiorità della Marina inglese e pertanto al commando dell’Ammiraglio Sommerville le corazzate  Nelson, Rodney e Prince of Wales, la Portaerei Ark Royal, 5 incrociatori e 18 cacciatorpediniere si accinsero a scortare un convoglio di nove navi mercantili, destinate a rifornire l’isola di Malta.

Naturalmente tutto era stato pianificato per fuorviare un eventuale intervento  nemico. La Nelson lasciò Gibilterra, allontanandosi dal Mediterraneo e facendo rotta, nel modo più evidente possibile, verso l’Atlantico. Fu quindi diffusa la voce che un convoglio in rotta per Freetown, capitale della Sierra Leone, avrebbe sostato a Gibilterra, in modo che gli informatori dell’Asse italo tedesca che operavano ad Algeciras, cittadina spagnola situata di fronte a Gibilterra, pensassero che tutto fosse  da attribuire  a  quell’improvviso traffico insolito di navi inglesi. Quell’operazione navale era stata pianificata per agevolare il più massiccio intervento di rifornimento dell’isola di Malta di tutta la guerra tramite  un convoglio di nove navi mercantili cariche di 81.000 tonnellate di equipaggiamenti militari e di rifornimenti. Quelle navi arrivarono a Gibilterra il 24 settembre 1941 e lì rimasero in attesa di proseguire per Malta scortate delle navi da battaglia Nelson, Rodney e Prince of Wales, della nave portaerei Ark Royal con a bordo 12 velivoli Fairey Swordfish e 27 Fairey Fulmars, di 5 incrociatori e di una ventina di  cacciatorpediniere. Era inoltre previsto che alcuni sommergibili pattugliassero le acque della Sardegna e della Sicilia, mentre nell’isola di Malta erano pronti a decollare 22 caccia a lunga autonomia Bristol Beaufighters e 5 Bristol Blenheims che avrebbero dovuto proteggere il convoglio nel corso della navigazione. 

Alle 00.07 del 27 settembre il convoglio di navi da guerra e di navi mercantili inglesi iniziò la sua navigazione nel mar Mediterraneo. Un ora più tardi un aereo italiano riusciva ad avvistare la portaerei Ark Royal.

In quel giorno la Sardegna disponeva di 30 caccia Macchi 200, venti Fiat CR42 e ventisei idrovolanti SM 79 ed SM84, mentre negli aeroporti siciliani erano pronti al decollo quindici Macchi C 200, tre Reggiane Re. 2000 e nove Junker Ju 87 oltre a ventiquattro Fiat BR20, SM.79 e SM.84.

Alcune ore più tardi 28 aerosiluranti SM 79 e SM 84, protetti da una ventina di caccia CR42 attaccarono il convoglio accolti da un intenso fuoco di sbarramento e dalla reazione dei velivoli Fulmar inglesi. Un idrovolante riuscì a colpire la nave da battaglia Nelson che fu costretta a ridurre la sua velocità. Sette idrovolanti e un aereo da caccia italiano non fecero ritorno alle basi di partenza. Gli inglesi denunciarono la perdita di due Fairey Fulmars e di un aereo di ricognizione. L’attacco dei bombardieri e caccia italiani, secondo i bollettini inglesi, danneggiò parecchie navi e causò l’affondamento della nave mercantile Imperial Star.

Il resto del convoglio con tutto il suo carico arrivò a Malta il 28 settembre. Sempre secondo i bollettini le perdite inglesi consistettero in 3 aerei Fulmars abbattuti dal fuoco amico e un Swordfish dal fuoco nemico, mentre sette bombardieri e un caccia abbattuti dal fuoco nemico e dieci caccia a causa del esaurimento del carburante furono le perdite complessive italiane.

L’ammiraglio Somerville, quale riconoscimento della sua attività di comando nel corso dell’operazione Alabarda, fu nominato cavaliere del Regno, mentre, ancora una volta, fu accertata la supremazia della Royal Navy nel  mar Mediterraneo. La Regia Marina era senza dubbio superiore, ma non riuscì a dimostrarlo.

La sera del 26 settembre la Littorio e la Vittorio Veneto, con quattro incrociatori e nove cacciatorpediniere, avevano ricevuto l’ordine di riunirsi il giorno seguente a sudest della Sardegna. Esisteva anche la possibilità di utilizzare le tre corazzate più piccole pronte a salpare, Cavour, Doria e Duilio, ma alla fine si ritenne che la Littorio e la Vittorio Veneto fossero sufficienti a contrastare le due unità inglesi. Questo anche in considerazione della scarsità di combustibile che limitava l’impiego delle unità della flotta italiana, la quale  essendo inoltre priva di navi portaerei,  non disponeva di velivoli di ricognizione e di caccia che avrebbero potuto proteggerla  dagli aerosiluranti dell’Ark Royal.

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