AMSICORA E L’EPOPEA DEL POPOLO CHE OSO’ SFIDARE ROMA: “SANDAHLIA” DI STEFANO PIRODDI AL GREMIO DEI SARDI

nella foto da sinistra:  Ivanoe Meloni, Antonio Maria Masia, Silvia Armeni, Stefano Piroddi, Stefania Masala, Alessandro Pala, Antony Peth.

di MARCELLO SORO

Spente le luci dell’albero di Natale con l’archiviazione di tutte le feste, le attività del Gremio, con il nuovo anno, riprendono alla grande. Una Sala Italia, nella sede di via Aldrovandi, stipata al massimo in tutti i posti a sedere, con molti ospiti in piedi lungo i due corridoi laterali, ha siglato il primo successo della nuova stagione 2020 con la presentazione del romanzo Sandahlia di Stefano Piroddi.
La serata viene introdotta e coordinata dal Presidente Antonio Maria Masia e condotta da Anthony Peth, noto anchorman televisivo nativo di Alghero.
Masia nella sua introduzione anticipa un concetto, che poi verrà ripreso e sviluppato dall’autore stesso ed è quello che la storia della Sardegna va rivista, riscritta e reinterpretata in contrasto con quanto Tito Livio ha scritto sui Sardi e sul periodo tardo nuragico della Sardegna, al momento della conquista dell’Isola contro i preesistenti Cartaginesi, già parzialmente  occupanti una parte delle coste meridionali e occidentali, con modi rapaci e violenti.  Tito Livio non riconosce che Amsicora rappresentava il popolo sardo in lotta con i suoi celebrati romani e ce lo vende come un ex sardo ormai punico. Con l’occasione Masia ci ricorda l’Amsicora del grande poeta sardo Antioco Casula Montanaru (Desulo 1878 – 1954) : Beni, ispirituantigu, beni tue/ eroe de sa sarda libertade,/chi pustistantucurrere d’edade/risplendes che sole senza nue./ Tue, mannurebellu, anima rue/de fronte a sa romana podestade/ sa morte hasaprefertu … “ (Vieni antico spirito, vieni tu/ erore della libertà sarda/ che dopo tanto scorrere del tempo/ risplendi come sole senza nuvole./ Tu, grande ribelle, anima rude/ di fronte alla romana potestà/ hai preferito la morte…). Versi conclusi nel ricordo di un altro grande musicista  Ennio Porrino che nel suo dramma lirico “I Shardana, gli uomini dei Nuraghi” canta emozionandoci, come solo un grande artista sa fare, l’epopea di quelle genti al comando di un re immaginario, Gonnario, impegnato a respingere i Berberi invasori.
Antony Peth segue proponendo , con professionalità e passione, alcune domande all’autore, domande che scorrono in un crescendo serrato coinvolgendo gli ospiti in sala in un rigoroso silenzio che raggiunge il massimo dell’emozione in quella che si potrebbe definire senza alcuna smentita una preziosa requisitoria da parte dell’Autore in difesa della storia antica del popolo sardo che definire gloriosa gli renderebbe solo giustizia.
La passione dell’autore sale, contestando alcune fonti, nell’accreditare un enorme valore sociale e civile di quell’epoca sarda,  sottolineando che il conflitto non era solo fra Romani e Cartaginesi, ma anche e soprattutto fra Romani e Sardi. I numeri non sono opinabili: 11 battaglie,  duecento anni di scontri, altro che Sardi “sempre perdenti” (daTito Livio, che definisce Barbaria la zona interna, e che scriveva al soldo del suo “imprenditore”  del momento, il divo Ottaviano Augusto.), tempo e sforzi lunghissimi per non conquistare mai l’intera Sardegna. La lotta, ribadisce Piroddi,  non era solo  per assicurare ad Amicora ed alle sue genti le loro terre, ma per non perdere i loro valori morali e spirituali, il loro particolare rapporto con la natura e il cosmo, la loro libertà. Era lotta determinata  contro l’arroganza del potere e il materialismo dell’allora nascente impero romano.
Musica, arte, poesia e natura contro il potere!
Alcuni brani tratti dal romanzo e letti dalle belle voci degli attori Stefania Masala e Alessandro Pala Griesche emozionano gli ospiti che contraccambiano con convinti applausi.
Sandahlia non è solo un romanzo e non è nemmeno un partigiano endorsement sul popolo sardo, ma il prodotto di studi attenti e minuziosi da parte dell’Autore su quella Storia volutamente riduttiva ed opacizzata da quel potere espansionistico che un paio di millenni fa aveva un solo nome: Roma.
Ecco che invece emerge da nuove e più serie ricerche, in contrapposizione ai limitati e fortemente riduttivi lasciti storici come quelli del letterato romano Tito Livio, impropriamente definito storico, tra l’altro vissuto un paio di secoli dopo gli avvenimenti bellici che coinvolsero l’eroe sardo Amsicora che si ribellò militarmente contro l’esercito romano a difesa della propria terra, quell’eroe che è il personaggio, anche se non il solo, del romanzo Sandahlia. Già il grande latinista italiano Ettore Paratore, nella sua “Storia della Letteratura Latina” definisce Tito Livio non già come critico storico ma come voce ammaestrata ed ufficiale del potere romano portandolo ad alterare così le vicende storiche reali in una sorta di “Storia ideologica” ma carente di valore storico.
Insomma, una serata all’insegna di un bagno culturale full immersion su quella che finalmente inizia ad essere vista, quella del popolo sardo, come la vera Storia forgiata in una particolare dignità, forza e coraggio, in un valore combattivo tale da sapersi opporre con onore alla potenza più grande del momento. Amsicora, un eroe, un patriota, un uomo che preferì morire piuttosto che asservirsi al potere di Roma.
Un emozionante cortometraggio scorre sullo schermo con delle immagini quasi magiche dell’eroe sardo.
Dopo le ultime letture da parte dei due attori l’intervento di Silvia Armeni , general manager  Armeni G.E.S. Productions, una speranza per una eventuale produzione cinematografica su Sandahlia ed il suo eroe Amsicora.
 Conclude Luisa Saba con una sua interessante analisi: attraverso le figure della vergine guerriera Bèina che ama segretamente Amsicora, ma non lo può avere, e della sposa, la dolce Nertha, sottolinea la  posizione della donna in quell’epoca:  di alto significato, importanza, rispetto e autorevolezza, fino alle Giudichesse del medioevo sardo.
Il successivo passo è verso la sala affreschi  per un momento conviviale organizzato dal Gremio con prodotti rigorosamente sardi. Un grazie agli organizzatori e collaboratori che hanno permesso questo nuovo successo.

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