SECONDA GUERRA MONDIALE: L’ATTIVITA’ DELLA FORZA H INGLESE NEL MARE NOSTRUM PROCEDEVA INDISTURBATA, NONOSTANTE LA PRESUNTA MINACCIA DELLA PORTAEREI SARDA

di DARIO DESSI'

Con il bombardamento di Genova, il 9 febbraio 1941, la “Forza H” era riuscita a realizzare, senza subire perdite, una brillante operazione navale nel Mar Mediterraneo. Questo fu dovuto all’incredibile assenza delle Forze Navali e Aeree, alla scarsa cooperazione tra le due Forze Armate, e al fatto che la Regia Marina non disponesse di una propria aviazione e di adeguate navi portaerei.

Genova, che scarseggiava di difese, quali fondali minati e batterie costiere fisse o mobili a bordo di convogli ferroviari, costituiva una preda ghiotta e facile per la Mediterranean Fleet inglese. L’ Ammiragliato inglese, in tutta segretezza, aveva preparato un piano che prevedeva  una finta partenza della Forza H in direzione dell’Oceano Atlantico, incaricata di scortare un convoglio di navi da trasporto diretto in Inghilterra. E pertanto quella stessa  flotta, che alcuni giorni prima aveva minacciato la diga del Tirso, si trovò a costeggiare  le coste spagnole e francesi a nord delle Baleari, rotta imprevedibile e incredibile per i responsabili della Difesa delle coste italiane.

Accade, pertanto, che alle ore 06.00 del 9 febbraio 1941, dalla portaerei Ark Royal, che si trovava a una settantina di miglia dalle coste della Liguria, decollassero 14 aerei Swordfish col compito diversivo di bombardare la raffineria di Livorno e  di seminare mine magnetiche  nel Golfo della Spezia, allo scopo di ostacolare un eventuale  sortita di navi da guerra italiane. Il resto della squadra: le corazzate Renown e Malaya, l’incrociatore Sheffield e alcuni cacciatorpediniere furono avvistate da una stazione costiera a Portofino, che informò tempestivamente il Comando della Marina di Genova. Supermarina, purtroppo, fu invece  messa in allarme con notevole ritardo.

Alle 07.35 gli abitanti di Genova sentirono l’ululato delle sirene d’allarme,  quando già tre aerei della Ark Royal stavano sorvolando la città per dirigere il tiro dei cannoni della flotta inglese, pronti a sparare da una distanza di  venti  chilometri. In appena una trentina di minuti il Molo Principe Umberto,  i cantieri Ansaldo, i bacini di carenaggio, le installazioni industriali furono i principali bersagli degli obici nemici mentre la risposta della difesa costiera italiana fu, a dir poco  inefficace. Oltre ai cantieri Ansaldo e alcune  fabbriche, la centrale elettrica e i bacini di carenaggio furono raggiunti dai proiettili nemici e così dicasi per la nave cisterna Sant’Andrea, colpita mentre stava entrando in porto. Furono colpiti anche moltissimi edifici civili, dove  trovarono la morte 144 cittadini; i feriti furono 272. Furono coinvolti anche la cattedrale di San Lorenzo, la chiesa della Maddalena, l’Accademia linguistica, l’ospedale Duchessa di Galliera e l’Archivio di Stato. Anche se, per fortuna, molti proiettili inglesi caddero in acqua, tuttavia, 29 piroscafi dei 55 piroscafi che erano nel bacino portuale furono danneggiati da schegge e mentre  la nave scuola Garaventa calava picco, due navi della Regia Marina la Caio Duilio e il Bersagliere, che si trovavano in porto per riparazioni, rimasero indenni. Terminata l’azione di fuoco, le navi inglesi diressero per 180° al fine di ricongiungersi con il gruppo dell’ Ark Royal,  seguendo sostanzialmente la stessa rotta dell’andata ma navigando a Nord di Ibiza per far rientro a Gibilterra nel tardo pomeriggio dell’11 febbraio. Nel frattempo, tutti gli aerei, tranne uno abbattuto nel cielo di Tirrenia, erano ritornati a bordo della Ark Royal, dopo aver bombardato Pisa e Livorno.

Quel bombardamento di Genova fu una vera beffa. Né la Regia Aereonautica forte di ben 60 ricognitori e di 107 bombardieri italo – tedeschi, utilizzati nel Golfo di Genova e sopra il mare tra la Corsica e la Costa francese, ne il sistema di difesa delle coste della Liguria e ne  la flotta della Regia Marina comandata dall’Ammiraglio  Iachino riuscirono a contrastare quell’attacco.

Durante tutta la giornata dell’8 febbraio, i comandi della Regia Aereonautica e del Regia Marina di Cagliari avevano ordinato una serie di ricognizioni aeree ad Ovest della Sardegna, mentre la “Forza H” era intenta a navigare un po’  più a Nord.

(Bollettino di guerra italiano n. 248 di martedì 11 febbraio 1941)

Una forza navale  si è presentata all’alba del giorno 9 davanti a Genova e ha lanciato sulla città 300 tonnellate di esplosivo. Nello stesso tempo aerei dell’Ark Royal hanno conseguito una riuscita incursione su Livorno lanciando bombe sull’ANIC, che è la più grande azienda italiana per la fabbricazione dei combustibili liquidi.  Le perdite inglesi si limitano soltanto ad un aereo mentre due apparecchi italiani sono stati abbattuti. A operazioni ultimate le unità inglesi riprendevano indisturbate la via del ritorno. Soltanto nel tardo pomeriggio apparecchi italiani hanno raggiunto la formazione navale inglese e hanno lanciato, senza effetto, tre bombe. Due aerei italiani sono stati abbattuti.

Il fallimento delle operazioni aeree, irritò giustamente il generale Francesco Pricolo, il quale lamentando l’uso errato dei reparti, impropriamente impiegati, richiamava severamente i Comandanti delle Grandi Unità Aeree accusando apertamente la insufficiente preparazione e la mancanza di tempestività e di spirito di iniziativa.

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