WILD MEDITERRANEAN ISLAND: IL FOTOGRAFO NATURALISTA DANIELE LORRAI A MILANO CON IL REPORTAGE SULLA FAUNA SELVATICA IN SARDEGNA

fotografie di Daniele Lorrai
di SILVANA COSTA

Alla libreria Hoepli di Milano incontriamo Daniele Lorrai, autore dello strepitoso reportage sulla fauna selvatica sarda pubblicato in Wild Mediterranean Island. Il fotografo è in città per presentare il volume e la mostra aperta sino al 9 dicembre.

Daniele Lorrai è un fotografo trentacinquenne di origini sarde e Wild Mediterranean Island rappresenta una splendida dichiarazione d’amore per la propria terra e la propria professione.

L’esito è encomiabile e inserisce Lorrai a pieno titolo nel gruppo dei grandi fotografi naturalistici. Il volume è stampato su una particolare carta opaca che garantisce il rispetto dei colori originali delle sontuose livree dei protagonisti del reportage. D’altronde non servono effetti speciali: per meravigliare il lettore, come non bastassero i primi piani di animali solitamente invisibili agli umani, ci sono spettacolari fondali naturalistici e panorami pubblicati a doppia pagina.

Daniele Lorrai

Ogni specie ritratta è accompagnata da un breve testo che ne descrive peculiarità, abitudini e habitat. Il volume è in inglese al fine di agevolarne la veicolazione sui mercati internazionali ma a quanti non hanno famigliarità con la lingua della perfida Albione restano immagini eccezionali da sfogliare. Ritratti intensi di animali abili nel mimetizzarsi nell’ambiente e risultare invisibili per prede, predatori e, soprattutto, per l’uomo.

Le foto migliori sono state selezionate ed esposte in mostra da Wunderkammer Visionnaire a Milano. L’allestimento è estremamente suggestivo e, come preannunciato dal nome della sede ospite, crea una camera delle meraviglie dove, nell’assoluta oscurità, da pannelli stampati in grande formato e retroilluminati spiccano aquile reali, astori, mufloni, libellule e molti altri animali.

Nasce prima la passione per la natura o quella per la fotografia? «Prima della passione per la fotografia nasce quella per la fauna selvatica: ho sviluppato questo interesse alle scuole elementari. Attorno agli 8-9 anni mi hanno regalato il primo libro sull’argomento e da quel momento è stato un crescere di letture e approfondimenti».

Quando da lettore si è trasformato in fotografo? «Più o meno a 16 anni ho iniziato con le prime videoriprese ma non mi soddisfacevano affatto. A 20 anni, raggiunta una certa stabilità economica, ho deciso di comprare finalmente una macchina fotografica – digitale – e ho iniziato sin da subito a cimentarmi con gli animali selvatici».

Immaginiamo che, come da definizione, tali animali siano un soggetto difficile da immortalare. «Dietro a ogni foto ci sono mesi e mesi di lavoro. Prima di iniziare a scattare c’è una fase di osservazione da lontano, con il binocolo, per capire quale sarà il punto ideale dove appostarmi per le riprese. In questa fase studio anche le luci e gli sfondi migliori. Solamente una volta curati tutti questi dettagli posso iniziare con la parte fotografica».

In quali zone dell’isola ha scattato le immagini che vediamo in Wild Mediterranean Island? «Nel libro c’è tutta la Sardegna con la sua varietà di paesaggi, ciascuno popolato da differenti specie animali. Io parto da Nuoro: è al centro della Sardegna quindi mi è facile raggiungere tutte le zone. Ho iniziato dalle aree più vicine alla mia abitazione per poi spingermi sempre più lontano: ho esplorato il cagliaritano così come la Barbagia e il Nord dell’isola».

Sfogliando il libro notiamo come i rapaci siano i gran protagonisti. Cosa la affascina di loro? «Eh sì, i rapaci sono la mia passione, forse per il loro essere così elusivi. L’aquila reale è enorme ma riesce a non farsi vedere anche se è a 3 metri da te: ha dei modi di fare che la rendono estremamente elusiva. Animali come l’astore sono impossibili da osservare per chiunque, devi perciò avere delle buone basi per poterlo fotografare. Io ho avuto la fortuna di conoscere una persona che ha un’altissima competenza per quanto riguarda il tema naturalistico, in particolar modo per gli ambienti e gli animali della Sardegna. Si chiama Antonio Pisanu, è un ex documentarista. Ci siamo conosciuti 4 anni fa e mi fa insegnato veramente tanto».

Ci faccia un esempio? «Rispetto ai 10 anni precedenti è cambiato quasi totalmente il mio modo di vedere la fauna selvatica, di rapportarmi con questi animali così difficili anche da rappresentare. Prima le immagini erano quasi rubate per caso; dopo, il lavoro è diventato molto più professionale, quasi di nicchia, grazie alla lunga fase di appostamento di cui raccontavo».

È differente l’approccio da specie a specie? «Fotografare un rapace è totalmente diverso dal fotografare un martin pescatore. Cambia sicuramente la durata del periodo dell’osservazione: i primi sono uccelli che ti impegnano davvero tanto, cui devi dedicare tutto il tuo tempo per portare a casa una buona fotografia».

Con altri animali sembra invece che abbia quasi raggiunto quell’intimità che si crea tra modello e fotografo in studio di posa. «È vero, alcuni sembra si mettano in posa. Buona parte delle fotografie del libro sono scattate da vicino. Con le aquile, la specie più difficile da fotografare, la distanza media è di 20 metri, ma altri animali mi lasciano avvicinare molto di più».

Dopo questo bel volume uscito in libreria lo scorso giugno e una mostra aperta sino al 9 dicembre quali sono i suoi progetti futuri? «Spero di pubblicare un nuovo libro, con protagonisti i tanti altri animali che la Sardegna ha: per ragioni di spazio in Wild Mediterranean Island purtroppo abbiamo dovuto eliminarne molti. Spero inoltre, dopo 3 anni di tentativi andati a vuoto, di riuscire finalmente a fotografare i rituali di accoppiamento delle aquile».

http://www.artalks.net

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