SU MORTU MORTU, UNA TRADIZIONE CHE RISCHIA DI ANDARE PERDUTA IN SARDEGNA: BAMBINI PER LE STRADE IN CITTA’ E NEI PAESI NELLA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

di LUCIA BECCHERE

Ogni anno il 2 novembre, giorno della commemorazione dei fedeli defunti, a Nuoro si rinnova su mortu mortu, una tradizione le cui origini risalgono a più di duemila anni fa e che, sopravvissuta all’avvento del cristianesimo, in un certo qual modo si è cristianizzata. Sono i bambini chiassosi che col loro vociare animano le strade e in gruppi più o meno numerosi con buste e sacchetti, (un tempo erano soliti portare una federa bianca sulla spalla), suonano i campanelli delle case e si accalcano tutti insieme davanti alla porta chiedendo in coro « a mi lu dazes su mortu mortu ». Le donne di casa, sono loro le delegate a questo compito, non si sottraggono a questa usanza e dal giorno prima si preparano ad offrire loro diversi tipi di dolci (immancabili i papassinitipici della ricorrenza), ma soprattutto tanta frutta di stagione: castagne, noci, fichi secchi, uva passa e mandorle.

Li si vede sbucare dai vicoli nell’insolito ruolo di questuanti e commentare divertiti il contenuto dei sacchetti in una sorta di gara a chi li riempie per primo. I bambini provengono da diverse zone della città tuttavia quelli dei rioni periferici ne rimangono pressoché esclusi perché la tradizione di su mortu mortu è maggiormente sentita nei quartieri storici di Santu Predu e di Seuna. Nonostante le sue origini lontanissime e nonostante la globalizzazione e il consumismo abbiano importato dagli Stati Uniti la festività anglosassone di Halloween, su mortu mortu sopravvive ancora senza che nulla ne abbia scalfitto la bellezza e il fascino. I bambini si sentono accomunati in questo momento ludico non usuale, piacevolmente inseriti nel gruppo che al di là della tradizione resta altamente socializzante.

Fino a qualche anno il Museo Etnografico aveva introdotto la consuetudine che a tutti i bambini in età scolare accompagnati dagli insegnanti, venisse consegnato un sacchetto di tela bianca con l’effige di Grazia Deledda proprio nella casa natale del Nobel per la letteratura, contenente su mortu mortu, momento questo molto qualificante perché univa cultura e tradizione e allo stesso tempo consentiva ai bambini di divertirsi ed emozionarsi nel frugare fra dolci e leccornie. Oggi purtroppo questo non avviene più per mancanza di fondi.

Altri paesi hanno custodito questa tradizione e la ripropongono, seppure con nomediverso e con qualche variante tipica di quella realtà, con lo stesso obiettivo che è quello di ricordare i defunti nel giorno della loro commemorazione Il pomeriggio del giorno che precede la ricorrenza, Oliena chiama i bambini a raccolta con i rintocchi delle campane a mortu, per dire che è arrivato il momento di

su pane e binu. I piccoli si riversano nelle strade del paese dove trovano le porte spalancate da parte di chi intende condividere questo momento offrendo a tutti: pere, mele cotogne, melagrane, frutta secca ma anche ceci, fave e fagioli secchi e dolci preparati per l’occasione.

I bambini di Siniscola chiedono su peticoccone e si recano da parenti, amici e conoscenti dove vengono accolti con devozione e generosità dalle padrone di casa che distribuiscono dolci e frutta secca, mele cotogne, uva passa, fichi e quant’altro. I bambini che dopo aver percorso le strade del paese si ritrovano i sacchetti pesanti sono soliti rientrare a casa per svuotarli per poi ritornare ancora una volta in strada.

«Da bambina andavo dritta al negozio di mio zio – ricorda Francesca – perché era solito regalarmi un torroncino e una bambolina e questo mi rendeva immensamente felice».

«Mia mamma mi suggeriva di non chiedere nulla alle famiglie povere – ricorda Anna – perché più bisognose di noi, ma di bussare nelle case di proprietarios. La pausa pranzo era di rigore per poi riprendere nel pomeriggio. Non di rado qualcuno ci apostrofava con un « totu datu » per indicare l’esaurimento delle scorte, parole che spesso celavano la mancanza di disponibilità. L’imbrunire e la stanchezza ci accoglieva spossati e felici, ponendo fine a su peticoccone e all’incessante girovagare della giornata».

I bambini di Orune, con la federa bianca a tracolla a guisa di bisaccia, chiedono a sas animas, bussano prima nelle case di parenti e conoscenti senza tuttavia tralasciare tutte le altre.

«Ricordo che benché piccola avevo presto individuato le persone più generose perciò ero molto selettiva, avevo capito dove potevo riempire il sacco – ricorda oggi Mariantonietta – per cui la prima cosa che facevo era setacciare il mio vicinato».

La memoria delle cose passa anche attraverso questi momenti ludici dei bambini, occorre riproporli e rinnovarli per consegnare intatte le tradizioni alle future generazioni.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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