L’INTERVISTA AL MUSICISTA DI TALENTO IGNAZIO CADEDDU: CHITARRISTA, ETNOMUSICOLOGO E ARTIGIANO

ph: Ignazio Cardeddu
di ALESSIA ANDREON

Intorno ai 13 anni si appassiona alla chitarra, specialmente a quella elettrica e si definisce un rockettaro. Dal ’97 si cimenta nella musica sarda, dedicandosi in particolar modo allo studio delle launeddas, cercando di riprodurre il loro suono con la chitarra. Da qualche anno ha scoperto la passione per la costruzione di strumenti a corda, specializzandosi in chitarre create con materiali di riciclo, le cigar box guitars, ed è proprio questa sua passione che mi ha incuriosito:

Maestro, quella del riciclo è una tematica molto attuale, lei ci insegna che può essere applicato anche alla musica e in special modo agli strumenti musicali… Ho sempre avuto la passione per la falegnameria e i lavori di manualità e negli anni mi ero già cimentato nella costruzione di chitarre ma, quando stavo preparando l’esame di Civiltà afroamericane, mi sono imbattuto in questi strumenti che prendono il nome dal materiale che viene impiegato per la loro realizzazione e ne sono rimasto affascinato. Le cigar box sono appunto costruite con scatole di sigari, si chiamano invece wine box guitars se vengono utilizzate scatole di vino. Nei primi anni dell’800 erano i braccianti afroamericani che lavoravano nelle zone rurali nell’America meridionale a realizzarle; ora questi strumenti sono molto diffusi tra gli appassionati del blues e per costruirli vengono impiegati i materiali più disparati.

Può spiegarci come è nata questa idea e che materiali si utilizzano oggi per costruire queste chitarre? La mia prima box guitar l’ho costruita con una valigetta in legno per la pittura, poi ho provato anche con le scatole dei biscotti in metallo, che suonano davvero bene se rivestite internamente in legno. È una continua ricerca e sperimentazione di materiali e ho tenuto diversi laboratori per mostrare al pubblico questa arte; lo scorso anno sono stato ospite del festival Musica sulle Bocche, invitato da Enzo Favata, ma ho anche insegnato in una comunità di disabili mentali con cui ho realizzato una chitarra perfettamente funzionante in appena tre giorni con una latta di paraflu.

In Sardegna è considerato il Maestro del pizzicato che tecnica è e come mai è così particolare? In Sardegna sono l’unico ormai ad utilizzarla. La tecnica classica usa quattro dita che strappano le corde, senza utilizzare il plettro, con l’uso di accordature aperte. Per quanto riguarda il ballo, dopo varie sperimentazioni ho capito che mi trovo meglio ad usare solo tre dita, imitando il fingerpickingamericano, tipico del blues. Suonare con tre dita ti obbliga a rallentare e sfruttare maggiormente lo strappo, quindi le nodas rimangono più nitide.

Come è possibile riprodurre il suono delle launeddas con la chitarra? Con il pollice riproduco il bordone cioè il suono della canna più lunga, detta su tumbu, che suonando una sola nota funge da tappeto, mentre pizzicando sulle corde con le altre dita si produce il suono delle altre due canne. L’effetto è veramente particolare e in tanti mi chiedono se ci sia un trucco…. Sembra impossibile che due strumenti così diversi si assomiglino così tanto.

per gentile concessione de https://www.arborense.it/

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