UN MENESTRELLO MODERNO: IL VIAGGIO MUSICALE DI CLAUDIA ARU, TRA COSCIENZA ED INTROSPEZIONE

ph: Barbara Regina e Claudia Aru
di BARBARA REGINA

Ecco perchè Claudia Aru non è una cantante. Avete presente i cantastorie di una volta, i menestrelli? Magari li abbiamo visti solo nei film, quelli che girano i paesi cantando e raccontando cose di noi, del nostro paese, non ci siamo mai accorti di essere o avere e che ridendo e scherzando ci toccano e ci fanno riflettere.

Claudia Aru è stata definita “un’esperienza”, è un volo radente sulla Sardegna e sui sardi di tutto il mondo, che saltella giocosa sulle bizzarrie ma non fa sconti alle asperità. Si può definire cantante? Laureata a Bologna in Storia dell’Arte si trasferisce a Barcellona per studiare Jazz nella scuola “Taller de Musics”. Si sposta poi a New York per continuare lo studio e nel frattempo partecipa a prestigiose Jam Session. Torna in Sardegna e avvia una ricca querelle di esperienze concertistiche (circa 120 concerti all’anno) e collaborazioni importanti che continua tutt’ora; insegna canto nelle scuole civiche del territorio mentre porta il suo progetto musicale in tutta Europa arrivando ad essere chiamata fino ad Osaka e Pechino, presso gli Istituti Italiani di Cultura di queste città e a Shangai al Circolo Sardo “Amistade”. E’ di gennaio il disco suonato e registrato in India. Si laurea in canto jazz al Conservatorio di Cagliari, ed ha appena concluso un master a Roma con Cheryl Porter, la voce ufficiale della Disney per l’ultimo film uscito, Il Re Leone. Ma la ricerca continua di una preparazione musicale in evoluzione non è che un sintomo dell’energia racchiusa in questa giovane donna. La incontro a Lotzorai poco prima di un suo concerto dopo esserci scambiate qualche mail per darci un appuntamento. Mai viste prima ma quando mi avvicino mi dice: “sei tu? Vieni qui, dammi un abbraccio!” Ha appena piovuto, forse pioverà di nuovo e la sua esibizione diventa più difficile ma lei è allegra lo stesso. Il sorriso aperto, la predisposizione a mettere a proprio agio le persone, la simpatia pungente. I suoi spettacoli sono esilaranti, da lacrime agli occhi. Tra una canzone e l’altra esibite con voce potente, sciorina tutte quelle caratteristiche dei sardi che non avevi mai notato perchè sempre sotto gli occhi ma che sono scene da cabaret: si può spaziare dai “piri” o “piscini” di paese, al perchè non devi dire tradurre letteralmente “gana mala” quando sei in “continente”, alla descrizione della tzietta che quando vai a trovarla, dopo averti dato primo, secondo, contorno, piricchittos e un litro di vino ti dice “ma non mangi niente? Aspetta che ti faccio una sebada col mirto nuovo, che anche se ti ferma la polizia già non ti fanno niente!” Abbiamo tutti una zia così! Ma di Claudia Aru è la grinta che colpisce di più. Quella grinta che cogli in chi lotta per raggiungere obiettivi fuori dall’ordinario. Quella grinta che nei sardi spesso chiamano testardaggine ma che è convinzione e ideale. Gli ideali e i valori infatti sono fondamentali per lei: non ha paura di esporsi e dice apertamente cosa pensa del panorama politico italiano, così come delle scelte delle maxi economie globali o dei problemi sociali di natura sessista, senza cercare di compiacere nessuno. Una posizione che richiama stima ma anche molti haters che però non la fanno retrocedere. Il tema dei migranti è caldo per l’Italia e lei non si tira indietro. E’ una persona concreta che fa quello che professa, ad esempio incontra i rifugiati nei centri di accoglienza per aiutarli ad imparare l’italiano e favorire l’integrazione, regalando loro lo stesso approccio che avrebbero voluto sentire i tanti emigrati sardi nel paese che hanno scelto per necessità. Gli emigrati sardi sono una comunità cui lei pensa spesso perchè è una condizione che ha sperimentato personalmente. Ne parla sempre sul palco, con la canzone Sa Domu, e li interpella sui social. E’ dello scorso anno la richiesta che lancia ai suoi followers emigrati sardi, di mandare un piccolo video da qualunque posto nel mondo siano, per puntare l’attenzione su questo esodo che è da sempre ma sempre di più una piaga per la Sardegna. E’ uno spirito libero Claudia, non si iscrive a nessuna etichetta discografica, autoproduce i suoi dischi e non si tutela con la Siae perchè la musica, come la cultura in generale, deve essere libera. Si definisce indipendentista non convenzionale e ovviamente l’amore per la Sardegna e per l’identità traspare ma si capisce che sogna una Sardegna diversa: indipendente nel senso che rifiuta l’assistenzialismo e valorizza le sue forze, ma una Sardegna aperta, che accoglie e che si arricchisce di questa accoglienza, degna figlia dei suoi santi protettori, Sant’Antioco e Sant’Efisio, uno medico della Mauritania e l’altro turco, stranieri accolti e amati che restituiscono protezione e comunità ai fedeli sardi. Difficile quindi rinchiudere tutte queste energie, sensibilità e intenzioni nella definizione di cantante. E’ un po’ come quando ti dicono che il sole in realtà è una delle tante stelle. Non si può dire che non sia vero ma noi sulla terra sappiamo che non è solo questo. Così Claudia Aru nel panorama dei cantautori sardi non è solo una cantante e le sue esibizioni non sono solo concerti, sono un viaggio, spensierato ed esilarante ma con un retrogusto sempre di introspezione, sulla Sardegna e sulla nostra coscienza. Segnante.

5 risposte a “UN MENESTRELLO MODERNO: IL VIAGGIO MUSICALE DI CLAUDIA ARU, TRA COSCIENZA ED INTROSPEZIONE”

  1. Un articolo è bello quando sa accendere la curiosità. E io oggi ho ascoltato per la prima volta una canzone di Claudia Aru: l’ho trovata molto “tasinanta”… Grazie Barbara

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