IL PAESE DEGLI ASINELLI: SOSTA A ORTUERI UN PICCOLO BORGO DI ORIGINE MEDIEVALE

il costume tradizionale di Ortueri
di COSTANZA LODDO

Piccolo borgo di origine medievale, Ortueri è un paesino dall’anima agro-pastorale che nasce nel centro della Sardegna, a metà strada tra Nuoro e Oristano, nella storica regione del Mandrolisai. Questo centro barbaricino, in cui è ancora visibile l’impronta della civiltà Romana, si svela a circa 500 metri di altitudine, a ridosso della collina di “Sa Serra”, in un territorio dal profilo prevalentemente collinare, lambito dai corsi del rio “Ortueri” e del rio “Bau Ischios”. Qui, la natura si concede generosa e offre al viandante una varietà di paesaggi pacifici e incantati, mostrando un volto dai contorni a volte ruvidi, a volte delicati: misteriose aree impervie sono addolcite da profumati e pregiatissimi vigneti, che brulicano nelle colline circostanti, e foreste di sughere, querce e lecci crescono rigogliose, cullate dal suono di fresche e abbondanti sorgenti d’acqua. Incantato e serafico è anche lo scenario che caratterizza l’abitato, dove antiche dimore si addossano l’una sull’altra in un labirinto di strette e intricate viuzze che conducono al centro storico: non vi è rischio di perdersi, sarà sufficiente rivolgere lo sguardo al cielo e seguire il profilo di un maestoso e altissimo campanile, tra i più alti della Sardegna, che ci guiderà proprio al centro del paese. Questo borgo è noto per il profondo solco lasciato dalla civiltà Romana: importanti segni dell’epoca sono disseminati sul suo territorio, tra cui necropoli e antichi sarcofagi dedicati agli dei Mani, le anime dei defunti. La fama di Ortueri, però, è legata a doppio filo ai frutti della sua natura, celebre non solo per essere preziosa terra di vino: il sughero delle foreste circostanti è qui utilizzato per creare magnifici manufatti, opere pregiate e originali, espressione di un’antica arte artigiana, plasmata dalle abili mani degli ortueresi. Mani che si esprimono anche nella tessitura dell’orbace, impiegata per confezionare i costumi tradizionali e i tipici abiti invernali. Le eccellenze manifatturiere del borgo, così come quelle della raffinata enogastronomia locale, tra cui gli ottimi vini di Nasco e Bovale, sono protagoniste dell’evento “Magasinos apertos”, che tra maggio e giugno è richiamo di numerosi visitatori. Il simbolo distintivo di Ortueri è disegnato, ancora una volta, dalla sua natura. Questo paesino, infatti, è il regno dell’asinello sardo, una specie a rischio di estinzione che vive libera nel parco naturalistico di “Mui Muscas”, sorto nel 1994 con lo scopo di preservare questa splendida specie. Il fascino di Ortueri traspira anche dalla vita che conduce la sua gente, così semplice e genuina, un’autentica espressione dell’antico mondo agro-pastorale, che da secoli si piega solo alla legge della terra e dei suoi cicli produttivi: qui, il lento scorrere del tempo è un piacere da assaporare, un privilegio scandito dai ritmi dell’anno agrario. Da questi ritmi nascono le feste, in cui momenti di spiritualità e rituali propiziatori che richiamano la vita nei campi e i valori della società agro-pastorale, diventano sinonimo di aggregazione e condivisione per la gente del paese, in una perpetua simbiosi tra sacro e profano. Una delle più suggestive celebrazioni è quella in onore di San Nicolò, patrono del paese, festeggiato a maggio e a dicembre: processioni, balli e cori tradizionali accompagnano la preparazione del dolce votivo, “S’Angule”, segno della forte devozione popolare. La spiritualità, inoltre, si mescola a particolari rituali in occasione della festa di Sant’Antonio Abate: qui, la sera del 16 gennaio, attorno a “Is Tuveras”, i grandi falò, tredici uomini di nome Antonio compiono il rito de “Is Inghirios”, ovvero tredici giri intorno al fuoco, recitando per tredici volte una preghiera in limba. Con la luce dei fuochi si aprono anche i festeggiamenti del carnevale e qui sono “Is Sonaggiaos” a sfilare, le maschere locali, così chiamati per i campanacci che portano sulle spalle, ricoperte da pelli di pecora: “Is Sonaggiaos” saltano tra le fiamme e si esibiscono con particolari acrobazie, per dimostrare forza fisica e coraggio. Accanto a loro, si trova la maschera de “S’Urtzu” (l’orso), che, ricoperto da pelli scure e con un campanaccio al collo, simboleggia la bestia da governare.

L’impronta della civiltà Romana, l’oasi degli asinelli sardi, sorprendente arte artigiana, ma anche vita semplice e genuina, spiritualità e riti carnevaleschi: ecco perché fermarsi in questo paese, il cui nome avrebbe una probabile origine protosarda e si legherebbe ai suffissi “Ort” e “Éri”, con il significato di “sito di orti”.

Sebbene non figuri tra le mete più frequentate della Barbagia, Ortueri offre varie attrattive. Cominciando dal suo passato, interessanti sono i già citati siti di Pedra Litterada, di Laccos e Prani, focali testimonianze del passaggio dei Romani. Le attrazioni del paese, però, si scoprono soprattutto passeggiando nel suo centro storico, dove arcaiche dimore e vecchi “magasinos” sono la cornice di magnifici luoghi di culto. Regina dell’architettura sacra ortuerese è la parrocchiale di San Nicolò: la chiesa, costruita tra il XVIII e il XIX secolo, è caratterizzata da un maestoso campanile alto bel 38 metri, secondo in Sardegna solo a quello di Mores (47 m.). Accanto alla parrocchiale, si trova la chiesa di Santa Maria Bambina, un piccolo edificio di semplice fattura, chiamato anche “Sa Cresiedda”: l’epoca della sua edificazione è ignota, ma si ritiene che sia stata costruita in tempi antichi, e presenta uno stile che ricorda il gotico-aragonese. L’arte sacra è trama anche delle campagne circostanti, dove sorge il santuario di Santa Maria, i cui festeggiamenti si svolgono l’8 settembre.

Altra attrattiva del borgo è certamente la natura incantata in cui si immerge, meta ideale per passeggiate rigeneranti ed escursioni, alla scoperta di sorgenti, radure ricche di vegetazione, profumati vigneti e magnifici tratti di bosco. Di particolare interesse naturalistico è la punta “Pedrarba”, un paesaggio aspro e affascinante dove svetta una caratteristica roccia chiamata “Sa Conca ’e S’Isteddu”. Perla della natura ortuerese è il parco “Mui Muscas”, una straordinaria riserva, regno dell’asinello sardo. Il parco si sviluppa in un’area di ben 55 ettari, ricoperta da boschi di lecci e sughere e costellata da ricche sorgenti d’acqua: qui vivono in libertà più di cinquanta esemplari di asino sardo, ma la riserva è rifugio anche di cavalli, caprette tibetane e altre specie faunistiche. Il parco “Mui Muscas” è, quindi, una tappa obbligata per chiunque intenda fermarsi a Ortueri, un modo per conoscere meglio questa magnifica specie e, perché no, omaggiare il lavoro di chi si adopera per proteggerla.

Anche la tavola di Ortueri è un forte richiamo per fermarsi nel borgo, caratterizzata da pregiati prodotti dell’eccellente enogastronomia locale. Questo centro barbaricino, come molti altri paesi del Mandrolisai, vanta un’antica tradizione vitivinicola che coccola i vigneti circostanti, tramutandoli in ottimi vini. Oltre al Bovale, gioiello delle produzioni locali è il Nasco, raffinato e pregiatissimo: un vino dorato, che profuma di frutta candita, macchia mediterranea e soprattutto, di muschio, elemento, quest’ultimo, a cui deve il nome (“Nascu” in sardo, deriverebbe dal latino “Muscus” ossia muschio). Tra le tipicità locali, oltre alla prelibata ricotta e all’ottimo Pecorino sardo, si annovera la salsiccia di maiale alla griglia. Come non ricordare, poi, i dolci tra cui spicca “S’Angule”, a base di miele e di origine bizantina, unico in Sardegna. Oltre all’enogastronomia, eccellente è altresì l’arte artigiana che ha contribuito alla fama del borgo. Al di là dei preziosi manufatti in sughero e della tessitura dell’orbace, le lavorazioni locali spaziano da quella del ferro battuto a quelle del legno e della lana.

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