LA CORSA DEGLI SCALZI: A PIEDI NUDI TRA CABRAS E SAN SALVATORE DI SINIS

di ALBA MARINI

Sulla sponda sinistra di uno stagno, nella zona del Campidano di Oristano, sorge un piccolo paesino di poco più di 9000 abitanti. Si chiama Cabras e, ogni anno, durante il primo weekend di settembre, ospita la Corsa degli Scalzi, una manifestazione religiosa di antiche origini.

La Sardegna è una terra ricca di tradizioni e, con l’accoglimento della fede cattolico-cristiana, è stata capace di riadattare le sue consuetudini pagane a quelle della nuova religione. La maggior parte delle feste sarde, infatti, è costituita da una serie di usanze derivate da una commistione di riti e miti di origine diversa. La Corsa degli scalzi si svolge in onore di San Salvatore, il cui culto è uno dei più importanti e sentiti nella zona occidentale dell’isola sarda. I protagonisti della festa sono Is curridoris (corridori), un gruppo di uomini che, trasportando in spalla il simulacro di San Salvatore, percorrono 7 km di strada per arrivare alla vicina frazione di San Salvatore di Sinis. I corridori sono rigorosamente scalzi e percorrono tale distanza tra sentieri sterrati e panorami mozzafiato tipici del territorio del Sinis, sopportando il caldo e, talvolta, le ferite. La corsa prende avvio dalla Chiesa di Santa Maria Assunta di Cabras, dove la statua di legno del santo è conservata tutto l’anno, e si conclude nella Chiesa di San Salvatore. La domenica Is curridoris svolgono lo stesso percorso all’inverso per riportare il simulacro alla sua sede originaria.

Is curridoris indossano l’abito dei penitenti, una tunica bianca, e si danno di frequente il cambio gridando “Viva Santu Srabadoi!”. La domenica, prima della corsa verso Cabras, una piccola processione segue la statua trasportata dai paesani per le vie della frazione comunale di San Salvatore di Sinis. Il borgo è di origine medievale ed è particolarmente affascinate, tanto che le sue caratteristiche lo portarono negli anni ‘60 e ‘70 ad essere utilizzato come set per alcuni film western. A rendere il luogo particolare è anche la presenza dei muristenes, le antiche abitazioni rurali temporanee che i sardi utilizzavano durante le novene.

L’origine della Corsa degli Scalzi viene fatta risalire al 1619 e, in particolare, a un’invasione del Sinis da parte dei Mori. La leggenda narra che gli abitanti di Cabras, al fine di mettere in salvo la statua di San Salvatore, cominciarono a correre scalzi per il paese, legando ai loro piedi dei rami. In questo modo sollevarono così tanta polvere durante la corsa che i Mori, credendo di trovarsi di fronte a un esercito numerosissimo, si ritirano prima di combattere. Da 400 anni gli abitanti di Cabras ripetono il rito in ricordo di quell’episodio miracoloso, sia per rinnovare il voto al santo, sia per garantirsi la fertilità dei terreni e delle greggi e l’abbondanza di pescato.

La Corsa degli scalzi non è più, ad oggi, solo una manifestazione religiosa. Moltissimi turisti accorrono ogni anno per assistere all’evento in una cornice da sogno sul mare dell’oristanese. Il rito è accompagnato dai tipici suoni delle launeddas, molti partecipanti indossano il costume tradizionale e Cabras e il borgo di San Salvatore si colorano di musica e danze, dando vita a laboratori per grandi e piccoli, ma anche ad allestimenti dedicati all’enogastronomia. Per esempio, presso lo Stagno di Cabras, in concomitanza con la manifestazione, si svolge la Sagra del muggine. La festa di San Salvatore è un ottimo esempio di come antico e moderno possano mescolarsi, ravvivando una antica e suggestiva tradizione con attività extra che contribuiscono a rendere una piccola cerimonia religiosa un evento culturale da non perdere. La Sardegna è anche questo, infinita capacità di rinnovarsi senza perdere mai le proprie radici.

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