STEFANO OPPO, CAMPIONE DI SEMPLICITA’

di MARCO SCARAMELLA

Stefano Oppo è la dimostrazione tangibile che, con dedizione e determinazione, è lecito sognare in grande, ed è possibile raggiungere qualsiasi obiettivo. Ciò che salta subito all’occhio della sua personalità, sono la sua umiltà e la sua semplicità. Nasce ad Oristano il 12 settembre del 1994 e, all’età di 9 anni, inizia la sua attività agonistica presso il Circolo Nautico Oristano a Torregrande. La sua esperienza con il canottaggio inizia per gioco, ma finisce per diventare presto la sua vera passione. Ma il mare non è adatto per praticare il canottaggio, sono più indicati bacini e laghi che, in Sardegna, non sono molti. Perciò, il grande amore sviluppato per questo sport unito alle condizioni ambientali sfavorevoli, lo porta ad abbandonare la Sardegna, la famiglia e gli amici. Infatti, nel 2010 all’età di 16 anni, Stefano si trasferisce in Umbria per entrare nel College Remiero Giovanile a Piediluco, nei pressi di Terni, che sorge in riva all’omonimo lago. Qui, i primi tempi sono stati duri, ma è comprensibile per un ragazzo di 16 anni che, dopo aver abbandonato i suoi affetti, si vede proiettato in un mondo nuovo e totalmente sconosciuto.

Questo sacrificio inizia a dare i suoi primi frutti nel 2012 quando, insieme ai suoi compagni, diventa campione del Mondo vincendo la medaglia d’oro nella categoria Junior, nel quattro senza a Plovdiv, in Bulgaria. Da questo momento in poi, Stefano colleziona vittorie e ottime prestazioni, una dopo l’altra: nel 2013 diventa campione del Mondo Under 23 a Linz nel quattro senza pesi leggeri e, nello stesso anno, vince la medaglia d’oro ai Mondiali di Chungju nell’otto pesi leggeri; nel 2014 vince la medaglia di bronzo nel quattro senza pesi leggeri, ai Mondiali Under 23 a Varese; nel 2016 ottiene il titolo mondiale Under 23 a Rotterdam, nel quattro senza pesi leggeri, e si classifica al quarto posto alle Olimpiadi di Rio sempre nella stessa categoria; nel 2017 partecipa ai Campionati Italiani Indoor Rowing a Pozzuoli (campionati di canottaggio indoor), classificandosi al primo posto nella categoria pesi leggeri, vince poi una medaglia d’argento ai Campionati del Mondo di Sarasota nel doppio pesi leggeri, e una medaglia di bronzo ai Campionati Europei di Račice nel doppio pesi leggeri.

Dopo questa lunga serie di soddisfazioni, arrivano successi davvero da incorniciare. Tutto inizia con le medaglie d’oro alla Coppa del mondo di Linz e ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona. La serie di vittorie, nel doppio pesi leggeri, prosegue quando, agli Europei di canottaggio di Glasgow, insieme al compagno Pietro Ruta, Stefano conquista la medaglia di bronzo al termine di un’agguerrita battaglia con l’equipaggio norvegese, che è riuscito ad arrivare sul primo gradino del podio. L’equipaggio irlandese, che nel finale è riuscito a superare l’imbarcazione italiana per soli 48 centesimi, si classifica al secondo posto dopo un testa a testa con i nostri azzurri. Stefano Oppo e Pietro Ruta, sono riusciti nell’impresa di aggiudicarsi una meritatissima medaglia d’argento ai Campionati del Mondo di canottaggio che si sono tenuti a Plovdiv, in Bulgaria. In questa finale, l’Italia parte forte, con un’Irlanda che resta in attesa. Dopo aver passato buona parte della gara in testa, l’imbarcazione azzurra si vede sorpassare ancora una volta dagli irlandesi, che si aggiudicano la medaglia d’oro, precedendo i nostri di pochi centesimi. Nonostante la sua giovane età, Stefano può vantare un palmarès di tutto rispetto. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per conoscerlo un po’ meglio.

Come nasce la tua passione per il canottaggio? Ho iniziato a praticare questo sport a nove anni, seguendo le orme di mio fratello, più che altro per semplice curiosità. Non era uno di quegli sport che sognavo di fare da bambino. Semplicemente, dalla curiosità è nata la passione.

Cosa ne pensi delle vittorie di Glasgow e Plovdiv? È stata una stagione molto difficile per via di alcuni problemi fisici, ma si è rivelato un anno pieno di soddisfazioni. È andata molto bene agli europei, ma soprattutto ai mondiali, dove abbiamo lottato duramente per il titolo. Sulla nostra strada abbiamo incontrato gli irlandesi che si sono dimostrati degli avversari davvero fortissimi. Nonostante questo è stata una stagione bellissima. La stagione 2019 si è conclusa con i mondiali, un appuntamento molto importante per via della qualificazione olimpica, per Tokyo 2020.

Immagino che l’intesa con il tuo compagno, Pietro Ruta, debba essere perfetta in gara. Come si fa ad allenare questo aspetto? Con Pietro non ci frequentiamo molto fuori dall’ambito sportivo. A fare la differenza sono le numerose ore di allenamento fatte assieme, che fanno in modo di sviluppare ed affinare l’intesa con il proprio compagno, un’intesa di quelle che uno sa cosa sta pensando l’altro, ancora prima di dire qualcosa.

In Italia, al canottaggio, associamo immediatamente il nome dei fratelli Abbagnale. Si sente il peso di questa leggenda? Indubbiamente loro hanno fatto la storia di questo sport, e le loro imprese sono innegabili, soprattutto per il risalto mediatico che hanno avuto in quegli anni. Penso, però, che al giorno d’oggi, il canottaggio italiano annoveri tantissimi giovani atleti altrettanto validi, e credo che bisogna dare anche a loro il giusto risalto che meritano, perché se si continua a guardare al passato non ci sarà mai quel naturale ricambio generazionale.

Che consigli ti senti di dare ai ragazzi e alle ragazze che vogliono intraprendere questo sport, fatto di fatica e sacrificio? Direi sicuramente che vale la pena provare e mettersi in gioco, come ho fatto io. Ho provato ad approcciarmi a questo sport ad Oristano, dove sono cresciuto e dove ho acquisito quegli importanti fondamenti, che mi hanno fatto decidere che questa era la mia strada. Solo così ho potuto scegliere di proseguire il mio percorso, lavorando con serietà, con sacrificio e dedizione.

Che progetti hai per il futuro? Il sogno è Tokyo 2020. Quindi da ora inizia un lungo cammino che ha come obiettivo quello di farci arrivare alle prossime Olimpiadi, con tutte le carte in regola per poter portare in Italia una medaglia d’oro olimpica che manca da troppo tempo.

Ringraziamo Stefano per la sua disponibilità, e facciamo un grosso in bocca al lupo a lui e al suo compagno, Pietro Ruta, per i prossimi importanti impegni.

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