SU SARDU E SAS ATERAS LIMBAS DE MINORIA: IL PROGETTO F.A.S.I. A VICENZA CON IL CIRCOLO “GRAZIA DELEDDA”

ph: Simone Pisano
dall' ASS. G.DELEDDA di VICENZA

Ha preso il via a Vicenza la prima iniziativa relativa al progetto F.A.S.I. “Su sardu e sas àteras limbas de minoria” finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna. Gli incontri previsti in diverse città italiane si ripropongono di sensibilizzare non solo i soci delle Associazioni sarde, ma anche i cittadini delle comunità che le ospitano, sui temi del Plurilinguismo a vent’anni dalla promulgazione della Legge Nazionale 482/1999“Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”. Il progetto si concluderà con il Convegno Internazionale “Plurilinguismo e Pianificazione Linguistica: esperienze a confronto” che si terrà a Roma presso la Sala Colonna dell’Università “Guglielmo Marconi” il 16,17 e 18 Ottobre dell’anno in corso. Durante le giornate romane, studiosi e esperti del settore provenienti da tutto il mondo, si confronteranno sui temi del Plurilinguismo e della Pianificazione linguistica in quattro sessioni tematiche fra le quali anche quella dedicata alla situazione del sardo e delle altre lingue di Sardegna.

Presso il Liceo Quadri della città veneta, sabato 11 u.s., si è svolto il seminario di studi “Plurilinguismo e identità culturale: un bilancio a vent’anni dalla promulgazione della legge nazionale sulle minoranze linguistiche storiche” organizzato dall’Associazione Culturale “Grazia Deledda” di Vicenza in collaborazione con il Liceo Quadri e l’Istituto di Cultura Cimbra di Roana (Vicenza). La mattinata di studi è stata coordinata dal Prof. Alessandro Mannoni, Vice presidente dell’Associazione “Grazia Deledda” e docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Quadri.

Il coordinatore del progetto F.A.S.I. Simone Pisano (docente di Linguistica Applicata e Fonetica e Fonologia presso l’Università “Guglielmo Marconi” di Roma) ha illustrato la situazione delle minoranze linguistiche in Italia a partire dal 1946 a oggi. Come è noto, prima della legge 482/1999, le sole lingue di minoranza che erano (e sono) ampiamente tutelate dallo stato sono quelle legate a stati nazionali che si trovano immediatamente al di là dei confini, ovvero, l’Austria per quanto riguarda i germanofoni della provincia autonoma di Bolzano, la Jugoslavia (e successivamente la Slovenia) per gli slavofoni dei confini orientali e la Francia per quanto concerne i franco-provenzali della Valle d’Aosta. Le altre minoranze storico-territoriali erano escluse da qualunque forma di tutela. Con la 482/1999 si è dunque risposto a un vuoto legislativo che durava da più di 50 anni dal momento che la Costituzione Repubblicana del 1948, all’art. 6, recita testualmente: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.

Sono stati poi sinteticamente affrontati alcuni aspetti “critici” della legge che, partendo da una suddivisione (invalsa nell’uso seppure non giustificata da un punto di vista giuridico) tra minoranze cosiddette “nazionali” e minoranze “linguistiche”sembra riproporre una sorta di “gerarchia” anche all’interno delle varietà ammesse a tutela. L’intervento legislativo enumera infatti“le popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate” nonché quelle“parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo”. Tale suddivisione appare piuttosto ambigua sia per la maniera con la quale le lingue ammesse a tutela sono citate (non è molto chiaro cosa significhi, per esempio, parlare germanicoo franco-provenzale) sia perché si stabilisce un numero limitato di varietà da tutelare senza tenere in alcun conto non solo le altre lingue regionali presenti all’interno dello stato italiano (si pensi, ad esempio, alla tradizione, anche letteraria,del veneto, del genovese, delnapoletano e del siciliano)ma anche delle diverse varietà locali, riconducibili al tipo italo-romanzo, che costituiscono un patrimonio immateriale di grandissima rilevanza (oltre che essere strumento vivo di comunicazione per larghe fasce della popolazione del “Bel Paese”).

Il prof. Sergio Bonato (Presidente dell’Istituto Cultura Cimbra di Roana) ha ripercorso brevemente la storia della popolazione germanofona dell’altopiano di Asiago ed ha evidenziato come la 482/1999 abbia avuto il merito di contribuire a far rinascere specialmente nelle nuove generazioni un interesse per una lingua ormai seriamente minacciata. Un’inedita “lezione” di cimbro è stata data, a un attentissimo pubblico, dal cantautore Pierangelo Tamiozzo che ha cantato alcune sue composizioni e alcuni canti popolari, tutti nella lingua dell’altopiano: “Un saluto nell’antica lingua dell’altopiano del sole, un saluto per dire la dolcezza, la grande tenerezza di questa terra” dice una delle poesie musicate dall’artista “un saluto perduto nel vento per dire che sopra di noi c’è sempre un po’ di cielo, dentro di noi c’è sempre un po’ di sole”.

Al termine della mattinata sono stati trasmessi tre episodi (Altre scuole, Carnevale e Malocchio) del film documentario dell’antropologa visuale nuorese Monica Dovarch “S’Orchestra in limba”: nel film, uomini, donne e bambini raccontano la cultura, le leggende, i miti e le tradizioni della loro terra utilizzando la lingua madre (diverse varietà sarde nonché le altre lingue di Sardegna: il tabarchino, l’algherese, il turritano e il gallurese). Il film è stato recentemente pubblicato in dvd (dalla casa editrice Condaghes)ed è accompagnato da un volumetto nel quale sono trascritte, in lingua originale, le diverse storie dei protagonisti del documentario.

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