“SOLI ACCOMPAGNATI” DI BRUNA MURGIA ALL’ASSOCIAZIONE “NOSU IMPARI” NELL’AMBITO DELLA MANIFESTAZIONE CULTURALE “TORINO CHE LEGGE”

in primo piano Bruna Murgia
di LUISA PISANO

Bruna Murgia è autrice di romanzi in cui ha raccontato realtà differenti, che hanno consentito ai lettori di conoscere contenuti e aspetti sociali compositi che vedono sullo sfondo la Sardegna, Terra in cui è nata, e Torino, arricchiti da una capacità di rendere visibilmente reali luoghi e personaggi, che intervengono in essi. Questa volta ha voluto confrontarsi con la singolarità delle persone, che nella loro differente e personale normalità vivono la propria esistenza in contesti non sempre facili eppure arricchenti, capaci di regalare un sorriso luminoso.

Il tema della scuola trattato da colei che la conosce, perché agisce all’interno con competenza e impegno, ci viene presentato con naturalezza ed efficacia, in cui è possibile leggere tutta l’importanza dell’agire educante nel costrutto sociale contemporaneo. Ciononostante, però, la protagonista ci mostra il volto umano umile e consapevole che da soli non si va da nessuna parte; che i saperisono basilari, ma devono essere condivisi e contestualizzati tenendo conto delle radicali differenze che connotano chiunque: OGGI rispetto a IERI.

Ambientato a Torino, in cui non mancano colori, sapori e aspetti antropologici della Sardegna, la protagonista ci appare subito come una persona volitiva, conscia delle necessità e delle risorse da mettere in campo nella sinergia di gruppo che rende più forti. Con l’insieme dei personaggi, ella si muove in uno spaccato sociale in continuo divenire, che deve fare i conti con il vissuto di chicchessia e rinvia ad altri momenti il proprio, perché prima c’è altro: i bisogni reali delle future generazioni con particolare attenzione alla diversità che rende unici e le necessità a cui occorre rispondere senza nascondere le difficoltà da affrontare.

L’autrice affronta il tema degli affetti e della frammentarietà e, talvolta, dipendenza in cui essi sono costruiti. Vi leggiamo la forza, che solo la libertà può dare, di guardare in faccia la solitudine e di confrontarsi con essa. L’intensità della bellezza di riuscire a ritrovare nel volto di una madre per riscoprirvi il valore di senso che fa di lei persona. La capacità di provare sdegno di fronte alla futilità e al ripiego che talvolta connota i comportamenti. La gioia di amare nonostante tutto e l’importanza di preservare il proprio sentire dal giudizio che accomuna e crea futili relazioni.

Scritto con un ritmo che incolla alla pagina dall’inizio alla fine, l’autrice racconta e fa riflettere sul significato delle scelte che coinvolgono interamente i protagonisti, con le quali devono fare i conti per non lasciarsi travolgere e scadere nell’uno qualunque. Con toni gentili l’autrice entra nell’intimo della vita di essi, senza mai violarne l’anima, e li mette nella condizione di affrontare le proprie contraddizioni, in cui c’è un prezzo che ciascuno paga a proprio modo.

Leggiamo in questo libro aspetti che restano invisibile ai più: abituati come siamo a giudicare senza porci il problema di verificare, prima di affermare, il sentito dire: “Soli accompagnati” è un quadro magistralmente realizzato in cui l’autrice dà al lettore la possibilità di scoprire, o più semplicemente ritrovare, emozioni sopite, talvolta a lungo, nella vischiosità del buio degli angoli più nascosti della vita e lo costringe a fermarsi per osservare, porsi domande e trovare le risposte.

Poniamo alcune domande all’autrice

Il titolo: perché hai scelto di usare un ossimoro? Ho scelto due concetti contrari che solo apparentemente si negano a vicenda, personalmente sono convinta che esista la possibilità concreta affinché nessuno rimanga da solo. È chiaro che fisicamente non possiamo essere ovunque, ma le nostre azioni arrivano a mettere in essere situazioni in cui ciascuno può essere raggiunto e compreso nei suoi bisogni.

Perché la scuola, la disabilità? È un contesto di realtà che conosco bene in cui mi muovo da anni. Nel libro non si nasconde – io non me lo sono mai nascosto, oggi con maggiore consapevolezza di un tempo – quali sono le difficoltà e le riflessioni che inducono a pensare e credere che molto, di quel poco possibile agli esseri umani, si può fare. Noi tutti, a maggior ragione chi opera nella scuola, dobbiamo essere consapevoli che gli altri ci osservano ci ascoltano: talvolta si insegna si impara facendo, senza troppe chiacchiere.

Protagonisti del romanzo sono anche i bambini, coloro che nel formarsi formano, quanto è importante la scuola oggi? La scuola, con la famiglia, nella diversità dei ruoli, è la base della nostra società. Negli ultimi anni, nell’avvicendarsi dei governi, abbiamo assistito al fervente desiderio di cambiare, che talvolta si è concretizzato col dare il proprio nome ad una  riforma e non si è tenuto conto della necessità di conoscerla dall’interno. Nel fervente desiderio giacobino di mostrar d’essere migliori, talvolta si sono perse delle occasioni. Con questo non voglio dire che non siano necessarie risposte adeguate che la scuola deve dare alla società contemporanea, piuttosto sono convinta della necessità di operare una maggiore e proficua riflessione su quali come e gli strumenti da adottare per darle.  Il problema, però, è sempre lo stesso: per comprendere occorre mettersi in ascolto dell’altro, e per farlo è necessario fermarsi e riflettere senza avere fretta, altrimenti facciamo solo protagonismo, i problemi restano e si decuplicano.

Quanto la poetica del testo ci dice della biografia dell’autrice? Un’opera diviene ed è la materia – non solo il materiale – dell’opera stessa che la rende tale: talvolta essa ci dice qualcosa dell’autore, talvolta no. Quindi sì, La poetica può dirci qualcosa della biografia dell’autore: in un certo senso, come afferma Pareyson, essa la illumina, ma nel contempo non è indispensabile per comprenderla, perché l’arte diviene nella materia formante e si realizza nell’opera formata.

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