PROTAGONISTA L’ARCHEOLOGIA A VERONA CON L’ASSOCIAZIONE SEBASTIANO SATTA E IL LIBRO DI LEONARDO MELIS E ANDREA DI LENARDO “SHARDANA – SHAKALASA”

Foto di Andrea Zonca. Da sinistra a destra: Giuseppe Tamo (editore), Leonardo Melis (autore), Andrea Di Lenardo (autore)
di SILVIA SERRA

La serata organizzata dall’Associazione dei sardi di Verona ha visto protagoniste l’archeologia e la storia antica dei cosiddetti “Popoli del Mare”. Ne ha fornito l’occasione la presentazione di un libro scritto da Andrea Di Lenardo e Leonardo Melis, dal titolo “Shardana – Shakalasa”, edito da Giuseppe Tamo (Eterne Verità Edizioni).

I due autori, presentati con entusiasmo e parole di stima dal loro editore, hanno illustrato i temi principali della loro opera attraverso spiegazioni corredate di immagini-testimonianze raccolte in diversi anni di ricerca e studio.

Andrea Di Lenardo, friulano e studioso di storia all’Università di Ca’ Foscari a Venezia è, malgrado la giovane età, già autore di diversi saggi storici. È lui a darci le prime informazioni sui contenuti del libro e a dirci che è diviso in due parti: Di Lenardo è autore della prima, relativa agli Shakalasa, i Popoli del Mare in Sicilia, tra vicino Oriente e Baltico, mentre Melis ha scritto la seconda parte sugli Shardana, i popoli del mare della Sardegna.

Il tema affrontato non è certo dei più semplici: si tratta di spiegare quello che è accaduto nel Mediterraneo tra Sicilia e Sardegna negli ultimi due secoli del II millennio avanti Cristo, cercando di allargare lo sguardo verso tutta un’area che fu crogiuolo di popoli e culture attraverso una visione sinottica, d’insieme, e perciò meno settoriale rispetto a quella che di solito caratterizza gli studi sul tema.

Un compito reso ancora più arduo dal fatto che nel secondo millennio la storiografia non esisteva e le fonti dello storico devono basarsi su ciò che è stato tramandato attraverso il mito, le Sacre Scritture come la Bibbia, le steli celebrative (fonti sicuramente problematiche da interpretare perché evidentemente di parte), ecc.

Di Lenardo e Melis sono andati ad esaminare e confrontare queste fonti, queste tracce del passaggio del Popoli del Mare disseminate nei vari documenti e, in questa interessante serata, ce le hanno indicate nelle loro varie tappe, come filo rosso che ha unito un lungo percorso storico.

Leonardo Melis

Menzionati per la prima volta dall’ egiziano Akhenaton (lettere di Amarna) e poi da Ramses II, i Popoli del Mare vengono conosciuti anche grazie alle tavolette di Ugarit, che ci raccontano di un periodo storico denso di cambiamenti: nella tarda età del bronzo-prima età del ferro, infatti, una serie di migrazioni si verificarono in tutto il Mediterraneo orientale, soprattutto dall’area dell’Egeo e dell’Anatolia. La scena politica ed economica cambiò: grandi potenze come l’Egitto e l’Assiria lasciarono il campo a popoli come i Filistei, gli Israeliti e i Popoli del Mare sopracitati, che si affermarono influenzando vaste aree geografiche e culturali.

 Di Lenardo, con la competenza propria di chi ha grande familiarità non solo con le fonti che cita, ma anche con la filologia e la storia antica, ci ha spiegato gli esiti di diverse ricerche, mostrando, per esempio, come le analogie nelle radici etimologiche di nomi di popoli antichi nascondano, dietro un’apparente diversità, in realtà lo stesso popolo.

Con altrettanta passione per l’argomento e ricchezza di testimonianze e riferimenti, Leonardo Melis ha approfondito la parte del testo relativa agli Shardana.

Melis, sardo di origine e di nascita, studia i popoli del mare da oltre quarant’anni e ha passato buona parte della sua vita a cercare in giro per il mondo le loro tracce: dall’Egitto all’Inghilterra, al Medio Oriente all’Africa sub-equatoriale. I suoi scavi e le sue ricerche gli hanno permesso di trovare o dare nuova lettura a reperti e testimonianze che proverebbero non solo l’identificazione tra Shardana e sardi, ma il loro ruolo predominante in vaste aree geografiche e culturali del mondo antico.

Durante l’interessante serata, Melis ci ha mostrato, cartine storiche alla mano, le sue ipotesi sui percorsi migratori da parte dei Popoli del Mare e le foto dei luoghi delle sue scoperte: tra tutte spicca per importanza la piramide a gradoni (Ziqqurat) di Pozzomaggiore, rivelatasi fondamentale per il ritrovamento della tavoletta e l’iscrizione del nome Shardana, analogamente alla scritta ritrovata nella “stele di Nora”.

Attraverso accostamenti di varie immagini, l’autore ci ha fatto poi vedere le analogie evidenti tra alcuni animali equatoriali e quelli rappresentati in diversi bronzetti sardi. Questo si spiegherebbe con il fatto che una zona dell’Africa subequatoriale, in particolare l’area dell’attuale Zimbabwe, alla fine del secondo millennio era ricchissima di stagno, fondamentale per creare la lega del bronzo di cui gli Shardana erano grandi produttori: le analogie nelle rappresentazioni degli animali, così come la presenza di reperti simili ai nuraghi, testimonierebbero gli spostamenti degli Shardana in quei luoghi.

Le scoperte di Melis ribaltano molti concetti espressi finora dalla storiografia e archeologia ufficiale: i sardi antichi non sarebbero più un popolo periferico, da sempre dominato e analfabeta, ma un popolo di navigatori, dominatori per un lungo periodo e e con una propria scrittura. Non sorprende, dunque, lo scetticismo e la diffidenza del mondo accademico italiano e in particolare sardo, che non è mai stato tenero col nostro ospite e che non ha mai riconosciuto le sue teorie. Al contempo, sono tanti i sostenitori delle tesi di Melis e diversi gli i riconoscimenti da lui ricevuti all’estero (soprattutto in Francia).

La serata è terminata con un lungo momento dedicato agli interventi del pubblico, che ha espresso il suo interesse attraverso domande alle quali i nostri autori hanno risposto con ulteriori precisazioni e notizie su questo argomento complesso e solo apparentemente lontano dai temi attuali. Gli studi di Di Lenardo e Melis ci hanno una volta di più confermato quanto la storia si ripeta e segua regole non scritte ma impossibili da violare: nell’antichità come ai nostri giorni popoli si avvicinano, si influenzano e si arricchiscono reciprocamente continuamente, al di là dei confini territoriali. Ignorare o eludere questa realtà è pura illusione e sintomo di poca conoscenza e saggezza.

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