LA PRESENTAZIONE AL GREMIO DEI SARDI DI ROMA DEL LIBRO “ANTIGA LIMBA” DI ANTONIO MARIA MASIA

Antonio Maria Masia con Neria De Giovanni durante la presentazione a Roma
di MARCELLO SORO

Poesia e melodos peri sas àndalas de sa vida, di Antonio Maria Masia, in 300 pagine,  con l’interessante prefazione di uno tra i più noti e importanti poeti sardi, Giovanni Fiori, e contributi di qualità di Clara Farina e Neria de Giovanni, accompagnato da piccoli interessanti saggi  e commenti  in italiano dell’autore complementari al testo poetico: Gramsci e il sardo, la cultura dell’ulivo, il silenzio di Dio, il Trenino verde, il saluto a Maria Carta…

Per i non sardi si traduce in “Antica lingua, poesie  e riflessioni lungo i sentieri della vita.
Definire però l’identità di questo libro per la sua complessità e intensità  di pensiero, con connotati a volte filosofici e religiosi, a volte aleggianti  di una tenue tristezza, sempre sorretti da un forte legame d’amore per la vita, la sua terra, la sua famiglia  mi è alquanto difficile per gli appropriati aggettivi  da utilizzare e rendere omaggio ad un Poeta che sa creare forti emozioni e profonde riflessioni.
Il libro, pubblicato dalla Nemapress Edizioni , è stato presentato il 23 marzo, sabato pomeriggio, presso la sede del Gremio dei Sardi di Roma invia Aldrovandi 16, che nell’occasione ha  visto gremita di ospiti la bella accogliente ampia sala Italia dell’UnAR, Unione delle Associazioni Regionali,  e persino posti in piedi lungo il corridoio di accesso alla sala stessa.

Antonio Maria Masia dopo una brevissima introduzione di saluto  lascia la parola al Presidente dell’Associazione  Internazionale dei Critici Letterari nonché editrice, Neria De Giovanni , ed al filosofo Professore Emerito Gaspare Mura della Pontificia Università Urbaniana, figlio del grande poeta sardo Antonino Mura Ena, che ci intrattiene, partendo dalla poesia di Antonio Maria  e ricordando quella  di suo padre, sul legame tra la parola poetica e il pensiero e sulla importante funzione sociale in tutti i tempi e latitudini della poesia.
Neria, dopo aver ricordato i precedenti poetici di Antonio in particolare la silloge “I Silenzi Pietra “ in italiano, apprezzatissima ed ora introvabile, si pensa ad una riedizione entro il 2019 con traduzioni prodotte da amici poeti  in sardo, spagnolo e rumeno,  e Kadossène (nome fenicio dell’Isola)  in ottave sarde sulla storia della Sardegna , qualche sorriso ce lo strappa quando racconta la lunga rincorsa negli anni dietro Antonio cercando di convincerlo a pubblicare questo libro, riuscendo finalmente a scardinare le sue resistenze legate ad una sua naturale ritrosia personale.
 Antonio Maria appare alquanto emozionato, non è il solito presidente del Gremio che introduce le serate con professionalità ed autorevolezza , seduto quasi perso tra le belle e accattivanti note della chitarra e della voce di Francesco Madonna che, volendo dedicare all’autore un suo omaggio artistico,  cattura subito ed imprigiona l’attenzione in sala con la originale e convincente interpretazione di “Barones, procurade ‘e moderare”, seguita da  una sua (testo e musica) dolcissima  ninna nanna “Drommi pitzinna” (dormi bambina).
Cerco di scrutare lo sguardo di Antonio che insieme ai suoi pensieri fuggono dietro a quelle note ed alle magiche voci di Alessandro Pala Griesche e Clara Farina mentre leggono alcune sue  poesie, l’uno precede in italiano e l’altra segue in sardo, recita e canto.
L’emozione sale, a tratti strugge sciogliendo ogni resistenza, glielo leggo sul viso che ora appare isolato  con le sue poesie… un poeta, dolce e forte che pare fuggire nella sua terra attraverso la voce bellissima di Clara che canta, come appassionate nenie, le poesie di Antonio, le canta, perché la poesia sarda va cantata, la poesia sarda è canzone.  Le canta con passione e forza  modificando a suo piacimento  timbro , ritmo e melodia,  secondo la struttura del verso che varia dall’endecassilabo, al settenario, ottonario,  ecc. introducendo così  il canto “a sa nuoresa” e quello “a boghede palcu(voce di palco)”e a boghe ‘e tenores”. Secondo lo schema poetico utilizzato perché a parte le ottave, il sonetto, le terzine e quartine,  con le Modas, presenti in buon numero nel libro,  abbiamo appreso, i non sardi e i  sardi  di ritorno (io, di famiglia originaria di Orgosolo,  mi piazzo in questa categoria) di un componimento poetico basato sulle continue ripetizioni e variazioni di versi, quasi una cantilena  per ribadire il messaggio, il concetto che il poeta vuole veicolare: le parole, che rimanendo le stesse, cambiano posto per creare continue e nuove  rime . Un incanto! Ecco che il poeta, silenzioso, che trattiene sentimenti contrastanti, contenuta gioia e tristezza, rivive, ascoltandole, le sue intense liriche intrise di sincero amore non solo per la sua terra ma per la terra intera, per l’umanità, per la sua famiglia, per la sua gente , l’amore per la sua donna, per sua moglie Toia (o affettuosamente Toiedda), che in prima fila, davanti a lui, ascolta attenta e guarda innamorata il suo uomo nel mentre l’attore Alessandro Pala legge in italiano una poesia dedicata proprio a lei,  e così quelle rime di “Corvuledda ‘e amore” (Orecchini di amore) replicate subito dopo in canto sardo, alternato  ora con i ritmi di  a “duru-duru”, a “gosos” e a “boghe ‘e ballu”,coinvolgono l’intero pubblico in un commosso e prolungato applauso. 
Dal libro di Antonio, sapientemente strutturato in quattro parti suddiviso per tipologia e tematica di poesie, i testi scelti da Clara Farina diventano  così la trama di uno spettacolo poetico improvvisato all’interno della presentazione  particolarmente apprezzato e condiviso.

A conclusione l’autore, su domanda di Neria, recupera un po’ sull’emozione quel tanto necessario per ringraziare i presenti , per ribadire il  concetto di musicalità e cantabilità del verso sardo, per ricordare che la sua raccolta è frutto di una  scelta della poesie di un lungo percorso di vita,  finalizzata a rendere omaggio alla lingua sarda che, ricca e poetica com’è, gli da modo di esprimere al meglio  le sue radici culturali e antropologiche, e a rendere omaggio alla sua Sardegna. Precisa infine che la sua vena poetica deriva da una famiglia che ha visto il nonno poeta improvvisatore di palco , il padre e lo zio anche loro bravi improvvisatori.  Insomma  una famiglia in poesia che Antonio ha introitato nello spirito e nei fatti.

Da poeta, quale dicono io sia, ho vissuto questo evento in modo particolare e profondo, diversamente dai molti incontri avuti in passato, per le struggenti poesie, per le voci, per la presentazione ben articolata da una Neria splendida e brillante,  ma soprattutto per l’uomo, per il poeta, per Antonio Maria Masia che con questo prezioso libro-raccolta di poesie ha onorato attraverso  le sue toccanti rime la nostra meravigliosa isola, la nostra Sardegna ma non solo perché da ogni pagina emerge un grande cuore,  una particolare e delicata sensibilità, verso la vita, verso l’umanità, per i propri affetti, per  questa piccola arca che ci fa viaggiare nello spazio e nel tempo e che si chiama terra…versi che inneggiano costantemente all’amore e ai valori della vita come la pace, l’amicizia, il rispetto per la terra unica e insostituibile dimora, la tolleranza e l’accoglienza, il senso della vita da apprezzare nella gioia e nel dolore, il regalo divino dei bambini che vengono al mondo  ad arricchirci, a darci il sentimento della vita che continua…
Grazie Antonio, per averci fatto sognare! E non dimentichiamo un  grazie grande grande aToiedda per il gustoso e ricco buffet in sardo che ha voluto offrirci.

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