IL CIPPO E LA MEDAGLIA D’ARGENTO AL CAPITAN EMILIO LUSSU. LA STORIA A CROCE DI PIAVE DEL 16 GIUGNO 1918

di DARIO DESSI'

“Alle ore 17 circa, l’8° Compagnia che si trovava un po’ innanzi al resto della fronte, viene completamente accerchiata, essa è ancora a circa 800 metri a est di Villa Prina (Capo d’Argine);non vede quindi altra via di scampo che il valore delle proprie armi.

Si dispone in quadrato e sostiene in questa formazione i ripetuti violenti attacchi avversari per più di ¾  d’ora. Finalmente d’ordine del proprio comandante, che si trova nel centro del quadrato, e mantenendo sempre la stessa formazione, riesce a rientrare in seno al proprio reggimento aprendosi la via nelle file nemiche con le baionette.

Al Capitano Emilio Lussu di Armungia Comandante dell’8 Compagnia II Battaglione del 151° Reggimento Fanteria(Brigata Sassari), Medaglia D’Argento al Valor Militare.

La storia di quella domenica 16 giugno 1918. Nel settore del 151° reggimento, impegnato a  respingere le truppe austro ungariche, che avevano occupato una vasta zona sulla riva destra del Piave, la pressione nemica aumentava a dismisura. Alle ore 16.30 i bersaglieri che proteggono il fianco destro del reggimento sul Canale Fossetta cominciarono a cedere ed alle ore 17 lasciavano le posizioni. Poco dopo anche il fianco sinistro rimaneva scoperto, per il ripiegamento del 152°, pertanto il 151°, attaccato da tutti i lati, fu costretto a rientrare a  Capo d’Argine. Particolarmente difficile era la situazione della 8^ compagnia, che si era spinta 800 metri più avanti del resto del reggimento, ad est di Capo d’Argine  Il suo comandante era Emilio Lussu, un fante che aveva partecipato a tutte le battaglie sul Carso,sull’Altopiano d’ Asiago, sulla Bainsizza e nel corso della ritirata di Caporetto. Era il fante più popolare della “Sassari” ed aveva spesso comandato reparti di volontari, rischiando la vita assieme ai suoi uomini.  In tre anni di guerra la sua compagnia era diventata famosa ed aveva contribuito a rendere celebre anche il battaglione cui apparteneva, il III/151, conosciuto anche come il “Battaglionissimo”.

Il capitano Lussu, assieme alla sua compagnia, si era spinto  troppo in avanti, mentre gli austriaci, diventati sempre più numerosi, li stavano  accerchiando  da tutte le parti.

“La compagnia era prigioniera.  Non ha e non può avere altra via di scampo che nella forza delle proprie armi. Meglio ancora nel volere e nel valore dei propri uomini. In simile terribile frangente, l’anima del reparto, il solutore del nodo inestricabile è ancora una volta il più bell’ufficiale del reggimento. Il capitano Emilio Lussu. Nella furia dei colpi nemici, calmo, dà l’ordine alla compagnia di disporsi in quadrato.I plotoni si serrano attorno al comandante, formando il quadrato delle vecchie guerre. Così uniti in falange compatta, senz’altre armi che le baionette inestate, resistono per un ora,  tenendo l’avversario inchiodato a pochi metri. Hanno sperato nell’aiuto del 151°.Sentono che il combattimento in cui le altre compagnie sono impegnate s’allontana. Non potranno uscire dalla terribile stretta se non con le proprie forze. S’alza un grido Sardegna, Sardegna.  Sempre in quadrato si precipitano sugli assedianti decisi ad aprirsi un varco a colpi di baionette e coltellate e in un combattimento senza precedenti riesce a rientrare nel reggimento con una precisione di movimenti, quasi inconcepibile  nel terreno intricato della lotta”.        

                                                                                                    Dal diario del Capitano Tommasi della Brigata Sassari.

 Più tardi, a Sequals, a guerra ormai finita, il Capitano Lussu riceverà una medaglia d’argento al Valor Militare, la quarta ottenuta nel corso di tutta la guerra.

Emilio Lussu  (Armungia4 dicembre 1890 – Roma5 marzo 1975) oltre ad aver partecipato alla Grande Guerra è stato uno scrittore e un uomo  politico, più volte parlamentare e due volte ministro. Quattro furono le medaglie al valore che meritò (due d’argento e due di bronzo) ma,soprattutto, meritò l’appellativo di “capitano diavolo” dai suoi”dimonios”, gli uomini della Brigata Sassari, i quali erano definiti”diavoli rossi” dagli austriaci).

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