SANTA LUCIA INTRECCIA I FILI DELLA MEMORIA: A NUORO UNA MOSTRA DI COSTUMI E LA PRESENTAZIONE DEL DOCUFILM SU MARIA LAI

di LUCIA BECCHERE

Nella splendida chiesetta di Santa Lucia ha avuto luogo la proiezione del docufilm “La tela infinita” di Maria Lai, curato dal giornalista e documentarista Antonio Rojch e dal direttore di Rai Sardegna Romano Cannas. Appuntamento culturale promosso dal Centro Studi Luigi Oggiano di Siniscola che intende rendere omaggio a tutte quelle figure che come il nostro insigne avvocato, hanno dato lustro alla cultura e alla storia dell’Isola.

Il docufilm ha riproposto l’intervista all’artista di Ulassai realizzata tre mesi prima della sua scomparsa avvenuta a Cardedu il 2013 a 96 anni, un omaggio non solo all’artista contemporanea di fama mondiale ma anche alla grande donna che è stata. Nell’intervista Maria Lai si è messa a nudo con le proprie aspirazioni e debolezze, raccontando il sorgere della sua passione, le scelte artistiche e umane che hanno determinato la sua esistenza. Il suo sapersi porgere in modo semplice e avvincente ha catturato l’interesse e l’emozione dei presenti, trasportati dai fili della sua arte geniale e suggestiva in cui si fondono sogni e colori, simboli e metafore. Con voce pacata e intensa ha ripercorso i suoi esordi, gli incontri fondamentali della sua vita professionale e umana: Arturo Martini, Costantino Nivola, Salvatore Cambosu e tanti altri. All’interno del docufilm gli autorevoli interventi di Giuliana Altea, Vittorio Sgarbi, Cristiana Collu e Lorenzo Giusti, hanno regalato ulteriori momenti di commozione e di grande ammirazione nei confronti di questa illustre conterranea insignita nel 2004 della laurea honoris causa all’università di Cagliari e di numerosi riconoscimenti tra cui il premio Camera dei deputati per la sua opera “Orme di leggi” in occasione del 150° dell’Unità d’Italia.

Successivamente è stata inaugurata la mostra “Tramas di memoria” sulla manifattura tessile dei costumi di Siniscola allestita nelle cumbissias della chiesetta del borgo marino, rimasta aperta fino al 9 settembre. La mostra raccontava la nostra storia facendo rivivere usanze e tradizioni attraverso il costume tradizionale siniscolese nel riproporre modelli antichi di grande pregio, oggi introvabili che attraverso i secoli – dal ’700 al ’900 – sono giunti a noi immutati nella loro regale eleganza a testimonianza dell’indomita fierezza di un intero popolo, affinché le generazioni future ne custodiscano la memoria.

Accanto al costume maschile, rimasto pressoché invariato nei secoli, numerose fogge del costume femminile. Gonne d’orbace a pieghe larghe double face, balza elaborata per la variante da sposa, semplice e povera per uso giornaliero mentre per la vedova costume rigorosamente in nero. Diverse le gamme dei tessuti: dall’orbace al terzio pelo utilizzato in tutta la Sardegna, dalla seta operata e dal broccato al dévoré francese. Numerosi i fazzoletti e gli scialli ricamati con sete colorate, l’antico corittu a su zippone tutti realizzati con tessuti preziosi fatti arrivare via mare dalla Francia e dalla Spagna per essere lavorati da mani esperte. Splendide camicie di differenti fatture, fra tante spiccava quella da sposa ornata da piccoli grappoli d’uva sfilati nel tessuto. Autentici capolavori.

In mostra anche un antico telaio orizzontale per la realizzazione di tessuti e tappeti ma anche antichi indumenti per bambini e rari utensili di uso quotidiano di pregevole fattura.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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