SOSPESO TRA LA ROCCIA E IL MARE: LU BRANDALI, IL FASCINO MISTERIOSO DI UN’ANTICA CIVILTA’

di SALVATORE LAMPREU

La Sardegna, isola a tratti spigolosa e dal fascino incredibilmente antico, conserva sotto terra magnifici tesori che, fortunatamente, ogni tanto vengono alla luce, come nel caso deLu Brandali. A scanso di equivoci mi tocca subito specificare che non sto parlando di forzieri stracolmi di monete d’oro, messe in salvo dall’attacco di temibili pirati, ma di qualcosa di molto più prezioso che ha a che fare con la vita e con la storia di una civiltà scomparsa, la civiltà nuragica. Domenica scorsa sono andato a Santa Teresa di Gallura, caratteristico borgo turistico del Nord Sardegna.

I piani erano quelli di trascorrere, in compagnia di amici, una bellissima giornata al mare. Dovevamo solo scegliere in quale spiaggia andare quando, una volta intrapresa la strada per Capo Testa, poco prima del bivio per Santa Reparata, la nostra attenzione è stata catturata da un enorme banner sulla sinistra della carreggiata che indicava l’ingresso al sito archeologico de Lu Brandali. Avevo già sentito parlare di quel posto e di recente mi ero anche imbattuto in numerose recensioni positive, soprattutto su Tripadvisor. Spinto dalla curiosità, avevo anche contattato le ragazze della cooperativa CoolTour Gallura che gestiscono il parco archeologico, promettendo a me stesso che le sarei andate a trovare, prima o poi. E allora quale migliore occasione di questa? Carpe diem!

A Lu Brandali si respira un’energia particolare, frizzante. In quel luogo tutto è amplificato, forse anche per la maestosità di un paesaggio che pare il frutto di una tregua momentanea, giunta al culmine di un eterno combattimento tra giganti.  Per millenni, in questo angolo di mondo, sotto la regia di un intrepido maestrale, il mare con la forza e l’impeto delle sue onde ha sfidato la montagna che ha risposto con tutta la ruvidità e la fermezza delle rocce! Chissà se c’entra tutto questo con la curiosa conformazione del promontorio che ospita Lu Brandali, il quale osservato dall’alto assume una forma concava, elemento quest’ultimo che potrebbe averne ispirato il toponimo, come raccontano gli anziani. In gallurese stretto, infatti, col termine Lu Brandali si indica una sorta di treppiede che presenta una cavità centrale, utilizzato per cucinare gli alimenti sulle braci ardenti.

Il profumo della macchia mediterranea qua è fortissimo e inebriante. Il tragitto che unisce uno spazio Zen, dedicato alla cura dell’anima, al piazzale dove sostano numerosi bikers e quello che dalla biglietteria conduce al sito archeologico vero e proprio è costellato di fiori di mirto, bianchi come la neve, piante di euforbia dai riflessi ramati e altre essenze aromatiche attorno a cui svolazza spensierata una farfalla gialla come il sole. Mi dicono sia portatrice di forze positive.

Purtroppo non sono riuscito a vedere un esemplare endemico di tartaruga che, nientepopodimeno, pare corra veloce! Ma voi l’avete mai vista una tartaruga veloce? ALu Brandali si vocifera che ci sia anche lei, nascosta tra una pianta di giunco e una distesa di fili d’erba.

C’è stato un periodo in cui il sito archeologico de Lu Brandali versava in stato di totale abbandono. I primi ritrovamenti risalgono agli anni ’60 ma è qualche decennio dopo che iniziano le campagne di scavo. L’intera area rimane però a lungo tempo non fruibile dal punto di vista turistico. È grazie allo spirito d’iniziativa e alla tenacia di tre donne, a cui se n’è aggiunta una quarta successivamente, che si sono costituite in cooperativa, mettendosi in gioco in tutto e per tutto, che oggi Lu Brandali è un punto di riferimento per il turismo culturale del Nord Sardegna.

Chiacchierando nella hall della biglietteria con le simpaticissime ragazze di CoolTour Gallura, davanti a un freschissimo bicchiere di birra, scopro infatti che oltre a gestire il sito e la torre di Longosardo (dove si può fare yoga al tramonto e degustare aperitivi cool) la cooperativa è attivissima anche nel campo degli eventi, organizzando tutti gli anni rassegne letterarie, ospitate di noti scrittori e momenti di incontro enogastronomici con i produttori del territorio.

Mi rendo conto che cercare di raccontare e trasmettere l’essenza di siti come quello de Lu Brandali a chi non è sardo o non è appassionato di antiche civilità, sia un’impresa tutt’altro che semplice. Premesso che non sono un archeologo ma un semplice curioso insaziabile di conoscenze e che non è mia intenzione sostituirmi agli archeologi, voglio provare a spiegare con parole poverissime il tesoro che è possibile ammirare a Lu Brandali.

Innanzitutto, inizio col darvi alcuni numeri: 1 Nuraghe imploso che domina la vallata, un villaggio di capanne riportato in parte alla luce e la cui frequentazione è datata per l’ultima volta al 900 A.C. e una tomba dei giganti. Ma voi ci pensate che qua, 3000 anni fa c’era un sistema sociale, politico, organizzativo, culturale ed economico a tutti gli effetti funzionante? Ma, soprattutto, che fine hanno fatto gli abitanti del posto?
Comunque, andiamo con calma. Forse qualcuno si starà chiedendo cosa siano questi famosi nuraghi? Magari li ha già sentiti nominare ma non si è mai preso la briga di indagare fino in fondo. Ve lo spiego io in maniera easy easy. Vi dico subito che in tutta laSardegna si contano oltre 6000 nuraghi ma si pensa che in passato fossero molti di più. I nuraghi sono grosse strutture in pietra di forma tronco conica che potrebbero avere avuto funzione difensiva e di presidio territoriale ma attenzione, il condizionale è d’obbligo in quanto si tratta solo di ipotesi che altro non fanno che accrescere il mistero attorno a queste grandi costruzioni che qui campeggiano ovunque dal II secondo millennio A.C. Anche Lu Brandali ha il suo nuraghe ma al momento è inaccessibile e per questo non mi sono potuto avvicinare troppo.

In genere nei pressi dei nuraghi sorgono dei villaggi di capanne. A Lu Brandali ne sono state scoperte una cinquantina. Gli scavi hanno permesso di riportare alla luce i segni di un’antica civiltà. È stata un’esperienza unica muovermi tra i vari ambienti del sito: la zona artigianale, in cui probabilmente avveniva la lavorazione del grano come testimoniato delle antiche macine, le capanne con i focolari (in uno di esso è stata anche ritrovata della cenere datata a migliaia di anni fa) e quelle dedicate a al ricovero degli oggetti. Dai reperti ritrovati emerge uno spaccato di vita complesso. Gli antichi abitanti di Lu Brandali, bollivano il latte, lavoravano il formaggio, andavano a caccia e a pesca e modellavano la ceramica. La loro alimentazione era varia e completa, facendo pensare a un tessuto sociale bene organizzato e sviluppato.

A pochi passi dal villaggio, circondata da olivastri secolari, si trova la Tomba dei gigantiche in realtà non ospitava i corpi di giganti ma dei nostri antenati, i quali erano oltretutto di statura assai minuta. Le tombe dei giganti sono delle strutture in pietra dal fascino misterioso, costruite secondo una forma detta a protome taurina proprio perché richiama le corna dei buoi, simbolo che nella Sardegna arcaica ricorre frequentemente.

Le tombe dei giganti sono dunque delle sepolture collettive, di lunghe dimensioni e che potevano raggiungere anche diversi metri di altezza. Dentro quella de Lu Brandali sono stati ritrovati una cinquantina di corpi tra uomini e donne, probabilmente abitanti del vicino villaggio. Sono tante le sensazioni che si provano nel visitare Lu Brandali ed è difficile descriverle accuratamente ma una cosa è certa: ho fatto proprio bene fermarmi qui!

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