NEL GENOMA DEL CANE FONNESE LA STORIA DEL POPOLO SARDO: NELLE SUE ORIGINI, LE MIGRAZIONI UMANE VERSO L’ISOLA

di ELEONORA DEGANO

Il genoma del cane fonnese, grande lavoratore e provetto guardiano, rispecchia la storia della popolazione sarda. È un cane longevo, fiero e robusto i cui antenati, come l’antichissimo komondor ungherese e il levriero nordafricano, provengono dalle stesse aree geografiche attraversate dalle migrazioni umane verso la Sardegna. A ricostruire la storia del fonnese e la sua filogenesi è stato un gruppo di ricercatori guidato dalla genetista Elaine Ostrander del National Human Genome Research Institute (NHGRI). L’isolamento geografico e genetico dei sardi attira da sempre l’attenzione degli scienziati: la bassa diversità genetica e le poche variabili rendono più facile studiare l’influenza dei geni sulle malattie e sull’invecchiamento. Per questo motivo anche i fonnesi, cani nativi ed endemici della Sardegna, potrebbero aiutarci a isolare i geni che influenzano il comportamento o quelli responsabili del cancro nei cani, per cui alcune razze come boxer e bovari del bernese hanno una predisposizione. Il fonnese, anche noto come cane di Fonni o cane da pastore sardo,  non è ancora riconosciuto dall’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana), ma a livello genetico ha tutte le caratteristiche della razza. Gli allevatori non l’hanno mai selezionato per l’aspetto ma per la capacità di svolgere un compito ben preciso, ovvero quello del guardiano. I vari esemplari sono infatti anche molto diversi per il colore e tipo di pelo, accomunati dalle proporzioni del corpo e da occhi molto particolari, rotondi e ambrati, molto vicini alla canna nasale e sempre impegnati in uno sguardo ombroso. “Gli allevatori sardi sono sempre stati molto gelosi dei loro fonnesi, al punto che difficilmente lasciavano si accoppiassero in modo casuale. Non li hanno selezionati come le razze moderne, eppure la combinazione di fattori naturali e artificiali li ha resi una razza a tutti gli effetti”, spiega a National Geographic Italia Raffaella Cocco del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari, tra gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Genetics. “Tutt’oggi questo cane è percepito in modo particolare. Mi è capitato di parlare con gli allevatori delle possibilità legate al riconoscimento ENCI, ad esempio per la vendita dei cuccioli. Uno mi ha risposto ‘lei venderebbe un membro della sua famiglia? Potrei vendere un cane da caccia, ma non un fonnese’”.  Gli scritti del 1800 già descrivevano nel dettaglio le caratteristiche del fonnese che ancora oggi lo rendono una razza apprezzata. Ma nel suo repertorio, un tempo, c’erano anche abilità meno nobili: la straordinaria lealtà al padrone faceva sì che potessero essere addestrati a rubare, per poi tornare a casa con il bottino. Le prime analisi genetiche su questa razza, compiute circa otto anni fa, hanno confermato che delle sue origini si sapeva poco o nulla. In Sardegna il lupo non c’era mai stato, quindi da dove arrivava? Gli studi sui sardi hanno mostrato delle importanti somiglianze genetiche con gli abitanti di Ungheria, Egitto, Israele e Giordania: la mappa delle origini del fonnese, appena ricostruita attraverso il confronto con altre 27 razze e con il lupo, è identica a quella del popolo sardo. “Così abbiamo anche scoperto che uno degli antenati più stretti del fonnese è il komondor”, spiega Cocco, un cane da pastore originario dell’Asia ma portato in Ungheria dagli Unni, che lo utilizzavano per custodire le greggi e nei combattimenti. “Altri antenati sono il levriero africano e il pastore dell’Anatolia. Queste scoperte hanno confermato quanto scrivevano gli storici del tempo, ad esempio riguardo alla presenza dei romani: sono passati con i loro cani nei pressi della Sardegna centrale -la cosiddetta Barbagia, terra dei barbari- ma non vi sono mai entrati. Ed è per questi motivi che i fonnesi, per quanto riguarda le origini, non hanno alcuna affinità genetica con le razze del resto d’Italia”. Secondo Elaine Ostrander, studiare il genoma dei cani -anche nelle loro varietà regionali- potrebbe essere un’ottima risorsa per colmare i gap di conoscenze nella storia delle migrazioni umane. Partendo dal presupposto che anche in passato si viaggiava con i fedeli compagni a quattro zampe, laddove mancassero i dati umani potremmo colmare le lacune con quelli canini. I fonnesi, ancora oggi, vivono in condizioni molto diverse dagli standard che consideriamo “normali” per il benessere canino. Rimangono all’aperto anche senza un riparo e sono pochi gli allevatori ad aver cambiato la loro dieta, che è per la maggior parte quella tradizionale: un’alimentazione frugale, a base di scarti di carne e siero di latte. Eppure se la cavano egregiamente. “Quando abbiamo iniziato a studiarli, abbiamo raccolto i dati di 200 fonnesi. Molti erano anziani, avevano superato i 14 e in alcuni casi i 22 anni, ma nessuno era malato. Non un solo cane mostrava segni di patologie o alterazioni nel metabolismo. Persino i più vecchi erano come dei giovanotti”, racconta Cocco.  In Sardegna la leishmaniosi ha una prevalenza, sui cani di razza e meticci, del 22%. Tra i 200 fonnesi solo sette erano positivi ma nessuno mostrava sintomi o alterazioni, nessuno era malato. Per di più, c’era un piccolo record. “Molti dei cani più longevi sembrano vivere nelle stesse zone degli ultracentenari sardi, ma uno in particolare era arrivato ai 26 anni! Non potevamo crederci sulla parola ma sfruttando una particolarità del cane, una cicatrice sul muso che si era fatto da cucciolo entrando in un recinto di maiali, siamo riusciti a riconoscerlo nel corso delle fotografie dei vari momenti della vita dei proprietari”. I fonnesi sono cani fieri e molto sicuri di sé, che si adattano facilmente a qualsiasi contesto, anche quelli nuovi. “Rimasi molto colpita da questo aspetto diversi anni fa, di fronte ad alcuni esemplari a una mostra canina. Era la prima volta che uscivano dall’allevamento, non avevano mai visto nulla che non fosse l’allevatore e il bestiame che custodivano, ma erano perfettamente a loro agio. Come se fossero sempre stati in mezzo ad altri cani e persone. Nessun comportamento aggressivo e nessun segno di stress. In base alle nostre conoscenze sulla socializzazione canina, e sui periodi critici in cui i cani fanno determinate esperienze, era a dir poco sorprendente”. Un aspetto ritrovato mentre insieme ai colleghi girava per gli allevamenti sardi. Cani che in assenza del proprietario non avrebbero fatto entrare nessuno, quando lui era lì hanno permesso ai ricercatori di manipolarli, fare prelievi di sangue e misurazioni come se niente fosse. “Hanno la capacità di discriminare il ruolo da guardiano ed escluderlo nei contesti in cui non serve. Sui 250 cani di quel primo lavoro, solo cinque si sono dimostrati aggressivi. Ed erano gli unici cinque a vivere in un ambiente diverso, ovvero la casa con giardino: non avevano un vero ruolo nel gruppo familiare, non svolgevano il lavoro per il quale sono stati selezionati”.  Parte di questa peculiarità del fonnese sta proprio nel rapporto con il proprietario. “Gli allevatori sono persone di poche parole, trascorrono molto tempo da soli e hanno un tipo di comunicazione diretta, che difficilmente prevede il guardarsi a lungo negli occhi. È molto posturale”, spiega Cocco. Il che è facile da capire per il cane e gli dà molta sicurezza, permettendo uno scambio di informazioni comprensibile per entrambi e diverso da quello di un ambiente domestico, in cui i messaggi contrastanti tra voce e movimenti del corpo spesso confondono gli animali. “È un cane che va rispettato, un bravo guardiano e un gran lavoratore. Per preservare tutte le sue peculiarità è necessario continui a svolgere i suoi compiti come fa oggi in Sardegna: tenerlo in un giardino sarebbe riduttivo, oltre che pericoloso, specialmente se il proprietario non è un esperto della razza e della sua etologia”.

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