IL SUONO COME RESPIRO: BATTISTA GIORDANO, MUSICISTA, COMPOSITORE ED INSEGNANTE NUORESE

ph: Battista Giordano

di LUCIA BECCHERE

Battista Giordano, nuorese classe 1958. Musicista, compositore, insegnante, una vita dedicata alla propria “ossessione”.

Com’è nata la passione per la musica? «La musica è il mio ossigeno. Non sono figlio d’arte ma ho iniziato a suonare a soli 4 anni».

Con quale strumento ha cominciato? «Qualsiasi strumento a percussione e così mio padre resosi conto di questa mia passione mi ha regalato una chitarra e a 11 anni facevo i primi concerti. Da quel momento non ho più smesso di coltivare la musica intraprendendo studi classici prima a Nuoro poi a Sassari e nel Veneto».

Altri strumenti? «Amo suonare il pianoforte e suono il flauto dolce con tanta passione, faccio concerti con clavicembalisti o pianisti».

Cosa prova quando agli altri regala la musica? «Una sottile malinconia nel dover perdere il piacere che provano gli ascoltatori rispetto a chi suona che deve vigilare sugli aspetti tecnici e per questo non gode appieno la musica. L’emozione di chi la esegue è forse più forte ma diversa poiché sente su di se la responsabilità del messaggio che sta veicolando».

Quale messaggio le piacerebbe trasmettere? «Vorrei che arrivasse la bellezza che è intrinseca a tutte le musiche, un pensiero elevato che vada oltre il piacere percettivo del suono, almeno lo spero. Il fascino musicale non ha genere, tutte le melodie hanno un elemento di magia e di trasporto ».

Di che cosa si occupa oggi? «Insegno al liceo musicale statale, la più importante novità nel panorama della formazione musicale dove impartisco lezioni di chitarra classica. Per fortuna da sette anni esistono i licei musicali in tutta Italia dove si ha il privilegio di fare lezione frontale con un solo alunno e non con una classe intera».

I suoi alunni mostrano interesse per la musica? «Sono ragazzi molto motivati e molti sono veramente bravi, posso dire di avere un caso di assoluta eccellenza».

In prevalenza da che fascia sociale provengono? «Medio bassa. Ci sono molti equivoci nello scegliere un istituto e la musica risente del pregiudizio che chi vuole intraprendere questa strada dove si pensa che l’alunno suoni e non studi e questo crea molti abbandoni. Al contrario il liceo musicale è molto impegnativo e faticoso, se non si è sorretti da una forte passione non si può imboccare questa strada, nell’arte non si è mai arrivati perché il traguardo si allontana proprio quando credi di averlo raggiunto».

Come vede la musica nella società di domani? «Il paesaggio non è molto ridente, internet ha tolto uno degli elementi di sussistenza che erano i dischi e soprattutto il diritto d’autore, non c’è più alcun supporto, mai come adesso la professione del musicista è in crisi, chi ha la sfortuna di vivere di sola musica e di concerti va incontro a delle difficoltà economiche con delle conseguenze frustranti anche sul piano personale».

Pensa che i genitori debbano indirizzare i figli allo studio della musica? «Credo di no. I figli devono essere lasciati liberi di fare le loro scelte. La musica è l’ossessione della mia vita, ossessione piacevole certamente ma non vorrei mai vedere “ossessionato” nessun giovane. Direi proprio di no!».

Si ritiene fortunato nel fare questo lavoro? «Si, non avrei potuto fare altro!».

A che età il bambino dovrebbe accostarsi alla musica? «Esistono delle tabelle per alcuni strumenti fatta eccezione per il canto perché la maturazione della voce avviene a 25 anni. Si consiglia sempre uno studio precoce. Tuttavia ci sono delle eccezioni, Schubert, Schumann e Stravinskij hanno intrapreso tardi gli studi musicali e tutti sappiamo con quali risultati».

Qualche lavoro in itinere? «Sta per uscire un disco realizzato per il festival Calagonone jazz, cosa a cui tengo molto visto il gruppo di musicisti straordinari che ha eseguito l’opera. In seguito intendo portare avanti altri progetti e non solo discografici».

Un sogno nel cassetto? «Scrivere una Messa».

Come? «Ancora non lo so, comunque nel mio stile, per solo coro. È un sogno che spero realizzare non appena ne avrò l’opportunità».

Si sente gratificato e apprezzato per tutto quello che fa? «Si. Direi proprio di sì».

È determinante oggi che anche chi fa un altro mestiere conosca la musica? «Assolutamente. Ricordiamo che i greci mettevano al centro dell’educazione proprio la musica».

Perché è importante la musica? «Perché contiene un messaggio straordinariamente educativo. Chi ascolta musica acquisisce un’enorme capacità di riflessione che è un elemento di civiltà. Uno dei drammi di questa società è l’impulso irrefrenabile che toglie spazio alla riflessione, a ciò si aggiunga che internet ha appiattito la curva dell’attenzione. La nostra società è quella del “messaggino” dove tutto viene sintetizzato, dei giornali si leggono solo i titoli più grossi, spesso in versione audio o video e questo ha sottratto alle persone la capacità di riflettere e mai come ora occorre farlo. La musica, strumento universale di comunicazione, come tutte le arti non è solo intrattenimento ma è rigore e capacità d’interiorizzare, altrimenti l’essere umano altro non sarebbe che un robot telecomandato. Come si può fare a meno del canto gregoriano, del romanticismo tedesco e soprattutto dell’opera italiana che fa parte della nostra storia e della nostra civiltà?».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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