IL TEATRO CHE NASCE NEL GREMBO DI UNA MADRE: LA DETERMINAZIONE DI VALENTINA LOCHE, AUTRICE E ATTRICE TEATRALE

ph: Valentina Loche

di LUCIA BECCHERE

Moglie e madre, blogger, autrice e attrice teatrale, Valentina Loche 39 anni di Orani è una giovane determinata e sicura di sé. Racconta come dopo la maturità non intendesse proseguire gli studi, galeotto è stato un accappatoio regalatole dalla mamma per l’improbabile soggiorno universitario. La donna, che aveva solo la quinta elementare, desiderava che la propria figlia conseguisse la laurea, fu così che Valentina s’iscrisse alla facoltà di scienze dell’educazione. Nell’intraprendere quegli studi riaffiorarono in lei le lezioni di don Francesco Mariani, grande conoscitore del territorio e dei disagi giovanili, suo insegnante di religione per cinque anni al liceo scientifico di Nuoro e che ha fatto scoccare in lei la passione per le problematiche sociali. «È stato lui il mio mentore e la mia guida anche se non glielo ho mai detto». Ricorda il professore che parlava di tossicodipendenza, di alcoolismo e di devianze. «Durante la sua ora di lezione – continua – prestavo la massima attenzione e col senno del poi ho capito che è stato suo il merito ad avermi sensibilizzato a questi temi. Quei discorsi espressi con un linguaggio semplice e calati sul reale mi affascinavano e mi sono rimasti dentro tanto da sentire forte il desiderio di approfondirli ». Laureatasi nel 2002 dopo un regolare corso di studi, Valentina trova subito impiego a Siniscola in un progetto di assistenza educativa gestito da una cooperativa sociale, poi a Bitti, Nule, Dorgali, Onifai, Esporlatu e Burgos. «È stato un buon tirocinio – spiega – mi sono imbattuta in problemi enormi lavorando presso famiglie e nei centri d’aggregazione per ragazzi e bambini disagiati e in seguito per tre anni a San Teodoro in un centro estivo per bambini».

Cosa ricorda di quelle esperienze? «Una fatica immensa, mi portavo a casa i disagi e i problemi di tutti. I contratti a progetto avevano la durata di alcuni mesi e non appena la situazione mi era chiara per poter programmare gli interventi, venivo utilizzata da un’altra parte e nonostante i coordinamenti settimanali fra noi educatori e l’équipe psicopedagogica fossero per me una boccata d’ossigeno, sentivo su di me la responsabilità di un compito troppo gravoso».

Quando ha smesso di fare questo lavoro? «Fino al 2009 mi sono occupata dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate poi ho lavorato per quattro anni come segretaria in un ufficio privato, ho insegnato tecnica di socializzazione e animazione per adulti nei corsi di formazione OS di Nuoro e Siniscola tuttavia già dal ’99 facevo teatro con la compagnia dei Barbariciridicoli che è stata la mia vera palestra in quanto si metteva in scena di tutto, dal comico al sociale, come in “Marcella”, una pièce contro la violenza sulle donne.

Nel 2014 la svolta: sono rimasta incinta e quando le prime analisi hanno confermato che avevo in grembo un embrione di cinque settimane equivalente alla lunghezza di un millimetro e mezzo, spinta dalla passione per la scrittura creai un blog (un sito internet simile a un diario ndr) a cui diedi il nome di “Millimetroemezzo” dando il via alla mia avventura teatrale nel momento esatto in cui quella piccola lineetta comunicava a me e mio marito che una nuova vita era in viaggio verso di noi».

Cosa raccontava a “Millimetroemezzo”? «A Caro millimetroemezzo ho raccontato per nove mesi le mie emozioni parlando per la prima volta di “gravidanza emozionale” e dell’avventura a cui stava andando incontro nell’affacciarsi al mondo. Fra di noi iniziava così un viaggio meraviglioso che dura tutt’ora. Dopo nove mesi il mio interlocutore non era più millimetroemezzo ma Cara Giorgia. A lei parlavo di temi importanti quali la violenza sulle donne, l’omofobia, la parità di genere ma anche dell’amore e del rispetto, della nostra vita insieme, dell’essere genitori, delle cose belle ma anche delle difficoltà del quotidiano».

Cos’è per lei oggi il suo blog? «Il blog è diventato per me uno strumento educativo per giovani e meno giovani. Nel mettere insieme i miei post (articoli) mi sono ritrovata fra le mani un copione e da lì a qualche mese era pronto lo spettacolo da portare in scena dando inizio alla mia avventura teatrale con “Millimetroemezzo e altri centimetri”, sottotitolo “Di quando all’improvviso ho dovuto pensare alla cena”. Un’amica alla regia, mio marito alle luci e un amico suggeritore mentre io animavo e dominavo il palco. Il mio primo banco di prova è stato Orani il 2 agosto 2017. Ecco che la mia passione mi stava portando lontano e stava diventando una professione nella quale convivevano insieme teatro, scrittura e pedagogia, racconti di gravidanza emozionale ma anche spunti per una genitorialità accogliente. Ad incoraggiarmi in questa straordinaria avventura i tanti occhi lucidi mentre trasferivo le mie emozioni al pubblico».

Dove ha portato il suo spettacolo? «In tanti paesi della Sardegna spingendomi fino a Cagliari. Di recente è stato presentato al teatro Eliseo di Nuoro e il ricavato destinato al Centro sollievo Alzheimer. Con lo spettacolo a Gavoi del 2 febbraio si è conclusa la tournée».

A chi si rivolge? «Alle scuole di ogni ordine e grado e a tutta la comunità, nessuno escluso».

Progetti per il futuro? « Millimetroemezzo rappresenta il mio bambino e “altri centimetri” stanno ad indicare tutti i bambini del mondo. Vorrei che a breve questo spettacolo diventi un libro pedagogico, una sorta di “vademecum” per i genitori e gli adulti chiamati al difficile compito di educare. Nel frattempo faccio la mamma, la moglie e la figlia di genitori anziani che ora più che mai necessitano della mia presenza. Dal 2013 faccio parte dell’Associazione culturale “Mi prendo e mi lascio” con sede ad Orani che organizza eventi su temi sociali e continuo a fare parte della mia storica compagnia teatrale i Barbariciridicoli ».

Si sente appagata da questo lavoro? «Sì, lo sono, nonostante sia il mio un lavoro molto impegnativo e faticoso. Sono io che mi occupo di ogni cosa a partire dall’idea creativa-progettuale alla realizzazione passando attraverso l’organizzazione, la promozione, la comunicazione e la diffusione e sono sempre io che salgo sul palco. Non è facile conciliare tutto questo con una bambina piccola che aspetta la sua mamma».

Come nasce un’idea creativa-progettuale-teatrale? «È una luce che si accende dentro e ti chiede di darle corpo e anima. Occorre sapersi ascoltare».

su gentile concessione de L’Ortobene  https://www.ortobene.net/

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