IL SELVAGGIO ALTOPIANO: TRA CIELO E TERRA, VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA GIARA

immagine dell’autore dell’articolo

di SALVATORE LAMPREU

Ho fatto un sogno in cui ho visto un grande altopiano che chiamavano Giara. Questa terra antica e selvaggia era abitata da piccoli cavallini che correvano liberi, magnifici uccellini che  cantavano sugli alberi, api laboriose e farfalle variopinte che svolazzavano tra i fiori. Come il Conte Neville di Malaga dopo aver fatto un sogno ha cercato e trovato Porto Rafael, così anche io ho cercato e trovato la Giara!

C’era una luce particolare quel pomeriggio sull’altopiano. Ci sono salito dal versante di Tuili, percorrendo quella strada stretta stretta e tutta curve che lo abbraccia e che, quasi per farsi perdonare di tutto quel vorticare intorno, ogni tanto decide di regalarti piccole piazzole da cui ammirare il panorama. E diciamocela tutta: e che panorama! La vista da lì è spettacolare. Un immenso open field si staglia davanti agli occhi, presentando sua maestà la Marmilla in tutto il suo splendore.

Lo sguardo punta dritto all’orizzonte e ogni tanto inciampa in quella che sembra una danza composta ed eseguita a regola d’arte da colline e nuraghi, sotto la silenziosa regia del colle de Las Plassas e del complesso di Barumini. In lontananza la terra si confonde con il cielo, secondo un gioco impercettibile di sfumature che solo le nubi sanno abilmente disegnare quando cuciono e ricamano, con arguzia, la linea di confine che separa il verde e l’azzurro.

Da allora, ho visitato diverse volte il parco naturale della Giara o Sa Jara Manna come la chiamano da queste parti. L’anno scorso, per esempio, ci sono salito passando da Gesturi, dove ad accogliermi ho trovato un simpatico cagnolino-guardiano a caccia di carezze. Sulla Giara regna inconfondibile il profumo della macchia mediterranea e della terra bagnata. Deve sicuramente aver piovuto da poco e le numerose pozzanghere che si incontrano lungo il cammino ne sono la prova inconfutabile. Onde evitare di perdermi, in questo immenso territorio alto oltre 600 metri s.l.m. ed esteso circa 43 kmq, acquisto una mappa per soli due euro dalle guardie dell’Ente Foreste che presidiano l’accesso. Accesso che è, udite udite, totalmente gratuito, ripeto incredibilmente gratuito.

La Giara è un’area naturalistica di notevole interesse ambientale che ospita oltre 350 specie vegetali. Tra gli alberi di sughero, leccio e roverelle si fanno strada il mirto, il corbezzolo e il leccio. Ma sapevate che anche la Giara, come tutti i regni incantati ha la sua regina? Si chiama Morisia Monantha. È una piantina piccina piccina che fiorisce da gennaio ad aprile e che si manifesta con un fiorellino giallo detto in sardo Ebra de Oru, Erba d’oro. La pianta dà il nome anche al giardino botanico presente, sul lati di Tuili.

Ma l’altopiano è conosciuto soprattutto per la sua fauna, capitanata dall’ultimo esemplare di cavallino selvatico d’Europa, il Cavallino della Giara. Grandi occhioni a mandorla con code e criniere lunghissime, i cavallini della Giara sono splendide creature in miniatura che pascolano allo stato brado ma che si lasciano anche avvicinare dai tanti curiosi. Io li ho potuti fotografare da vicino! Data la mancanza di ritrovamenti fossili, si presume che il cavallino della Giara sia stato introdotto in Sardegna durante il periodo nuragico o quello punico.

I Cavallini per abbeverarsi si recano tutti i giorni nelle grandi depressioni naturali ricche d’acqua piovana dette Paulis. Durante la primavera queste riserve sono particolarmente suggestive grazie ai colori spettacolari loro conferiti dalla fioritura dei ranuncoli acquatici. Curiosità: tra le acque dei Paulis, nuota indisturbato da 200 milioni di anni il Lepidurus opus Lubbocki, un esemplare di crostaceo arcaico rimasto immutato.

Insomma, c’è tanto da vedere e da scoprire sulla Giara, dove si può trascorrere una giornata in relax e anche fare uno spuntino al sacco, sia nei pressi dei Paulis, sia in prossimità degli ingressi per l’altopiano, in cui si trovano zone ombrose appositamente preposte per i pranzi.

Io vi consiglio, almeno per le prime volte, di farvi accompagnare da un esperto che possa illustrarvi i tanti particolari dell’area che, senza una guida, difficilmente si possono apprezzare appieno. A questo proposito vi suggerisco il bravissimo Roberto Sanna della Cooperativa Jara Escursioni di Tuili che saprà guidarvi alla scoperta della Flora e della Fauna locale e che vi potrà sicuramente consigliare anche per la scelta di gustosissimi prodotti tipici locali. Aspetto che non dispiace

Il territorio della Giara è costellato di Nuraghi lungo tutto il suo perimetro. Io vi suggerisco di visitare il Nuraghe Tutturudu sul lato di Tuili e il Nuraghe Bruncu Madugui sul fronte di Gesturi. Se volete approfondire la conoscenza del territorio, anche dal punto di vista Archeologico e  Geopaleontologico (sapevate che in Marmilla, milioni di anni fa scorreva un mare in cui nuotavano grandi pesci e altre creature?) potete rivolgervi a Michele Zucca del PARC, il PaleoArcheoCentro di Genoni che vi farà visitare anche il Museo del Cavallino della Giara  e il Convento dei Frati Cappuccini. Un altro professionista che vi suggerisco e che vi potrà illustrare con competenza le ricchezze storico-culturali e ambientali del territorio, in particolare di quello di Gesturi il paese di Fra Nicola, è Roberto Casu che gestisce Gesturi Turismo e che vi saprà fornire numerose informazioni e curiosità.

https://sardiniamood.com/

Una risposta a “IL SELVAGGIO ALTOPIANO: TRA CIELO E TERRA, VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA GIARA”

  1. È stata la mia prima scuola da titolare, ci sono stata da Dio, a Genoni, con gli alunni che tutti vorrebbero avere, e lì intorno amici diVini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *