TRA I PROFUGHI SAHRAWI: CAROLA FARCI IN ALGERIA PER PORTARE SOSTEGNO A UN POPOLO POVERISSIMO

 

di Francesca Mulas

Quello dell’Algeria meridionale è uno dei deserti più inospitali del mondo. In inverno la temperatura arriva a meno dieci, in estate supera i cinquanta gradi. Le tempeste di vento e sabbia sono insopportabili, non c’è acqua per lavarsi e quella da bere arriva solo razionata. Non ci sono case ma tende e l’orizzonte si estende monotono a perdita d’occhio. È qui che vive da oltre quarant’anni il popolo Sarhawi, esiliato dal 1976 quando il Marocco ne ha occupato i territori nel Sahara occidentale. Poverissimi, i Sahrawi sopravvivono oggi solo grazie agli aiuti umanitari e a volontari che hanno deciso di dedicare un po’ del loro tempo per portare sostegno. Tra questi c’è Carola Farci, cagliaritana di 28 anni: a Tindouf, la città attorno alla quale si è sviluppato il wilaya, o accampamento, di Auserd, si occuperà delle lezioni di inglese per i più piccoli.

“Conoscevo da tempo l’associazione Looking4 di Cascina, in provincia di Pisa, che da anni si occupa di aiuti al popolo Sarhawi e che ogni anno torna lì per progetti di istruzione e sostegno ai bambini e alle famiglie – ci ha raccontato prima di partire Carola Farci, che nel quotidiano svolge un dottorato di letterature comparate tra Padova e Limoges, in Francia – e ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare con loro qualcosa di concreto. Conosco un po’ di francese, spagnolo e inglese e quindi mi sono unita al gruppo che si occupa di insegnare le lingue. Starò con loro una settimana. Pur essendo un popolo poverissimo tengono molto all’istruzione, tutti i ragazzi fino ai 14 anni hanno la possibilità di studiare e hanno a disposizione libri e biblioteche. Partiremo in cinque, con noi avremo anche materiale di cancelleria, quaderni, penne da donare alle scuole, oltre a cibo, medicinali, vestiti. Sarà difficile comunicare dato che in quelle zone si parla arabo, ma tra inglese, francese e spagnolo sono sicura che ce la caveremo”.

La lingua non sarà certo il problema più grande: la zona dell’Algeria dove attualmente vivono 200mila Sahrawi, a ridosso del grande muro che i militari marocchini hanno costruito per impedire il passaggio ai profughi, è considerata pericolosissima. Il Ministero degli Esteri italiano ha inserito i campi di Tindouf tra le zone dell’Algeria dove è sconsigliato andare se non strettamente necessario. Oltre a un’alta microcriminalità esiste nel paese una elevata minaccia terroristica con episodi di violenza anche nei confronti degli stranieri. Il gruppo di Looking4 che viaggerà con Carola Farci, guidato dalla presidente dell’associazione Alice Vannozzi, sarà scortato dall’esercito dallo sbarco in aeroporto fino a raggiungere il campo.

I campi sono gestiti dalla Repubblica Araba Saharawi Democratica che è stata riconosciuta da diversi paesi dell’Africa, Asia e sud America e che da tempo chiede un referendum per la propria autodeterminazione nel Sahara Occidentale, referendum sostenuto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite fin dal 1992 e fortemente osteggiato dal Marocco. Il referendum per ora è ancora lontano. Nel frattempo 400mila persone vivono in condizioni di povertà, costrette a praticare pastorizia e agricoltura con pochissimi mezzi in una regione arida.

 “Se ho paura di attraversare il deserto, del clima, della mancanza d’acqua? Certamente sono situazioni a cui non sono abituata. Penso al freddo di notte, al vento e al sole fortissimo durante il giorno, ai cibi che non conosco. Per quanto riguarda la sicurezza, insieme agli altri del gruppo ci siamo informati e prenderemo tutte le precauzioni. Staremo ben lontani dal muro con il Marocco, ancora disseminato di mine anti-uomo, e ovviamente ci terremo in contatto continuo con la Farnesina e l’Ambasciata italiana ad Algeri. L’idea di portare il mio piccolo sostegno è un forte stimolo che mi fa scordare la paura: queste persone vivono esiliate dalla loro terra dal 1975, quando il Marocco l’ha occupata con la forza, e da allora la comunità internazionale non si preoccupa per loro. Per loro ogni aiuto è prezioso, e sapere che qualcuno nel mondo non li ha dimenticati dà loro una forza incredibile”.

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