LA FOTOGRAFIA MILITARE NELLA GRANDE GUERRA CON IL TENENTE GIUSEPPE DESSY

di Dario Dessì

Questa fotografia appartiene al fondo privato dell’Ingegnere Enrico Orsini, il cui padre  Armando, l’unico in piedi alla destra del tavolo, era stato  fotografo militare durante tutta la 1° Guerra Mondiale.

L’ufficiale seduto nella terza sedia a sinistra è il Tenente Giuseppe Dessy.

Nato ad Assemini (CA) nel 1993, era stato arruolato come soldato semplice del Genio; aveva, in seguito, frequentato il corso da caporalmaggiore, poi quello da sottufficiale ed infine, con successo, quello da ufficiale.

Nel 1918, al termine della Grande Guerra, il suo servizio fu prorogato di un anno. A lui era stato affidato il compito di fotografare e catalogare tutto quanto era stato abbandonato disordinatamente dall’esercito austro-ungarico in fuga precipitosa dai fronti dell’Italia Settentrionale. In uno sgabuzzino della casa dove abitava con la famiglia a Cagliari erano conservate centinaia di lastre con impressi i negativi di tante  immagini che ricordavano certe situazioni di rovine e di disastri causati da una guerra, che a distanza di secoli ricorderà che cosa possa generare la follia delle genti umane.

LA STORIA DELLA FOTOGRAFIA

La storia della fotografia trae le sue origini dalla scoperta della fotosensibilità dei sali d’argento da parte di J.H. Schulze nel 1727. 

Le prime fotografie per applicazioni d’uso militare risalgono al 1855, quando il generale Ignazio Porro ebbe a realizzare  una specie di camera oscura per fototopografie. Una volta perfezionati  i mezzi e le tecnologie di laboratorio,  le fotografie militari divennero documenti, immagini da Archivio Storico.

L’uso della fotografia militare nella Grande Guerra

1° Squadra fotografica  da campagna  – 3° Armata.

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        Zona  Gorizia

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da montagna  –  2° Armata

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            1° Armata  

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                         Albania 

6°       

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             4° Armata

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da campagna     Macedonia

                 8°   

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             6° Armata

Queste otto sezioni fotografiche da campagna e da montagna furono impiegate con oltre 600 fotografi nei vari settori operativi del fronte italiano.

Al termine delle ostilità, furono archiviati circa 150.000  negativi. 

All’atto della mobilitazione erano state distribuite ventidue macchine fotografiche di vario tipo.  Alla fine della guerra, nel 1918, furono  inventariate ben 291 fotocamere. Anche i parchi d’assedio del Genio ebbero a disposizione alcune squadre fotografiche con due militari fotografi  muniti di macchine 13X18  e 18X24 e tutto il materiale occorrente per lo sviluppo e la stampa.

Oltre alle fotografie ufficiali, realizzate su commissione del Comando Supremo del Regio Esercito, migliaia d’istantanee furono scattate con  macchinette fotografiche private appartenenti a ufficiali e a soldati che, in genere,  provenivano dai ceti sociali medio alti.

Tanti di loro, oltre ai mezzi economici, disponevano anche di un certo livello di cultura e così, tra una battaglia e un turno di riposo, trovavano assai edificante dedicare, con  passione e interesse, il proprio tempo libero alla ricerca di immagini, di episodi e di momenti  da fotografare ai fini di creare una documentazione storica personale degli eventi di quella lunga e terribile  guerra. Lo stesso Re Vittorio Emanuele III, passato alla storia

come il re soldato perché era solito dormire su una branda e alzarsi all’alba per andare a ispezionare le nostre linee in automobile, aveva sempre appresso una macchina fotografica.

Gli Stati Uniti d’America avevano  immesso nel mercato mondiale  la macchina fotografica  tascabile  Kodac. 

Quest’apparato, alquanto conveniente perché era alla portata di tutte le tasche,  era  particolarmente adatto, per la sua robustezza e la semplicità del funzionamento, a essere utilizzato per  riprendere qualsiasi momento della vita del soldato nelle trincee, nei campi di battaglia e nelle retrovie.

Anton Holzer,  che ha narrato la storia della guerra con  l’impiego di fotografie e che ha sempre considerato la Grande Guerra, il primo vero conflitto  moderno, nel quale  si fece  un grande uso dei mezzi di divulgazione,tra questi, appunto le foto a uso propagandistico, ha scritto un libro “ Die andere Front “ Fotografie und Propaganda in erstenWeltkrieg (L’Atro Fronte-Fotografie e propaganda nella prima guerra mondiale.).  In quest’opera oltre 500 fotografie, in gran parte inedite, mostrano certi particolari aspetti  della Grande Guerra, così come, giorno dopo giorno, veniva  combattuta in tutti i fronti austro ungarici, oltre a numerose immagini del Kaiser, dei comandanti delle grandi unità, degli eroi, della prestigiosa  funzionalità di certi mostruosi marchingegni  di sterminio, delle battaglie di una guerra particolarmente industrializzata, dei prigionieri di guerra, delle popolazioni civili delle terre occupate, del dramma dei profughi costretti all’esilio, delle impiccagioni, di certe inquadrature panoramiche dei campi di battaglia, dei caduti, dei luoghi di sepoltura e di talune tristi e penose ricorrenze.Tutto quel materiale fotografico veniva, scaltramente, utilizzato per diffondere, tra le popolazioni civili austriache, la certezza della vittoria e tra gli italiani, naturalmente, la convinzione dello smacco e della sconfitta. Tale attività propagandistica era considerata importante quasi alla stregua di un altro fronte ai fini della condotta della guerra. Il titolo del libro era infatti “Die andere Front” .  

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