PUNTU-SRD. OBIETTIVO 10.000 FIRME! LA PETIZIONE SU CHANGE PER IL DOMINIO DEL “MADE IN SARDINIA”


di Andrea Maccis

Sono ormai più di 10 anni che si parla di dominio .srd (punto srd) ma ancora molti sardi non ne sanno nulla e molti altri invece percepiscono l’argomento come qualcosa che non li riguarda, probabilmente anche perché non è stata fatta informazione sul tema, quindi forse è arrivato il momento di aiutare tutti a capire.

Cos’è un dominio di primo livello? Semplicemente l’ultima parte del nome di un sito. Prendiamo www.tiscali.it ad esempio, qual è il dominio di primo livello? Quel .it (punto it) che leggiamo alla fine, che altro non è se non il dominio nazionale di primo livello assegnato all’Italia.

Non esistono solo i domini nazionali di primo livello come il .it appena citato però, esistono anche quelli generici, che non vengono assegnati agli stati ma ad organizzazioni, comunità di interessi, aree geografiche, aziende o varie altre tipologie di richiedenti.

Cosa permetterebbe di fare il .srd? Semplicemente darebbe la possibilità ai sardi o a chiunque abbia attività legate alla Sardegna, di aprire siti con nomi che terminano in .srd. Si potrebbe avere un bel www.tiscali.srd per tornare all’esempio precedente, tanto per intenderci.

La storia del .srd comincia almeno dal 2005, anno in cui fu introdotto il .cat (punto cat), il dominio catalano che creò un precedente storico importantissimo: la possibilità reale per aree geografiche non costituite in stato, di richiedere un proprio dominio Internet.

Da allora, a più riprese, si è parlato molte volte di un dominio Internet per la Sardegna, soprattutto in ambito indipendentista o tecnologico, ma è stata la svolta di ICANN (l’autorità che gestisce i nomi di dominio) del 2012 che, “liberalizzando” i domini generici di primo livello e procedendo a una serie di nuove assegnazioni negli anni successivi, ha rinvigorito la campagna per l’ottenimento del .srd, rafforzata da esperienze altrui (.bzh di Bretagna, .frl di Frisia e tanti altri) e basata ormai anche su presupposti forse più incisivi di quello prettamente identitario: quello socio-culturale e quello economico.

A cosa potrebbe servire alla Sardegna avere un dominio tutto suo? Del resto, come molti fanno notare, utilizziamo già il .it.

Possiamo vederla come una questione di immagine: da anni ci sforziamo di costruire un “marchio Sardegna”, un qualcosa di facilmente riconducibile a noi e alla nostra terra, che ci permetta di valorizzare i nostri prodotti e di farci conoscere da un bacino infinito di turisti. Sotto il cappello del .it c’è talmente tanto che è difficile utilizzarlo come strumento di valorizzazione locale.

Vediamola insomma come una problematica da elenco telefonico: ha più impatto dare il numero del centralino a chi vuole chiamarci o dargli il numero del nostro interno?

Gli ultimi anni sono stati abbastanza proficui per la causa. A maggio del 2015 è stata lanciata su change.org una petizione per chiedere il dominio a ICANN in vista del prossimo round di assegnazioni e, a fine 2016, la politica sarda ha iniziato a interessarsi alla questione, fino alla presentazione di un emendamento alla finanziaria regionale 2017 (presentato dall’onorevole Paolo Zedda) per il finanziamento di uno studio di fattibilità e ricaduta economica dell’adozione del dominio, emendamento che è passato ufficialmente in finanziaria il 30 marzo.

Quindi, ora che in RAS lavorano all’affidamento dello studio, cosa altro resta da fare?

Da voci provenienti da ICANN, sembra di intuire che il prossimo round di assegnazioni di domini non ci sarà prima del 2020, ma bisogna arrivare pronti per poter avanzare una candidatura credibile e cioè a nome di una comunità di interessi reale: la comunità sarda. Quale metodo più semplice per contarci se non quello di continuare a firmare la petizione? Sardi residenti, emigrati o semplici amanti della Sardegna che desiderano essere contati nella comunità di interessi che chiederà ad ICANN la creazione di un dominio Internet di primo livello per la Sardegna.

Trovate la petizione all’indirizzo:  

change.org/srd . Obiettivo: 10.000 firme!

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