ARCHEOLOGO PER CASO: IRENEO GROSSO, IL RICERCATORE SARDO CHE RIPORTA ALLA LUCE I TESORI D’INGHILTERRA


di Luigi Barnaba Frigoli

Da oltre 20 anni supervisiona cantieri di scavo in tutto il Regno Unito per recuperare antichi reperti rimasti sepolti per secoli. Preziose testimonianze del passato che finiscono nei musei o nei libri di storia. E pensare che è diventato archeologo quasi per caso. Lui è Ireneo Grosso, 50 anni, uno dei tanti “cervelli” sardi finiti a lavorare all’estero. A Londra, per la precisione, dove risiede dal 1993, dopo aver lasciato Cagliari. Nei giorni scorsi il suo team di lavoro – la Pre-Construct Archaeology Ltd – ha riportato alla luce un sarcofago risalente al IV secolo dopo Cristo, nella zona di Southwark, a sud della City. Una scoperta che ha fatto il giro del mondo. “Ma non è la prima e non sarà l’ultima, visto che l’area a sud della capitale inglese ha un enorme potenziale”, racconta.

Un ritrovamento fortuito durante i classici lavori di cantiere o sapevate dall’inizio dove cercare “No, nessuna fortuna. L’area interessata dagli scavi era parte dell’antica Londinium (nome romano di Londra, ndr) dunque di grande interesse dal punto di vista archeologico”.

Dove si è concentrata la vostra attenzione? “Nella zona meridionale della città, oltre il Tamigi, dove partiva l’antica strada che portava nel West Sussex, verso Chichester, sede di numerosi insediamenti romani. Oggi si chiama Stane Street, un tempo era una delle principali direttrici dell’Inghilterra del sud”.

Spesso però sono le ruspe usate nei lavori pubblici a imbattersi in antiche vestigia… “Può accadere, è vero, ma siamo preparati. Anche perché ogni volta che viene assegnato un appalto le aziende incaricate dei lavori hanno l’obbligo di far compiere studi e ricognizioni su possibili ritrovamenti. E qui entriamo in gioco io e i miei colleghi”.

In pratica gli archeologi lavorano a stretto contatto con ingegneri e operai… “Esatto, ma credo che accada anche in Italia. Almeno così dovrebbe essere”.

Quando e perché ha scelto di trasferirsi in Gran Bretagna? “Negli anni Novanta. Volevo cercare la mia strada, quella che non trovavo in Sardegna, e rendermi indipendente. Così sono partito per Londra. Qui ho fatto tutti i lavori tipici degli emigrati appena arrivati, compreso il cameriere. Sinceramente mai avrei pensato di diventare archeologo. Credo sia stato il caso. O, meglio, il fato”.

Come è andata? “Dopo svariati impieghi precari, sono stato assunto nella mia attuale compagnia, per fare semplice lavoro d’ufficio. Ma stare a contatto con questo ambiente mi ha fatto appassionare talmente alla storia antica che ho deciso di iscrivermi all’università qui a Londra e di prendere la laurea in Archeologia. Si è trattato del naturale completamento di un percorso, perché già durante gli studi avevo cominciato i training nei siti di scavo. Insomma, prima la pratica, poi la teoria. Una carriera al contrario, tutta mia, di cui oggi vado fiero”.

In che epoca è specializzato? “Quella romana”.

In Sardegna ci torna? “Sì, regolarmente. Sono legato alla mia terra”.

Qual è la differenza tra fare l’archeologo Inghilterra e farlo in Italia? “Semplice: in Italia è molto più difficile trovare lavoro. Ed è una cosa da pazzi, considerando che l’Italia ha uno dei maggiori potenziali archeologici a livello mondiale. In Inghilterra, invece, la ricerca viene maggiormente valorizzata. Risultato: molti archeologi italiani sono costretti a emigrare”.

Le piacerebbe supervisionare un sito archeologico nella sua Cagliari? “Certo: è il mio sogno”.

Immaginiamo che le diano carta bianca: il primo luogo dove inizierebbe a scavare? “Nell’area di Tuvixeddu. Ma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Cagliari purtroppo viene sottovalutata. In realtà potrebbe dare ancora molto, anzi moltissimo, all’archeologia”.

http://www.unionesarda.it/

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