TUTTI I DOCUMENTI DEL PRIMO VIAGGIO VERSO L’ISOLA CHIUSI NEGLI ARCHIVI SEGRETI DI STATO: LE PROVE DEL TRAFFICO DI BOMBE IN SARDEGNA DAL 1986 AL 2008

Esercitazioni militari in Sardegna

di Mauro Pili

89.065 kg di potentissime bombe, 1141 colli esplosivi, 15 carri con esplosivi. Direzione Sardegna. Partiti dalla Sicilia il 25 maggio 1986. E’ il primo grande carico devastante, di una lunghissima serie durata sino al 2008, destinato nell’isola dagli Stati maggiori dell’esercito e dell’aeronautica. Materiale pericolosissimo, come lo definiscono i report riservati della Difesa. Atti secretati. Documenti che dovevano scomparire tra i segreti di Stato e che, invece, ora emergono in tutta la loro virulenza dal lavoro in commissione d’inchiesta. Si tratta della prima grande prova che lo Stato ha concepito la Sardegna come una grande discarica di Stato, da devastare a suon di esplosioni tese a far sparire materiale bellico di ogni genere. Centinaia di bombe micidiali da 1000 libre, oltre 500 Kg di esplosivo da far sparire in un solo modo, come dichiarano per iscritto dai vertici militari: facendole esplodere in Sardegna. Della devastazione ambientale, delle nanoparticelle, degli effetti su militari e civili a questo Stato vigliacco niente importava. Obiettivo fondamentale: far sparire tutto. Dagli atti riservati emerge di tutto: dalle relazioni incalzanti dei vertici ai dispacci preclusi a tutti per la movimentazione di tutto il materiale da smaltire in Sardegna. Ovviamente smaltimenti illegali, fuori legge, devastanti per l’ambiente e per la salute umana. Non si spiega diversamente perché tali operazioni non siano state gestite nei luoghi dove erano staccati quei materiali. Per quale motivo dal 115 deposito sussidiario di Vizzini, in Sicilia siano stati trasportati sino a Livorno, imbarcati per la Sardegna, sino ad Olbia in nave, poi al deposito dell’aeronautica di Serrenti e poi con quotidiane colonne marcianti verso Quirra. Uno Stato delinquenziale che ha devastato la Sardegna, generando disastri ambientali e omicidi di Stato, ancor oggi impuniti. Documenti che inchiodano sotto ogni punto di vista il comportamento dei vertici della Repubblica che sino al 2008 hanno proseguito con questa criminale utilizzazione dei poligoni militari della Sardegna. Utilizzo nefasto e criminale sempre negato da ministri e generali. Ora che questi documenti sono pubblici nessuno potrà sottrarsi dall’accertare il disastro ambientale ancora in essere insieme alle mancate bonifiche delle aree, oltre agli omicidi di Stato.

Dai documenti riservati emerge una relazione legata all’ispezione tecnica presso il 115° deposito sussidiario di Vizzini (Sicilia) dalla quale si evince non solo il quantitativo e la tipologia dei materiali da smaltire ma anche l’urgenza dell’azione criminale. Si tratta è scritto di: “materiali dichiarati fuori uso e destinati alla distruzione in quanto pericolosi, ragioni di riservatezza ne sconsigliano l’alienazione con metodologie diverse che non siano il brillamento in ambito forze armate” .

Dai fonogrammi emergono tutti i dettagli, le macroscopiche scorte messe in campo per un’operazione di distruzione che secondo i vertici militari si doveva svolgere solo ed esclusivamente nella colonia Sardegna.

Questi documenti rimastati coperti sino ad oggi, sono già a disposizione della commissione d’inchiesta Uranio e costituiscono il fondamento di un capitolo verità che deve essere ancora scritto.

Resta da capire chi sono i vertici di questa scelta criminale che ha individuato la Sardegna come discarica e terra di distruzione. Un dato è certo lo Stato ha concepito e utilizzato la nostra terra come una colonia per fare di tutto e di più, fregandosene di ambiente, militari e civili. I processi non possono eludere questa verità. Serve uno scatto d’orgoglio e di determinazione per perseguire i colpevoli, l’ultimo fatto risale al 2008, quindi non prescritto, e soprattutto la mancata bonifica, reato pienamente in essere. La Sardegna deve essere risarcita senza perdere altro tempo, sia sul piano penale che civile. E’ l’ora della verità e delle responsabilità.

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