IL DESIDERIO DI FAR COOPERARE I POPOLI: SOFIA MARCEDDU DA LANUSEI A NANTES PER STARE A CONTATTO COI MIGRANTI

ph: Sofia Marceddu

di Michela Girardi

Fin dall’adolescenza ha sognato di mettere uno zaino in spalla e partire alla scoperta del mondo. Dopo il diploma, un anno in Russia con Intercultura, due lauree (una in relazioni internazionali, la sua passione), un Erasmus in Turchia e dopo aver trovato un perfetto compagno di viaggio, la 27enne lanuseina Sofia Marceddu, ha fatto avverare questo sogno. Prima trascorrendo quattro mesi in Sud America e poi viaggiando per l’Asia e l’Europa. Oggi vive a Nantes, dove ha deciso di stabilirsi “per amore”. “Dopo nove anni in cui il mio ragazzo, che è francese, mi ha seguita ovunque per via dei miei studi e della mia voglia di viaggiare, a settembre ho capito che era giunto il momento, stavolta, che fossi io ad andare incontro a lui. Adoro Nantes, qui rispetto all’Italia sento di avere più possibilità di lavoro, più diritti sociali e più stimoli. Inoltre parlavo già piuttosto bene il francese: ciò mi ha dato il coraggio di fare questa scelta”. “A Settembre avevo firmato un contratto per lavorare all’OFII di Nantes, l’ufficio francese per l’immigrazione e l’integrazione che è sotto tutela del Ministero degli Interni. Mi sarei dovuta occupare dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti che arrivano in questo territorio ed ero la ragazza più felice del mondo visto che è in questo campo che mi sono specializzata con la tesi “Alcune soluzioni per l’integrazione dei migranti in Europa” e cerco  lavoro” racconta Sofia “Purtroppo però, nonostante l’incontro con la responsabile e le carte pronte, improvvisamente dall’OFII Parigi hanno chiesto il riconoscimento delle mie lauree. Le tempistiche di attesa del riconoscimento lauree hanno fatto slittare l’inizio del lavoro di qualche mese. L’OFII mi ricontatterà a marzo. Nel mentre lavoro come commessa proprio in questi giorni sto aspettando una risposta importantissima da un’associazione che dovrebbe creare, a breve, un nuovo team per potersi occupare dei giovani migranti non accompagnati, accoglierli pensando al loro futuro inserimento dal punto di vista educativo, sociale e lavorativo”. Sofia vede mille città nel proprio futuro ma un solo lavoro, quello che la porti a contatto con i migranti e le permetta di fare la sua parte in termini di accoglienza e integrazione. Ha le idee chiare e tutte le carte in regola per eccellere. “Voglio farne un mestiere che non è un’utopia, è il nostro presente e futuro” racconta la giovane lanuseina “L’immigrazione è sempre esistita e sempre esisterà, ci saranno sempre migranti da aiutare all’inizio del loro nuovo percorso. I nostri Paesi dovrebbero solo riconoscerlo ed agire di conseguenza sul lungo termine. In Italia, durante gli studi, mi è sembrato che l’integrazione sia una delle ultime questioni a cui pensare, sebbene sia assolutamente collegata al tema dell’immigrazione. Se ne parla ancora troppo poco, si dà più spazio in televisione e nei quotidiani a politici come Salvini rendendo ‘normali’ i loro discorsi vigliacchi e propagandistici. Il Governo fa poco e niente, la stessa Unione europea, ahimè, non è solidale come dovrebbe nei confronti della crisi italiana riguardo l’accoglienza e, come se non bastasse, il disagio sociale, l’ignoranza ed il razzismo che si stanno sviluppando non aiutano di certo a migliorare la situazione. I nostri politici preferiscono continuare a fare finta di niente davanti al fenomeno dei flussi migratori che non sembra destinato a cessare, quando invece, potrebbero dare un bell’esempio all’Europa intera ed intervenire pensando al futuro dei propri cittadini (nuovi arrivati compresi). D’altronde con l’operazione militare ed umanitaria italiana Mare Nostrum, abbiamo già dimostrato come si possano fare cose eccezionali anche in situazioni emergenziali, peccato che non sia durata a lungo”. La determinazione a raggiungere i traguardi che si è prefissata aiuta Sofia a combattere la nostalgia di casa. “Dell’Ogliastra mi  mancano molte cose: la mamma, i fratellini, i parenti, la cucina sarda,  la  frutta e verdura senza pesticidi al supermercato, le chiacchierate e gli ‘spuntini’ con i vecchi amici, i sorrisi delle persone nonostante i problemi,  le anziane signore che puntualmente mentre faccio la fila negli uffici (quella non mi manca proprio) mi chiedono “E tui figgia ‘e chini sesi?”, la lingua,  il silenzio totale quando arriva la sera, l’incredibile cielo stellato che abbiamo la fortuna di godere in Ogliastra e ovviamente i panorami mozzafiato, dalla montagna al mare. Anche se li conosco come le mie tasche, ogni volta che mi ci trovo davanti rimango estasiata. La mia famiglia ha accolto benissimo la mia idea di partire. Ritengono sia una persona molto matura e che con la mia forza d’animo e la mia grande umanità potrei davvero fare carriera. Non sapevo che avessero così tanta stima nei miei confronti!  Ad ogni modo, devo averli preparati bene con tutti i miei viaggi e assenze medio-lunghe dall’età di diciassette anni. Solo il mio fratellino di otto anni non si rassegna…ma quando sarà più grande e avrà anche lui voglia di aprire la mente, capirà!”. Nonostante la nostalgia, Sofia sa che difficilmente farà ritorno in Sardegna e più in generale in Italia: sono troppe le cose che non vanno e che, a suo avviso, tarpano le ali ai giovani nel Belpaese. Troppe le differenze che lei per prima ha riscontrato tra la vita dei ragazzi francesi e quella dei loro coetanei italiani. “La prima differenza a cui penso è sicuramente il salario minimo, fissato per legge nella maggior parte dell’Europa, ma che non è purtroppo previsto nel nostro Paese” spiega Sofia “In Francia viene aggiornato annualmente e lo chiamano SMIC. Esso contribuisce, in effetti, ad aumentare  il tenore di vita generale di impiegati e operai, oltre che ridurre le disuguaglianze sociali. Ho anche l’impressione che qui in ogni campo lavorativo la presenza femminile sia molto più alta rispetto all’Italia. Non ero abituata a vedere così tante donne direttrici, fa piacere! E poi non posso non citare la protezione sociale francese che ricopre tutte le fasce fino a quelle che vivono al di sotto della soglia di povertà”. “Tutto ciò” conclude Sofia “fa sì che non ci sia frustrazione, soprattutto dato che i lavoratori non sono sottopagati o sfruttati come invece accade spesso in Italia. Di conseguenza si lavora anche meglio poiché vi è più motivazione e serenità. Devo anche dire che già dal mio stage a Nantes due anni fa, avevo notato una maggiore considerazione, fiducia e rispetto nei miei confronti. L’impegno ed il lavoro vengono riconosciuti fin dal primo giorno e si ha costantemente l’impressione di sentirsi veramente parte integrante dell’équipe. In Italia, vengono invece a mancare la  meritocrazia e lo spirito di gruppo”. Altra certezza nella sua vita sono  i viaggi, latori per Sofia di grandi insegnamenti.  “Il viaggio, se si affronta con un minimo di apertura mentale, arricchisce fin nel profondo e fa in modo di non dare più niente per scontato. In una società globalizzata come quella in cui viviamo noi ora, è importante non restare chiusi in se stessi e tendere le braccia al confronto con altri popoli, culture e tradizioni. Se ci fossero più scambi, si potrebbe davvero essere umanamente e socialmente più intelligenti da poter così evitare guerre, razzismo, xenofobia e qualsiasi altro errore che l’uomo tende sempre a ripetere. Ognuno di noi ha molto da dare e molto da imparare, credo che una vita non basti per scoprire tutto quello che riserva il nostro pianeta. E poi non è meraviglioso e interessante scoprire nuovi paesaggi, altre storie, altri punti di vista, assaggiare i piatti tipici, ascoltare lingue e musiche locali, fare incontri che a volte si trasformano in forti amicizie e tanto altro?”.

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