CRISTINA CABONI ALL’ASSOCIAZIONE “SEBASTIANO SATTA” DI VERONA PER LA PRESENTAZIONE DELL’ULTIMO ROMANZO “IL GIARDINO DEI FIORI SEGRETI”

nelle immagini di Andrea Zonca, l'autrice Cristina Caboni (in coda al testo insieme a Salvatore Pau, Presidente dell'associazione sarda di Verona)

 
di Annalisa Atzori

Nuova serata culturale di alto livello al Circolo di Verona,  ospite speciale è stata Cristina Caboni, in questi giorni impegnata con la promozione del suo ultimo romanzo in più città italiane.

Dopo i saluti del Presidente Salvatore Pau, visibilmente soddisfatto per l’ottima risposta del pubblico presente, Silvia Serra ha presentato l’autrice. Silvia, che ormai è stata promossa a “presentatrice ufficiale” in Associazione a Verona, ha fortemente voluto l’incontro con la Caboni, da lei contattata parecchi mesi fa. Tanta tenacia è stata abbondantemente premiata,  la chiacchierata con Cristina Caboni si è rivelata davvero piacevole.

Il terzo libro dell’autrice sarda (è di San Sperate, Cagliari) è uscito il 20 ottobre. La Caboni ha avuto un enorme successo di pubblico con il suo primo romanzo, Il sentiero dei profumi, tradotto in ben sette lingue, che è già di per sé una rarità per una scrittrice all’esordio. Il giardino dei fiori segreticonclude quella che si può definire la trilogia della natura, che comprende anche il secondo romanzo, ambientato in Sardegna, La custode del miele e delle api.

La Caboni  si occupa dell’azienda di apistica di famiglia. Entra subito in sintonia con i presenti, per la maggior parte sardi o di origine sarda,  è come trovarsi a casa. Spiega che nei suoi romanzi ha rivissuto un po’ quello che è stato il suo percorso di vita, partendo dalla Sardegna, facendo un periodo lontano per poi tornare alla terra che non  ti lascia andare via. Le protagoniste dell’ultimo romanzo sono due gemelle, Iris e Viola, separate piccolissime e cresciute una con il padre e una con la madre. E’ un romanzo pieno di misteri, di luoghi reali e di luoghi simbolici. Silvia Serra legge alcuni passi del libro, dove Iris è alla ricerca di un posto idoneo ove collocare i suoi giardini. Sì perché la ragazza è spinta da una voglia irrefrenabile di realizzare di nascosto un giardino per una sconosciuta. Il mondo ha bisogno di fiori. E’ la storia delle due gemelle che sono incapaci di trovare un posto nel mondo, proprio perché sono state separate e soffrono della mancanza l’una dell’altra. Si incontrano, quasi casualmente, al “Chelsea Flower Show”, la più grande mostra di fiori del mondo che si tiene a Londra, la metropoli dove è vissuta Viola, con la madre. Iris invece ha girato il mondo insieme al padre, in Africa e America Latina, visitando le grandi coltivazioni di rose, i cosiddetti “villaggi delle rose”.  E’ la storia di un legame che si ricompone, quello tra le due gemelle ma metaforicamente anche quello tra l’uomo e la natura, che troppo spesso vengono separati, il più delle volte per trascuratezza. Il giardino è il luogo dove uomo e natura possono incontrarsi di nuovo.

Cristina Caboni spiega che racconta di fiori, profumi e colori perché  scrive  del suo mondo, di ciò che conosce meglio, scrive della nostra terra. Ha da sempre un contatto fortissimo con le api, occuparsi di apicoltura significa porre attenzione ai fiori, alle fioriture e ai profumi, attraverso i quali i fiori “raccontano” alle api che il nettare è pronto.  Cristina ha assistito alla magia della fioritura estiva di eucalyptus,  ha visto le api come stregate dal profumo dei fiori. Il profumo è un linguaggio, per l’autrice questa idea si unisce ad altre suggestioni,  da qui nasce il romanzo. Ne La custode del miele e delle api Angelica Senes, la protagonista, è cresciuta a contatto con la natura, nella massima libertà, figlia “d’anima” della sua prozia Margherita, che le insegna a cantare per le api… La prozia la chiama attraverso un lascito spirituale, le spiega come comunicare con le api stesse. Il mondo delle api è meraviglioso, affascina, lo si può raccontare approcciandolo come la Caboni con gioia, passione, entusiasmo.

Con l’ultimo romanzo, Cristina torna a narrare della terra, della capacità di coltivarla, dell’azione e tornano i profumi. Tutto passa attraverso l’esperienza di una persona attenta al mondo che la circonda, alle piccole cose. Ci sono la pazienza e  l’attesa. le sue amate api sono lo specchio del territorio dove vivono. In una recente intervista, la Caboni infatti ha detto che “i luoghi che lasciamo continuano a crescere dentro di noi e ci reclamano. Perché noi gli apparteniamo. Siamo la loro espressione, così come il miele è lo specchio del territorio dove viene raccolto, dei fiori che vi nascono, dell’aria e dell’acqua”. Tutti coloro che hanno lasciato la propria terra, o un genitore  lo ha fatto, conoscono bene il significato di queste parole…continuano a crescere dentro di noi e ci reclamano

Nei romanzi della Caboni c’è sempre un richiamo alla storia personale di ciascun personaggio, il dover ritrovare le proprie radici per poter andare verso il futuro.

Per Cristina, la passione per la scrittura è nata come una naturale estensione della lettura. Dopo aver iniziato a leggere, ha sentito il bisogno di comunicare e ha capito di dover trovare dei codici che fossero compresi anche dagli altri. Ha quindi cominciato un percorso di studio, attraverso corsi di scrittura. Ha poi inviato i suoi scritti a riviste femminili,  finché le hanno fatto un contratto. Da lì in poi non ha più smesso, la scrittura è dinamicità, ha bisogno di attenzione, è il suo modo di esprimere quello che ha dentro. La scrittura le offre la possibilità di vedere mondi diversi da quello in cui vive, altre realtà, altre dimensioni di comprensione. Per scrivere un romanzo non serve solo raccontare una storia, è necessario anche approfondire determinati argomenti per creare le varie sfumature.  Scrivere senza prima conoscere, in modo banale e vago, non sarebbe rispettoso nei confronti di chi legge. Cristina ha dovuto studiare per poter raccontare. Ha potuto addirittura sentire l’odore dei tre protagonisti del suo primo romanzo … Le profumiere Marika e Caterina infatti hanno creato appositamente per questi personaggi delle essenze: Cristina ha scritto il suo primo romanzo in soli tre mesi, come un fiume in piena, grazie anche a questo regalo meraviglioso che le hanno fatto le due profumiere. I suoi personaggi per lei non avevano più segreti, li poteva addirittura odorare! E poi, la splendida esperienza alla fiera dell’editoria a Francoforte, dove per promuovere il suo primo libro Cristina ha portato anche decine di fazzolettini profumati di queste tre essenze, confezionati dalle sue vicine di casa. Le amiche li hanno preparati utilizzando i fazzolettini di famiglia, quelli antichi messi da parte dalle nonne. Il successo avuto dal romanzo è stato possibile perché tutte le persone che hanno contribuito hanno messo la parte migliore di sé.

Silvia Serra chiede alla Caboni quale sia il rapporto con i lettori, con il suo pubblico. Cristina confessa che i suoi lettori sono molto importanti e addirittura la conoscenza diretta di alcuni fans del primo romanzo hanno dato un fondamentale apporto alla stesura del terzo libro. Grazie ad uno di loro, Cristina ha infatti imparato come si ibridano le rose, come si organizzano le fiere, come le rose vengono presentate ai compratori: questi ultimi percorrono i sentieri, lungo i quali sono piantate le rose, e le scelgono in base al “portamento” e alle emozioni che i fiori trasmettono loro.

Un’altra lettrice le ha confessato come, a causa di una grave malattia, sia riuscita a superare il distacco dal giardino, dai suoi amatissimi fiori …. portando dentro casa duecento piante di orchidee! Ha trovato la forza e l’energia per andare avanti, perché le piante sono il futuro.

Cristina Caboni è cresciuta a San Sperate, un paese dove arte e natura si fondono. E’ il paese dei murales, delle poesie, dei tanti colori ed è anche il paese del grande scultore Pinuccio Sciola. L’artista, anticonformista quale era, girava per il paese scalzo, era amico di tutti, portava a San Sperate persone da tutto il mondo. Era anche grande amico del padre della Caboni ed entrambi sono venuti a mancare quasi contemporaneamente. Cristina racconta un episodio legato all’artista che ha dell’incredibile. Pinuccio Sciola un giorno chiama il padre di Cristina perché una giovane pittrice vuole dipingere api e lui non ha il tempo di seguirla. Presto la pittrice viene presentata  a Cristina, con la quale si stabilisce da subito un ottimo feeling.  La Caboni aveva appena inviato le bozze del suo secondo romanzo (La custode del miele e delle api), nessuno lo sapeva ancora, neanche in famiglia. La giovane pittrice voleva dipingere le api d’oro (… che erano le api di Angelica Senes!). La pittrice aveva bisogno anche di poesie sulle api. E qui viene il bello: il nome della pittrice è Elena e viene da Firenze (…Elena da Firenze è una delle protagoniste del primo romanzo della Caboni!). Nel raccontarlo, Cristina è ancora visibilmente scossa dalle coincidenze.

La Caboni sta già lavorando al suo prossimo romanzo, non può fermarsi,  le persone hanno  storie da raccontare, tramite lei.

In sala chiedono all’autrice per quale motivo ha scelto la tematica dei gemelli per l’ultimo libro. Lei risponde che è partita da una suggestione che aveva, di legame tra persone speciali. Esiste anche la “sindrome del gemello scomparso”, che è mancanza profonda dell’altro, origina non pochi disagi. Soffre così anche l’uomo separato dall’ambiente ideale che è la natura. Cristina voleva ricomporre il legame, il giardino è degno di essere raccontato, è il luogo dove le persone ritrovano quello che manca. C’è l’orgoglio di fare qualcosa. Esiste in alcuni ospedali la “garden therapy”, che riporta l’uomo al centro di se stesso. Siamo tutti in cerca di serenità, di entusiasmo, un giardino ci offre questa possibilità. Chi dice di avere il “pollice nero” in realtà sta solo inventando scuse … basta smettere di annegare le piante, verificare l’esposizione al sole e al vento e voilà … iniziamo una relazione con le piante, come creature viventi, che ci ascoltano.

Ultima curiosità del pubblico: che cosa sono queste “api d’oro”? Cristina risponde che in passato avevano avuto tra le loro api un particolare ceppo di api biondissime, quasi color oro, erano bellissime e per questo ha voluto riproporle nel suo secondo romanzo. Gli apicoltori vedono una bellezza incredibile nelle loro api, per loro hanno occhi diversi dal resto del mondo! Le api d’oro sono quelle del paese di Angelica Senes.

Cristina Caboni saluta il suo pubblico con un arrivederci al prossimo anno, quando presenterà il romanzo inedito (la si può contattare su Facebook come Cristina Caboni – autrice).

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