FOTOGRAFIE E DOCUMENTI DI VIAGGIO: IN UNA MOSTRA A NUORO, MAX LEOPOLD WAGNER E LA SARDEGNA


di Giovanni Masala

Dal 3 novembre l’ex Mercato Civico di Nuoro ospita l’esposizione delle fotografie che documentano i viaggi compiuti nell’Isola da Max Leopold Wagner, uno tra i più apprezzati filologi del Novecento nonché il maggior esperto di linguistica sarda.

Tra il 1925 e il 1927 Wagner fu in Sardegna per raccogliere informazioni sistematiche sulla lingua sarda e i suoi dialetti. La mostra terminerà il 3 dicembre. Dal 5 dicembre fino agli inizi di gennaio sarà a Fonni.

La mostra, curata da Giovanni Masala Dessì in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Stoccarda, l’Istasac,

www.sardinnia.it,, gli Istituti di Lingue e Letterature Romanze e la Biblioteca Karl Jaberg dell’Università di Berna, è stata realizzata in occasione delle Celebrazioni Deleddiane del Comune di Nuoro con la collaborazione della Fondazione di Sardegna.

Quando Max Leopold Wagner si recò in Sardegna allo scopo di dare avvio alla ricerca sul campo più completa e sistematica della sua vita, l’isola e la sua realtà gli erano notevolmente familiari da oltre vent’anni, e non soltanto da un punto di vista strettamente linguistico.

Dopo un’esitazione protrattasi a lungo, nell’ottobre del 1925 Wagner accettò finalmente l’incarico di eseguire le inchieste dialettale sarde per l’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale (AIS), a cura di Karl Jaberg e Jakob Jud.

L’Atlante consta di otto volumi che comprendono ciascuno oltre duecento tavole delle dimensioni della carta base del Touring Club Italiano e su cui è riportato il lessico (ma anche frasi e forme verbali) di 406 dialetti di altrettante località italiane e della Svizzera meridionale.

Oltre a Wagner, a cui fu affidato il compito di eseguire i rilevamenti dialettali in 20 località sarde, gli altri due esploratori coinvolti nell’ambizioso progetto erano il linguista svizzero Paul Scheuermeier, che eseguì i rilevamenti in ben 306 località dell’Italia centro-settentrionale e della Svizzera meridionale, e il filologo tedesco Gerhard Rohlfs, a cui vennero affidate le inchieste in 80 località dell’Italia meridionale.

Il compito dei tre studiosi era quello di intervistare informatori locali in base ad un questionario di circa 2000 vocaboli elaborato da Karl Jaberg e da Jakob Jud, il cosiddetto questionario normale (Qn).

Gli informatori dovevano essere persone che padroneggiassero il dialetto alla perfezione, preferibilmente pastori e contadini che avessero vissuto sempre in quella stessa località o che perlomeno non si fossero trattenuti troppo a lungo in un altro luogo.

Il lessico che i ricercatori dovevano raccogliere e preservare dall’incalzante modernità che minacciava l’estinzione non solo della cultura contadina ma anche delle parlate dialettali, riguardava prevalentemente quello della cultura materiale tradizionale, come gli oggetti e le attività dell’agricoltura e della pastorizia ma anche semplicemente i numeri, i nomi dei mesi dell’anno, dei giorni della settimana e delle stagioni, per arrivare alla terminologia dei vari gradi della parentela, l’età, l’amore, la nascita, il matrimonio, la morte, e così via.

Al termine di ciascuna inchiesta ogni esploratore spediva all’università di Berna e di Zurigo il questionario con le risposte dell’informatore.

In Sardegna le inchieste furono effettuate dall’autunno del 1925 all’estate del 1926 a Macomer, Nuoro, Cagliari, Sant’Antioco, Sassari, Ploaghe, Villacidro, Tempio, Bitti, Dorgali, Fonni e Desulo. Dalla primavera del 1927 fino all’estate dello stesso anno ad Escalaplano, Perdasdefogu, Baunei, Santu Lussurgiu, Milis, Mogoro, Busachi e Laconi.

Oltre alla compilazione del questionario normale contenente le risposte degli informatori, gli esploratori dovevano redigere il cosiddetto verbale d’inchiesta, in cui venivano indicati: il nome della località, il punto (corrispondente ad una numerazione interna dell’Atlante), la durata dell’inchiesta, di solito 3-4 giorni, e il numero delle ore lavorate per il completamento della stessa.

Immediatamente dopo seguiva una sommaria descrizione dell’informatore e delle particolarità fonetiche del dialetto sottoposto ad indagine. Wagner, Scheuermeier e Rohlfs avevano anche il compito di scattare fotografie, spesso corredate da disegni esplicativi, di oggetti, attività lavorative e persone con l’abbigliamento tradizionale dell’epoca.

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