ALL’ASSOCIAZIONE “SEBASTIANO SATTA” DI VERONA, LA MOSTRA DI DANIELE SERRA, ILLUSTRATORE E FUMETTISTA CAGLIARITANO

nella foto di Andrea Zonca, da sinistra: Silvia Serra, Salvatore Pau, Daniele Serra

di Annalisa Atzori

Nuova e particolare iniziativa culturale alla “Sebastiano Satta” di Verona. Il Presidente Salvatore Pau dopo i saluti e ringraziamenti di rito ha dato la parola a Silvia Serra, socia del circolo, che ha presentato Daniele Serra, suo fratello. Daniele è un illustratore professionista, vive e lavora a Cagliari. La sua carriera come illustratore è cominciata ufficialmente da otto anni, ma disegna da quando di anni ne aveva quattro. Lavorava come grafico nell’ambito della pubblicità (lasciare un lavoro a tempo indeterminato al giorno d’oggi non è da tutti), poi ad un certo punto ha deciso di seguire la sua vera passione e rimettersi in gioco. E’ stata una scelta felice, aiutato sicuramente da internet che gli permette di raggiungere scrittori e editori di tutto il mondo. Daniele ha uno stile inconfondibile, oscuro, onirico, ispirato al fantastico e all’horror. Crea copertine e fumetti principalmente di racconti fantasy, ma ha collaborato anche nella creazione di libri da bambini.

Quattro anni fa è arrivato un importantissimo riconoscimento, da parte della prestigiosa “The British Fantasy Society”: il premio di Best Artist al British Fantasy Awards del 2012.

Daniele Serra, che ha studiato come perito elettronico, si definisce un autodidatta nell’ambito del disegno: ha frequentato solamente un corso per fumettista e uno per pittura ad olio. Nel periodo in cui lavorava ancora come grafico era solito disegnare di notte, abitudine che ha mantenuto nel tempo. Infatti, dice che per lui le ore più produttive, di maggiore ispirazione, sono proprio quelle che gli altri dedicano al sonno. Disegna di getto, solitamente senza prima fare  bozzetti, segue il suo istinto. Non ragiona troppo su quello che fa e sceglie sempre i soggetti che gli danno più emozioni.La notte, ascoltando in sottofondo documentari e serie tv, Daniele crea le sue opere. Ha incominciato con la pittura ad olio, per poi passare a quella ad acquerello, spinto anche dalle tempistiche richieste da chi gli commissiona i lavori. Daniele è convinto che, per avere successo nel mondo degli illustratori, il talento conti per un buon 30-40 % …. Ciò che fa il resto è essere in grado di accettare il confronto e rispettare le scadenze, la professionalità è riuscire a fare il meglio in un ambito in cui non ci si sente sicuri, disegnare  soggetti per i quali non si nutre un amore particolare… Rivela che lui ad esempio non ama rappresentare le auto, ma gli è capitato di dover creare una copertina molto importante con due auto in fiamme …

La scelta di Daniele Serra di mettersi in gioco e di rischiare, con uno stile che è tutt’altro che commerciale, è stata di sicuro un salto nel buio, ma gli ha dato grandi soddisfazioni. Quando ha firmato un contratto per la Dc Comics, una delle più importanti case editrici di fumetti negli Stati Uniti (quella di Superman e Batman per intenderci!) ha capito che poteva farcela. Ora gli editori conoscono il suo stile e tendono a dargli carta bianca quando gli commissionano qualcosa. Daniele è rimasto sempre fedele a se stesso, legato al genere che più lo rappresentava, ha un’importanza notevole essere assolutamente riconoscibile. Lavorare per lui è un po’ un  gioco, questo lo rende sempre pieno di entusiasmo e di voglia di continuare.

Serra utilizza molto il nero e le terre nella creazione di illustrazioni e quadri. Nei fumetti usa invece la china. Avendo un passato di grafico, ha iniziato con la colorazione digitale, per poi tornare al lavoro fatto interamente a mano. Parla di quanto siano diverse le opere che crea per se stesso e quelle che invece disegna su commissione. Quanto lavora per se stesso, può permettersi di sperimentare e anche di “innamorarsi” delle sue creazioni, se lavora per altri non sempre può concederselo.

Quando Silvia gli chiede di citare alcune sue collaborazioni importanti, Daniele spiega che in Italia lavora effettivamente pochissimo, il suo genere non è molto richiesto nel nostro Paese. Ha però creato la graphic novel per “Carne” di Marcello Fois (edizioni Guanda). Aveva incontrato lo scrittore sardo alla fiera del libro di Torino e gli si era proposto come illustratore.

Altra  collaborazione di cui è particolarmente fiero è quella con lo scrittore texano Joe R. Lansdale.

Nel film “Cell”, horror thriller tratto da un romanzo di Stephen King con protagonisti attori del calibro di John Cusack e Samuel L. Jackson, alcune opere di Daniele Serra sono state richieste  come scenografia: il protagonista Clay Riddell (interpretato da J. Cusack) è un ex disegnatore di fumetti e i quadri di Serra sono utilizzati come fossero opera di Riddell. Rivedere i suoi lavori nelle scene del film, seduto in poltrona al cinema la scorsa estate, ha rappresentato per Daniele un’emozione indescrivibile.

Quando gli viene commissionata una copertina, Serra non ha bisogno (né tantomeno il tempo materiale) di leggere il libro intero. Gli sono sufficienti la sinossi, i concetti, l’idea dell’autore per iniziare a fare delle prove a matita … se risultano in linea con quanto richiesto prosegue con l’illustrazione vera e propria.  Per disegnare i personaggi del videogioco di ruolo/azione fantasy Dark Souls (dalle cupe atmosfere medievali molto in voga attualmente ma sconosciuto per Serra, che non ama i videogiochi) Daniele ha dovuto chiedere ad un amico di invitarlo a “giocare”, per capire meglio di cosa si trattasse.

La “sardità” quanto ha condizionato il suo percorso professionale? Serra spiega che ciò avviene soprattutto a livello inconscio, quello che lui disegna è l’ elaborazione del vissuto. Sente che nascere e crescere  in Sardegna ha avuto una fortissima importanza, con le atmosfere ancestrali, magiche  e archeologiche che offre soprattutto l’entroterra. Anche se purtroppo manca il terreno fertile per un confronto con altri artisti, pur numerosi nell’Isola, perché Cagliari non offre le stesse possibilità di città come Roma, Milano, Verona, più recettive da un punto di vista della letteratura di genere. Qualche anno addietro gli era capitata l’occasione di trasferirsi a Los Angeles (opportunità sfumata per svariati motivi) e aveva pensato seriamente di farlo. Oggi però Daniele non lascerebbe mai la sua Cagliari, pur riconoscendo la necessità di incontrare personalmente, faccia a faccia, i committenti statunitensi o britannici, fatto che lo costringe spesso a viaggiare.

Le atmosfere cupe e misteriose evocate da Serra si coniugano forse meglio con il nord Europa, ma l’artista ci tiene a sottolineare che in realtà la sua ispirazione parte dal romanticismo tedesco, il romantico inteso come contrasto con la natura, gli piacciono le situazioni più tormentate. E’ un “romantico decadente”, ha un utilizzo costante della figura femminile, che è il suo modo di esprimere delicatezza e romanticismo appunto. I volti rappresentati hanno spesso gli occhi chiusi, così come le labbra: Serra crede che questo modo di disegnare, che gli risulta istintivo, sia una raffigurazione della sua personalità, introversa e timida. Sicuramente, gli occhi chiusi contribuiscono a dare alle opere un’ atmosfera onirica, dove tutto è lecito. Nel sogno esce la parte oscura dell’anima, si possono immaginare conscio e inconscio che si incontrano.

Progetti futuri? Finalmente un lavoro finanziato da Sardegna Ricerche (che promuove progetti culturali) dove Serra dovrà creare le illustrazioni delle carte di un gioco dove il circuito elettronico è ricamato nel tessuto che funziona da mappa.  E poi, ancora una commissione tratta da “Miti diCthulhu” di H.P. Lovecraft, ancora collaborazioni per fumetti statunitensi e inglesi, e altri ispirati a “Hellraiser” e “Dark Souls”.E bravo Daniele, non cambiare mai!

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