LAVORARE PER UNA COMPAGNIA PETROLIFERA DI ABU DHABI: FEDERICO SCARPA INGEGNERE CAGLIARITANO NEGLI EMIRATI ARABI

ph: Federico Scarpa


di Stefania Lapenna

Federico Scarpa, 36 anni, è un giovane cagliaritano che vive ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, dove lavora come ingegnere responsabile per la Abu Dhabi National Oil Society (ADNOC), società petrolifera nazionale del paese del Golfo Persico, la più grande raffineria di gas acido nel mondo. Dopo il diploma di maturità classica al Liceo Dettori, ha frequentato la facoltà di ingegneria elettronica, laureandosi nel 2007. Successivamente, ha iniziato un dottorato, ma dopo due anni, nel 2009, ha deciso drasticamente di abbandonare il dottorato e trasferirsi a Milano per lavorare presso la Honeywell, una multinazionale americana nel campo petrolifero. Come dice lui stesso, trasferirsi è stata una decisione sofferta ma che poi si è rivelata importante per la sua carriera all’estero, che lo ha portato dove è adesso.

E’ stato difficile prendere la decisione di trasferirti fuori dall’Italia? Cosa ha comportato? A dire il vero, è stato più difficile trasferirmi fuori dalla Sardegna che fuori dall’Italia, perché ho dovuto separarmi da parenti e amici, anche se mi hanno sempre incoraggiato e supportato. Mi manca interagire quotidianamente con loro e la confortevole sensazione di casa, che non si trova altrove e i continui impegni lavorativi hanno inevitabilmente reso tutto più difficile. Con il tempo,le telefonate o le videochiamate su Skype sono diventate sempre meno frequenti e ora torno a Cagliari solo durante le ferie. Rimango talmente pochi giorni che viene difficile incontrare il maggior numero di persone possibile. Nonostante la grande distanza che mi separa dalla mia famiglia, la decisione di emigrare ha comportato un cambiamento in positivo per il mio lavoro : maggiori possibilità di crescita professionale e maggiore visibilità presso le aziende a livello globale.

Qual è stato l’ostacolo più grande che hai dovuto affrontare nel tuo percorso che ti ha portato fin qui? L’ostacolo maggiore è stato trovare il coraggio di intraprendere questo percorso e mettere alla prova me stesso. Inizialmente, si ha sempre la paura di fare la scelta sbagliata, di trovarsi in situazioni irreparabili e pentirsi delle proprie scelte, ma posso dire di essere stato fortunato finora.

Ti sei ambientato facilmente negli Emirati Arabi? Assolutamente sì, ma mi è stato di grande aiuto l’aver iniziato questa esperienza con un gruppo di colleghi/amici con i quali ho trascorso il primo anno ad Abu Dhabi. Loro, che poi sono tornati in Italia, hanno reso questo cambiamento molto più graduale. Per quanto riguarda la mia esperienza personale e contrariamente a ciò che si pensa, gli Emirati Arabi sono molto aperti e ospitali verso gli stranieri di ogni religione e cultura; i servizi e gli uffici pubblici sono efficientissimi, offrono condizioni di vita nettamente più comode paragonati all’Italia I disagi sono pressoché nulli, anche se il costo della vita è molto più alto e soprattutto sono eccellenti dal punto di vista della sicurezza, con servizi di polizia estremamente efficienti ed un tasso di criminalità bassissimo.

Com’è vivere in un paese con una cultura così differente dalla nostra? Hai mai avuto problemi? Fortunatamente non ho mai avuto problemi. Le differenze culturali (non solo quelle religiose) si avvertono in molti ambiti della vita quotidiana, ma non costituiscono un aspetto negativo. Certamente si tratta di una comunità chiusa, non è facilissimo stringere vere amicizie con i nativi del posto, specialmente se non si parla arabo, ma sono comunque persone molto socievoli, cordiali ed educate, rispettose delle culture diverse ma allo stesso tempo orgogliosi delle proprie radici. Il lavoro è subordinato alle necessità familiari e gli orari lavorativi si adattano di conseguenza.

Consiglieresti Abu Dhabi come meta lavorativa? Decisamente sì. La maggior parte delle persone che si sono trasferite qui (ivi compresi gli italiani) hanno cercato di rimanervi il più a lungo possibile, quasi sempre con successo. Bisogna però avere le idee chiare sui propri obiettivi e sulle proprie aspettative: gli stipendi sono elevati e non esistono tasse, ma non esistono nemmeno piani pensionistici per gli immigrati, per cui bisogna sapersi organizzare diligentemente con un piano di risparmio e investimenti per il futuro, una sorta di pensione integrativa che metta al riparo da ogni evenienza. E’ facilissimo lasciarsi prendere dall’entusiasmo della mondanità e della vita “dorata”, con il risultato spiacevole che lo stipendio, per quanto elevato, non é mai sufficiente. La consiglierei anche come meta per gli studenti intenzionati a sperimentare un breve periodo di studi all’estero, visto il numero crescente di università nel paese (specialmente quelle anglosassoni), anche se l’offerta formativa di qualità non è completa come quella di altre nazioni.

Cosa ti manca della Sardegna? Un giorno vorrai tornarci? Ho nostalgia di tutto ciò che rappresenta la mia isola! Sicuramente tornerò a viverci in futuro, ma ammetto di non essere ancora pronto a trasferirmi stabilmente in Sardegna, così come in Italia.

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