L’ARTE DI COMUNICARE: LA RICERCA DELLA LIBERTA’ SUL PALCO PER L’ATTRICE VALENTINA SULAS

Valentina Sulas (nelle foto di Fiorella Sanna)


di Massimiliano Perlato

La cagliaritana Valentina Sulas è attrice, autrice e regista. Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere ha intrapreso il percorso artistico accedendo alla Scuola per l’Arte dell’Attore studiando danza, canto, dizione, storia del teatro e recitazione. Le sue collaborazioni come attrice spaziano dalla prosa al teatro corporeo e al teatro ragazzi con diverse compagnie teatrali, tra le quali La Fabbrica Illuminata, Salto del Delfino Teatro Studio, Caranas 108, Asmed, Tra Parola e Musica, Mab Teatro, Actores Alidos, Associazione Figli d’Arte Medas, La Quinta Mobile, Maccus, Theandric  Teatro Nonviolento. La dinamicità di Valentina è un elemento fondamentale nella studio e nella perfezione delle espressioni artistiche tanto da ricercare un persistente desiderio d’innovazione e sperimentazione attraverso la musica e l’arte figurativa con cui interagisce.

“La passione per il teatro l’ho sempre avuta. Ricordo che a quattordici anni lessi su un quotidiano di un laboratorio teatrale nella mia città, Cagliari. Non sapevo cosa fosse esattamente un “laboratorio”; credevo fosse un corso in cui mi avrebbero insegnato a recitare pezzi drammatici. Mi ritrovai invece ad esplorare le possibilità espressive del corpo, del movimento, della voce e del suono, dell’immaginazione. Un amore assoluto, a prima vista. Il teatro divenne una passione che condivideva il mio tempo con l’università e poi con il lavoro, finché una decina di anni fa si è trasformato nella mia unica professione. Lo studio è stato importantissimo, e non finisce mai. Le tappe principali del mio percorso formativo sono state la Scuola dell’arte dell’attore diretta da Marco Parodi, lo studio con Actores Alidos, Fausto Siddi, Brett Heath, Teatro de Los Sentidos, e masterclass con artisti di fama internazionale quali Lucia Calamaro, Davide Iodice e tanti altri. Ho lavorato con molte compagnie isolane, nella prosa, nel teatro corporeo e nel teatro ragazzi, con tournée nazionali. Negli ultimi anni ho realizzato anche degli spettacoli dei quali sono anche autrice e regista, oltre che interprete, e che sono attualmente in distribuzione. La mia drammaturgia originale “Sa Reina”, scritta in collaborazione con il musicista Andrea Congia, ha vinto il premio come Miglior drammaturgia emergente al concorso La riviera dei monologhi.

Negli ultimi anni è approdata anche al cinema.  

“Il cinema è un altro mezzo espressivo meraviglioso. Ho avuto il piacere di recitare per Rocco Papaleo in “Una piccola impresa meridionale”, Francesca Staasch in “Happy Days Motel”, Francesco Trudu in “Il peccatore”: esperienze splendide. E poi Manuele Trullu, Tomaso Mannoni, Giorgia Soi, Joe Bastardi, Maurizio Corda, Stefania Cugia. Quando reciti davanti alla telecamera non c’è pubblico davanti a te, non puoi godere della sua risposta immediata ed entrare in relazione con lui, quindi il gioco è trovare una verità così sincera che sopravviva nel tempo e che funzioni anche sullo schermo. In questo momento sto partecipando al film “Moda mia” del regista veronese Marco Pollini, girato nelle zone tra Arzachena e Cannigione. Un lavoro ispirato da una storia vera, incentrato su un ragazzino che nonostante una situazione di disagio familiare cerca di portare avanti il suo sogno di lavorare nella moda. Io interpreto Anna, un’insegnante che crede in lui.   Nel cast, oltre i talentuosi giovanissimi  protagonisti, diversi bravissimi colleghi sardi e lo straordinario Pino Ammendola.”

Alla continua ricerca di emozioni, Valentina Sulas è autrice, regista e attrice anche degli spettacoli “La madre del prete”,  “Attraverso il Viaggio”, “Enogastroreading”, “Sa Reina”, “UNO: Prima dell’alba”.

“Il teatro ha davvero un’infinità di possibilità espressive. Si può raccontare una storia attraverso immagini, movimento, sguardo, immobilità, tensione, respiro… e qualunque storia diventa la tua storia, che passa dal tuo corpo al pubblico. È questa relazione attore-pubblico che accomuna tutti i generi teatrali.  Come il teatro per i bambini/ragazzi: è’ una grande scuola. C’è molto da imparare dal lavoro rivolto ai giovanissimi: richiede un’energia sempre alta, e un’attenzione continua verso il pubblico: i bambini si deconcentrano facilmente, quindi il contatto con loro deve essere molto forte.”

I suoi spettacoli hanno varcato  i confini della Sardegna.

“Per quanto io ami la mia terra, devo ammettere che la mia esperienza più importante è stata la permanenza all’estero. I mesi in Scozia, in particolare durante il Festival, sono stati un’occasione di scambio e di confronto con artisti internazionali che molto raramente si può avere qui. E poi, è stato importante aver lavorato su aspetti della nostra tradizione ma in modo tale che potessero diventare universali; la storia che ho raccontato nel mio spettacolo “The Mother of the Priest” è fuori dal tempo e dallo spazio, e i suoi temi riguardano tutte le culture: famiglia, imposizioni sociali, paura del confronto con l’altro. In lingua inglese,  ha partecipato al festival Fringe di Edimburgo ottenendo ottime recensioni del pubblico e della critica. Tra l’altro ho trovato una bella curiosità verso la nostra cultura, i pochi passi in sardo sono stati trovati suggestivi ed emozionanti. E come spesso accade, ho avuto un grandissimo sostegno dai sardi emigrati. Sono stata varie volte nella penisola, in particolare a Roma e Montecatini, dove sono stata ospite del Montecatini Festival. L’avventura di “The Mother of the Priest” è stata un’esperienza resa ancora più gratificante dal fatto che si trattava di un mio adattamento di un romanzo di Grazia Deledda, “La madre”, e che portava elementi forti della cultura sarda in un contesto internazionale. Questo spettacolo è ora distribuito da La Fabbrica Illuminata, in italiano, grazie al direttore artistico Marco Parodi che ha creduto nella validità del progetto. Quest’anno poi c’è una doppia ricorrenza che riguarda Grazia Deledda: ottant’anni dal premio nobel e settanta dalla sua morte, che rende lo spettacolo particolarmente adatto alle celebrazioni deleddiane. Si tratta di un monologo nel quale io do voce alla madre di un giovane sacerdote, che vede il figlio instaurare una relazione con una donna, in un paesino di campagna fuori dal tempo. Io interpreto tutti i tre personaggi, esplorando una storia sulla passione, la relazione tra uomo e donna, il rimorso e le maschere che tutti portano nella società civile.”

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2 commenti

  1. Francesco Vitale

    Ringrazio M. Perlato per queste righe,eccellentemente suffragate dalle eloquenti foto di F. Sanna;emerge un ritratto “ronde-bosse” rappresentativo del carattere di una Donna duttile,poliedrica,capace di affrontare sfide impegnative,temprata dalle esperienze maturate lungo un duro,articolato percorso artistico e professionale,ma confidando anche nelle proprie radici. Cimentarsi in un monologo del genere,calandosi nei panni della Madre di un Sacerdote che rischia la sospensione “A DIVINIS”,un tema tuttora tanto divisivo,può rivelarsi un sentiero irto di difficoltà,ma anche il viatico per una,definitiva,consacrazione.AD MAIORA!

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