L’ISOLA SI VA SPOPOLANDO, E’ ORA DI OSARE UNA NUOVA POLITICA: IL DINAMISMO DELLE ASSOCIAZIONE SARDE DEGLI EMIGRATI

ph: in costume sardo alla festa del circolo "Su Nuraghe" a Parabiago

di Sergio Portas

La demografia, come spesso le scienze che parlano coi numeri, è sì scienza esatta ma l’interpretazione degli indici che prende in esame è contraddittoria, opinabile, come sono le cose che dicono degli uomini e dei comportamenti sottesi al loro operare. Le tendenze statistiche invece sono quelle che sono, predicono un futuro sicuro, a politiche invariate. Politiche intese nel termine più nobile che ci sia, quello della polis in cui ci riconosciamo attori e cittadini attivi. Questo per dire che a dare un’occhiata agli indici demografici sardi, non occorre fare un corso d’indovino per predire che, in un tempo neppure tanto lungo, i sardi di Sardegna andranno a scomparire. L’indice di vecchiaia dal 2002 al 2016, neanche quindici anni, è crollato da 116 a 188, o se volete si è impennato, comunque sia se nel 2002 abitavano la nostra isola 100 ragazzi fino ai 14 anni a fronte di 116 “anziani” con più di 65 anni, quattordici anni dopo a fronte di cento giovani ci sono 188 “vecchi”. Parimenti gli indici di natalità (per mille abitanti) e di mortalità: nel 2002 rispettivamente 8 e 8,4, quindi i morti già più numerosi dei nuovi nati, nel 2016 siamo a 6,7 quindi neanche sette nuovi bimbi per 10 morti che se ne vanno. Non c’è ricambio di nuove generazioni. Il numero dei residenti, pur in costante netta diminuzione, non si fa voragine solo perché mitigato dall’arrivo degli immigrati degli altri paesi, rumeni, marocchini e senegalesi i gruppi più folti. Può essere che vadano aumentando, dalle guerre d’Africa il flusso di disperati è anche esso destinato ad ingrossare, a politiche invariate. E che si possa morire annegati nel Mediterraneo mare, a fronte di morte quasi certa sotto le bombe di Daesh (quelli del cosiddetto califfato), Putin, Assad, tutta la Nato, Turchia, e Boko Haram (l’istruzione occidentale è proibita) , per tacere di quelle che delle mai davvero cessate “guerre civili” congolesi che negli ultimi anni hanno contato milioni, sì avete letto bene, milioni di morti, è una scommessa che ogni sano di mente gioca senza esitazione. Il “combinato disposto” tra queste “emergenze” e la recessione economica che i maghi della finanza mondiale (quelli che fanno i soldi con le “cartolarizzazioni”) hanno innescato dal 2008 a questa parte, con le conseguenti perdite di posti di lavoro, chiusura di fabbriche, impoverimento dello stato sociale di milioni di persone, porta i giovani a “cercare fortuna all’estero”: leggi: è ripreso l’esodo dei giovani sardi dalla terra natia. A legioni. Cresce in Sardegna il numero degli ultracentenari. Sorprende quanto la voglia di Sardegna sia invece così viva in continente. Basta andare sul web di “Tottus in pari” per imbattersi nelle feste sarde che in questo periodo impazzano, da Biella (circolo “Su Nuraghe) a Livorno (“Quattro Mori”), l’associazione sardi in Romagna con sede a Forlì fa la “festa della tosatura” a Borghi, provincia di Cesena, naturalmente ci saranno gnocchetti e pecora bollita, e arrosto. A Vimodrone si degustano miele formaggi e birre artigianali. Dal 1° al 10 luglio la “Grazia Deledda” di Vicopisano è al XVIII anno di “festa della Sardegna” ( il 9 e 10 ci sono anche quelli del gruppo folk di San Nicolò d’Arcidano coi musicisti Gianfranco Puggioni, Francesco Fais e Gianpaolo Piredda). Il circolo culturale sardo di Cremona (“Sa Domu Sarda”) presenta: Terra sarda, terra mia, con Daniela Mulas, Pippo Giomi e Eugenio Romano, per 25 anni voce dei “Bertas”. Quelli dell’”Amedeo Nazzari” di Cornaredo organizzano una mega-festa che va dal 23 giugno al 3 luglio (sono alla XX edizione): festa dei sardi e amici della Sardegna. Ci sono i “Cordas et Cannas” e Benito Urgu e Maria Giovanna Cherchi e cento altri. I “Su Nuraghe” di Parabiago sono alla loro XVI edizione, anche la loro è denominata “festa popolare sarda”, dal 9 al 12 giugno, e domenica 12 sono andato a dare un’occhiata. 30.0000 abitanti, 14 chilometri in linea d’aria da Milano sulla linea del Sempione, a Parabiago tutti (o quasi) lavorano nell’industria delle scarpe, ha peraltro origini antichissime, il primo insediamento di palafitte è datato XIII secolo a. C., seguono poi gli eterni Romani e i poi i Visconti milanesi, sempre in lotta coi loro vicini, nella battaglia del 1339 contro Mastino II della Scala, signore di Verona, pare che i lombardi vinsero anche per una miracolosa apparizione di Sant’Ambrogio. Le lotte di oggi, quelle sportive, vedono il paese ben posizionato nel ciclismo, che ha sempre fatto la “parte del leone” degli sport locali, due parabiaghesi su tutti: Libero Ferrario, Campione del Mondo di ciclismo per dilettanti nel lontano 1924 a Zurigo e, più recentemente, Beppe Saronni che vinse il mondiale su strada a Goodwood (Regno Unito), residente ancora in città. Molti dei ragazzi, e anche le ragazze da qualche tempo, giocano più a rugby che a calcio: il glorioso club di rugby che è stato anche in serie A (anni ’50) ha fallito per la seconda volta consecutiva quest’anno lo spareggio finale della promozione dalla B. Proprio nella “tensostruttura” attigua al campo di rugby i sardi-parabiaghensi hanno allestito panche e sedili che, mi dice Piero Ledda, ha lasciato Teulada da giovanissimo e qui al circolo è quello che so occupa di far tornare i conti, specie la sera si riempiono di una folla di degustatori la sarda cucina: malloreddus e culungionis  e maialetti cotti a fuoco per irragiamento, tutto condito a cannonau di Jerzu e a vermentino di Santa Maria la Palma. Sullo sfondo il palco che accoglie l’esibizione dei “Kantidos”, il gruppo di Gadoni che con “Tue” hanno trovato la chiave per aprire il cuore di chi li ascolta (autore inedito di quasi tutte le canzono Nicola Cancedda, artista di Villaurbana). Già presieduto per anni da Franca Pitzalis, isilesa che da anni accompagna gruppi numerosi (trenta e più) di visitatori che amano girare per la Sardegna nei mesi meno affollati dai turisti agostani, di norma a settembre. Da poco il “potere” è tornato maschile, eletto presidente Sandro Usai che coi fratelli e sorelle, i più sono tornati a casa con mamma e babbo, erano in sette, ha lasciato la natia Guspini e, giocoforza rinnova con me, suo compaesano, tutti i pro e i contro che sono costati una decisone così fatale per la vita di chi l’ha dovuta subire. Il babbo prima in miniera a Montevecchio, poi contadino-pastore, la scelta del continente nel’79. Qui Sandro, inutile specificare che intanto ci diamo del tu, ha fatto per 40 anni la guardia giurata a Origgio, un paese vicino, ora è in mobilità e, se Dio e la Fornero vorranno, l’anno prossimo sarà in pensione. La moglie, impiegata alle poste, lavora ancora. Due figli e casa di proprietà sudata con mutuo. A Guspini ogni anno in estate, adesso anche con Giada, la nipotina di nove anni, che si coccola tanto nonno in maglietta nera coi quattro mori sopra cui un grembiale variopinto specifica più di tante parole cosa è tenuto a fare il “presidente del circolo”: in primis cucinare maialetti e malloreddus, poi anche indossare corpetto e barritta nera per assistere con tutta la comunità alla messa domenicale, come di rito. In questi tre giorni di festa ci si gioca il “budget” di un anno, ci sono 50 volontari tra cucinieri e camerieri, gente che vende i biglietti, che sparecchia, che sovrintende alla perfetta cottura dei maialetti tramite un marchingegno fatto di catene di bicicletta e motorini elettrici che spero abbiano brevettato, tanto si dimostra funzionale. Piero Ledda si dice dispiaciuto che in questi tempi di crisi la regione Sardegna si debba privare di risorse economiche per incentivare l’attività dei circoli. Virginia Mura, assessora di Pigliaru per il Lavoro, cagliaritana,  già direttrice delle Direzioni provinciali del Lavoro di Cagliari e Nuoro, dice che nel piano triennale 2016/18 le risorse assegnate ai 119 circoli, sparsi nel mondo alieno da Sardegna, ammontano a 2,4 milioni. Che sono, in tempi di magra, una bella cifra. Come tutti coloro che hanno contezza di cosa
sia la realtà dei circoli sardi non può esimersi dal riconoscere che “gli emigrati rappresentano una grande risorsa da sfruttare per favorire l’imprenditoria sarda fuori dai confini regionali e attrarre investimenti verso la nostra Isola (con la i maiuscola). Quell’isola che, dicono i trend statistici, si va spopolando di sardi, a politiche invariate. Tutta la classe dirigente isolana deve essere cosciente di questa realtà, quindi è a tutta che va , più che richiesta, intimata una svolta significativa di politiche che contrastino il fenomeno. Se non vogliono passare alla Storia per quelli che hanno fatto sparire il popolo della la Sardegna. Parafrasando Tito Livio che dice dell’assedio di Sagunto da parte di Annibale, e a Roma intinto si discuteva, è adesso l’ora di agire, di osare una politica nuova. Di politici inconsapevoli è ricca purtroppo l’umanità intera: di quel David Cameron che contribuì molto a mandare in pezzi un regno che esisteva dal 1707 e costruì un Impero mondiale, si scriverà con sprezzo nei libri della Storia.

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