LA MONTAGNA DEL SACRO E DEL PROFANO: QUANTE CHIESETTE SUGGESTIVE SUI MONTI DI SEUI E USSASSAI


di Alfio Valerio Boi

Poche località in Sardegna possono vantare una così alta concentrazione di chiese campestri in uno spazio territoriale circoscritto distribuite attorno ad una cresta calcarea che i seuesi individuano come Monte Arcuerì e che gli ussassesi identificano invece con il nome di Tacchigeddu. Queste vette segnano la làcana dei due paesi di Seui e Ussassai. Su Corongiu, vale a dire la falesia, lo strapiombo calcare, delimita il confine naturale fra le due realtà amministrative che, unitamente al fiume denominato Flumineddu e a qualche suo affluente, definiscono con precisione i territori, lasciando poco spazio per eventuali controversie territoriali tra i due paesi.

Ma se questi elementi naturali vengono utilizzati per dividere e per distinguere il territorio dei due borghi, un’altra caratteristica di questa montagna delinea un elemento di unione che tende ad uniformare e caratterizzare le due valli che si rivolgono da una parte verso Seui, dall’altra verso Ussassai: un’alta concentrazione di luoghi di culto, rappresentati, soprattutto da chiese campestri e da siti nel tempo adibiti a culti pagani.

La chiesa campestre più antica è sicuramente quella di San Salvatore, sul versante est del monte Arcuerì-Tachigeddu. Il luogo di culto ospita le feste settembrine di San Salvatore e San Gerolamo. Il monumento sembrerebbe essere stato la parrocchiale del villaggio scomparso di Trobigitei e probabilmente venne edificato nell’Alto Medioevo. Qualche storico ha persino ipotizzato un suo importante ruolo nella difficile opera di cristianizzazione dei Barbaricini voluta da Gregorio Magno e affidata al loro capo Ospitone. Sarà una coincidenza, ma questa opera di conversione dei barbaricini del versante meridionale del Gennargentu ha sortito degli effetti molto appariscenti, dal momento che la montagna in tutti i suoi versanti si è costellata nel corso dei secoli di chiesette che, nei diversi periodi dell’anno, richiamano numerosi fedeli dai paesi del circondario.

A qualche chilometro, sul versante ovest della montagna, lato seuese, la chiesa della Madonna del Carmelo, sicuramente la sagra che, dal 1921, nella seconda domenica di luglio, attira il maggior numero di fedeli da tutte le parti della Sardegna.

Qualche chilometro in direzione Nord-Ovest ecco la chiesetta di Santu Cristolu (San Cristoforo) alle pendici del Tònneri i cui festeggiamenti da molti secoli vengono tenuti nel primo fine settimana di giugno.

Poteva in un territorio come questo a vocazione quasi esclusivamente pastorale mancare il festeggiamento del santo patrono dei pastori? Certamente no; infatti non una ma addirittura due chiese campestri dedicate a Santu Pitanu, una ad ovest della montagna (non lontana dal centro abitato di Seui), ed una a Sud delle pendici del Monte Arcuerì in località Joni (a monte del centro abitato di Ussassai), di cui resta giusto qualche rudere.

Ancora sul versante Sud-Ovest del monte Arcuerì-Tachigeddu troviamo la chiesetta di Santa Lucia nella cui omonima località i seuesi manifestano la loro ospitalità offrendo il pranzo a coloro che partecipano ai festeggiamenti. Sempre a Sud, questa volta nuovamente nel territorio ussassese, i ruderi della chiesa di Santu Gironi ’Eciu. L’aggettivo sardo beciu non allude certo alla veneranda età raggiunta da Gerolamo, bensì al fatto che i festeggiamenti in onore del santo, praticati in detta località per secoli, presumibilmente sino al primo Ottocento, vennero improvvisamente -e per cause ancora sconosciute- interrotti (forse a causa del crollo della chiesa).

Ruotando attorno alla montagna Arcuerì-Tachigeddu, dirimpetto, in direzione Nord scopriamo che sotto la falesia di Genna ’e Aca, si trovano i ruderi  della chiesa di Santu Perdu che proprio di recente l’amministrazione comunale di Seui ha meritoriamente deciso di recuperare e riedificare.

Ma di fronte a tanta devozione poteva esserci qualche segnale contraddittorio? Certamente sì. Questa volta non alle pendici, bensì sulla vetta più alta della montagna dal nome Su pissu de s’abba, esiste una spelonca che gli ussassesi chiamano Sa  ‘uca de is bobbois e i seuesi Sa ‘uca de is tiàulus. La sinistra località, dove i pastori si recavano per avere indicazioni dal diavolo per il ritrovamento del bestiame rubato, e attorno alla quale sono sorte varie leggende più o meno fantasiose, rappresenta ancora oggi un’interessante meta non per coloro che intendono vendere l’anima al diavolo, bensì per gli escursionisti che amano il trekking e i panorami mozzafiato.

Insomma, questa montagna, nella sua aspra bellezza, ha rappresentato e ancora oggi rappresenta la parodia dell’eterno scontro tra il bene e il male.

Le amministrazioni comunali dei due paesi di Ussassai e di Seui dovrebbero, insieme, prendere consapevolezza della importanza delle peculiarità di questa montagna del versante meridionale del Gennargentu e promuovere iniziative di valorizzazione adeguate: un parco tematico sulle chiese campestri, dei percorsi religiosi di pellegrinaggio o qualsiasi altra iniziativa volta alla valorizzazione di queste risorse culturali.

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