“IL TEATRO EPICENTRO DELLA MIA VITA”: ELISA PISTIS, ATTRICE PROFESSIONISTA ORIGINARIA DI ELMAS, RACCONTA LE ESPERIENZE PASSATE E I PROGETTI FUTURI

ph: Elisa Pistis

di Massimiliano Perlato

La Sardegna è una terra con la quale si crea un legame molto stretto, non sono di certo la prima a dirlo. Per me amante del caldo e del sole è stata dura trasferirsi di colpo nella piovosa Udine e, dopo più di cinque anni, anche se ormai mi sono un po’ “acclimatata”, non sono ancora diventata un’appassionata del clima freddo e piovoso del nord. La Sardegna mi è mancata, il mare ancora di più, e devo dire anche la buona cucina di casa mia!

Si presenta così Elisa Pistis, attrice professionista, originaria di Elmas, dove vive buona parte della sua famiglia. A Cagliari ha frequentato il Liceo Scientifico e poi studiato Beni Culturali laureandosi nel 2009. Durante gli anni dell’università ha vissuto e studiato anche a Barcellona con il progetto Erasmus.

Elisa, stavi terminando ancora il percorso di studi all’Università quando è scoccata la scintilla per il Teatro. Era una spinta che si era fatta viva già nell’adolescenza ma mi sono data il tempo di prenderne consapevolezza. Ho fatto e superato un provino per il Teatro Stabile della Sardegna nel 2010, per partecipare a dei laboratori di formazione per attori. In questi laboratori ho potuto conoscere diversi attori professionisti, alcuni dei quali non sardi, con i quali ho potuto confrontarmi sulle loro esperienze e sui percorsi che hanno seguitoper diventare dei professionisti.

Dopo i laboratori sei stata presa per in una produzione dello stesso Teatro di Sardegna per la regia di De Monticelli. Avevo già da tempo maturato l’idea di frequentare un’Accademia d’Arte Drammatica, ma dopo aver partecipato a questo spettacolo (mi ero nel mentre laureata), anche grazie all’incoraggiamento di alcuni docenti del laboratorio (come Anna Zapparoli, artista milanese), ho deciso di provare: ho fatto i provini in due Accademie e sono riuscita ad entrare all’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. A quanto mi hanno detto, sono stata la prima ragazza sarda ad essere presa, in tutta la storia della scuola.

Da lì l’esperienza in Friuli. Anni molto intensi e duri in una scuola molto selettiva. E’ stata un’esperienza totalizzante, una svolta nel mio percorso, ho imparato tanto, visto tantissimo teatro, ho iniziato a sviluppare un gusto ed un occhio critico, ma soprattutto mi ha dato quella spinta perfare del Teatro una professione.Ma fare Teatro e, più in generale,essere un’artista,significa non smettere mai di studiare, di approfondire, di mettersi in gioco.Tre anni di Accademia sono sicuramente un buonissimo punto di partenza e non tutti hanno la fortuna di fare una scuola, malo studio è per tutta la vita e non si finisce mai, c’è sempre tanto da imparare, nuove sfide con cui confrontarsi e bisogna mantenersi allenati, mente, corpo e cuore: anche gli attori, così come gli atleti o i musicisti, devono allenarsi, “alimentarsi” e studiare ogni giorno.

E come è stato vivere la Sardegna da lontano? Ho lasciato l’isola serenamente, con un pizzico di nostalgia ma anche con gioia, è stata una mia scelta e ho sempre pensato di far parte del “mondo”, più che di un solo paese o di una Regione. Voglio dire: sento molto il legame con i luoghi e la cultura che mi sono più familiari, ma allo stesso tempo mi sento tesa verso quello che ancora non conosco ed è molto diverso da me. Può sembrare un’idea un po’ bizzarra ma d’altronde siamo tutti fatti di opposti, di conflitti continui. Io ho sempre visto la partenza come una fortuna e un’occasione di crescere.Partire è un modo per arricchirsi se si trattiene un po’ dello sguardo delle persone che si incontrano, o un po’ dell’aria che si respira in ogni luogo. Ogni paese ha qualcosa da dire e da regalarci, di cui fare tesoro quando si torna alla propria “casa”. Certo ci sono stati momenti difficili: lasciare i tuoi affetti, ritrovarsi completamente sola, cercarsi un posto dove stare, fare nuove amicizie,non trovare più alcune persone al tuo ritorno, etc., ma sicuramente non è stata una partenza forzata o tragica, come invece capita ad altre persone che sono costrette a lasciare il proprio paese; io sono stata fortunata a poter scegliere la mia strada,anche grazie ad una famiglia che mi ha, come ha potuto, appoggiato nelle scelte. E poi, per fortuna a casa si può sempre tornare. Quindi non escludo di continuare a fare avanti e indietro per un po’ di tempo: amo la Sardegna, ma questo affetto non si spegne per il fatto di essere spesso lontana. Anzi forse cresce ogni volta di più.

Raccontaci delle esperienze lavorative vissute Da quando ho finito l’Accademia cerco di seguire due percorsi paralleli. Da un lato è bello collaborare con altre realtà: continuo a fare provini e creare possibilità di cooperazioni con altre compagnie. Dall’altro ho iniziato un percorso più da “freelance”, a volte da sola, a volte con dei colleghi. Ho messo in piedi una piccola “idea”, che si chiama Fronda Anomala, che possiamo definire una compagnia teatrale anche se abbiamo in piedi dei progetti dove siamo in due o massimo in tre colleghi.Oltre alla recitazione quindi,mi occupo della regia e della drammaturgia. Lavorare come freelance comporta tutta una serie di attività extra, dal vendere i propri spettacoli alla promozione della compagnia, alle prove fatte in cantine, mansarde, ovunque ci sia uno spazio per lavorare. Non avendo una struttura alle spalle ci si deve arrangiarema siamo comunque riusciti a mettere in piedi i nostri spettacoli.Il vantaggio è sicuramente quello di poter intervenire come e quanto vuoi sul lavoro, scegliere, dare la linea, metterci dentro quello che è più importante e necessario per te, prendersi l’intera responsabilità del prodotto che si propone.Allo stesso tempo lavorare però con teatri o strutture più solide, con registi che hanno già esperienza e metodo, con colleghi che hanno percorsi diversi, idee diverse, ti permette di confrontarti in un lavoro di gruppo che è altrettanto stimolante.Ecco perché cerco di mantenere aperte le  due strade, finché riesco, fare sia cose mie, progetti da sola, sia cercare lavoro con altre compagnie e sposare progetti che non partono in prima istanza da me.

Disegnami il tuo futuro Elisa… Beh,  mi immagino sempre immersa nell’Arte e spero che sarà così. Vedo sempre il Teatro al centro della mia vita, ma resto aperta anche a stimoli che mi arrivano da altre “aree” artistiche. Per esempio la scrittura: tra i miei progetti futuri c’è un monologo ispirato ad una storia vera, che ho scritto l’estate scorsa e con il quale ho partecipato ad un premio di drammaturgie originali arrivando in finale. Nell’immediato futuro c’è Mistero Buffo di Dario Fo, uno spettacolo che ho rielaborato e personalizzato e con cui sto girando da circa dueanni e vorrei continuare a proporre. Poi, è da un po’ di anni che mi sto occupando di Grande Guerra e ho in piedi dei progetti che porto avanti sia in contesti come teatri, associazioni (sono stata in diversi circoli sardi), ma anche nelle scuole. Per quanto riguarda le collaborazioni, tra poco lavorerò in un progetto di Marco Baliani e Lella Costa e del quale Paolo Fresu curerà e comporrà le musiche;  questa sarà davvero una bella occasione di crescita e di lavoro con dei grandi professionisti e sono davvero felice di farne parte.

Se non sei in Sardegna, dove vivi? Dopo i quattro anni di Udine, mi sono avvicinata alla zona del Piemonte per un breve periodo e diciamo che adesso vivo tra la Sardegna e…“il mondo”. Negli ultimi mesi non ho più avuto una dimora fissa ma vado qua e là, dove ho da far spettacoli, sono quella che si può definire “attrice nomade”, per il momento; per fortuna ho un appoggio vicino a Torino, questo mi permette di muovermi con più facilità almeno nel nord-Italia. Comunque credo che il distacco della Sardegna dal resto del “continente” si sia, nel corso degli anni, sempre più ridotto, forse anche grazie a quelli che sono andati fuori portandosi dietro un pezzetto di Sardegna e poi sono tornati per regalarci l’esperienza che avevano accumulato. Spero di poter anche io dare il mio contributo rispetto alle esperienze che sto facendo, e il Teatro è uno strumento molto potente per la circolazione delle idee, per la riflessione collettiva.Voglio trasmettere a tutti le peculiarità positive della mia terra che sono  quelle di un posto aperto agli altri: la Sardegna dell’ospitalità che condivide il piatto con l’estraneo, la Sardegna che sa di avere dei limiti e per questo vuole migliorarsi prendendo esempio da quello che c’è di buono al di là dei nostri confini, una Sardegna che mantiene forte la sua tradizione, le sue radici culturali, le sue bellissime varietà linguistiche, la sua identità ma allo stesso tempo non si chiude e non ha paura del nuovo, dello straniero.

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