SPARPAGLIATI NEL MONDO CON UN’ISOLA NEL CUORE: LA PREFAZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA PER IL LIBRO DI GIANNI DE CANDIA

ph: Gianfranco Ganau

di Gianfranco Ganau

Un libro coraggioso e commovente che racconta la storia dell’emigrazione sarda e con essa la storia della nostra isola. Gianni De Candia ripercorre i quasi quarant’anni di attività del periodico Il Messaggero Sardo, riassumendo attraverso una raccolta di memorie e ricordi la vita delle comunità sarde emigrate nel mondo. Con grande lucidità ripercorre le tappe fondamentali e la cronaca di quella che è stata una lunga esperienza di vita e di lavoro che è intrecciata in maniera indissolubile con il fenomeno dell’emigrazione sarda: la “grande diaspora”, per voler citare il titolo del libro, dedicato ad un popolo costretto a lasciare la propria terra in cerca di un futuro migliore, proprio come accade oggi e come accadrà sempre a chi costretto da ragioni sociali, politiche o economiche, abbandoni il paese di origine. Ciò che colpisce maggiormente di questo lungo racconto, a tratti anche estremamente minuzioso e dettagliato nella descrizione, sono le storie degli emigrati: vite incredibili, difficili e combattute, ma spesso di grande riscatto il cui racconto, ma soprattutto la memoria, De Candia ha saputo custodire e negli anni proporre ai lettori del giornale che “dava voce all’altra metà della Sardegna”. Uno strumento indispensabile, concepito come giornale per i sardi emigrati e non solo degli emigrati sardi nel mondo, dal quale lo stesso potere politico e la stessa classe dirigente sarda ha negli anni potuto attingere, riferimento preciso e accurato di un fenomeno che ha sicuramente condizionato la storia della nostra isola. Un flusso emigratorio continuo, partito nell’immediato dopoguerra e proseguito negli anni cinquanta con le opportunità di lavoro offerte dalle miniere di carbone nel Nord est francese, in Belgio, dove si sono stabiliti migliaia di sardi in virtù di un accordo tra il Governo italiano e quello belga che “scambiò braccia in cambio di carbone” o in Olanda dove i sardi, contrariamente ad altri paesi europei, venivano accolti senza pregiudizi, nelle fabbriche della Germania dove la lingua – così come nella stessa Olanda – rappresentava un grosso limite tanto da condannare i figli della Sardegna ai lavori più umili; fenomeno proseguito negli anni sessanta e settanta in Canada, paese dalle distanze enormi e dalle temperature non facili, ma dove i sardi emigrati hanno trovato un luogo ideale per vivere e sentendosi a casa, come in Argentina unico Paese nel quale agli emigrati è stato davvero riconosciuto un ruolo per aver contribuito alla crescita della nazione che li ha ospitati; l’Australia, l’altro mondo, dove le comunità di sardi sono riuscite a cogliere le opportunità che un paese come quello offriva. La storia de Il Messaggero sardo ha condizionato anche l’azione politica della Regione in tema di emigrazione, tanto per il ruolo della cooperativa che lo ha guidato, quanto per quello che gli oltre ottocento giornalisti che negli anni hanno collaborato sono riusciti a realizzare: dare voce ai sardi sparsi nel mondo, a quegli uomini e a quelle donne che hanno lasciato la loro terra, molti da giovanissimi, in cerca di fortuna, affrontando viaggi estenuanti, subendo spesso umiliazioni, superando ostacoli a volte insormontabili come la lingua, patendo la fame ma riuscendo quasi sempre a trovare una strada fatta sì di grandi sacrifici ma anche di riscatto e in alcuni casi di grande fortuna. La Sardegna ha molto da insegnare in tema di emigrazione anche oggi. Basti pensare che la nostra isola è stata la prima Regione a dotarsi di una legge di intervento in materia. La legge n.10 del 1965 con la quale veniva istituito il Fondo sociale che tra gli altri aspetti normava, nello specifico, l’assistenza materiale, morale, culturale e sociale dei lavoratori emigrati della Sardegna, era sicuramente tra le più avanzate in vigore fino ad allora in Italia. La stessa legge n.7 del 1991 fu una norma al passo con i tempi, moderna e lungimirante, che stabilì un principio fondamentale: tutti i sardi sono uguali. Cosa è cambiato da allora? Il fenomeno dell’emigrazione sarda è indubbiamente mutato e forse anche l’attenzione delle stesse istituzioni nei confronti di esso: eppure sono centinaia i giovani laureati sardi che scelgono di partire con la consapevolezza che qualsiasi altro paese europeo o oltre oceano sia in grado di valorizzare potenzialità, conoscenze e professionalità acquisite. Oggi la Sardegna è diventata, loro malgrado, anche la meta di migranti in fuga dalle guerre e dalla povertà assoluta. Colpevolmente l’esperienza giornalistica de Il Messaggero sardo è stata interrotta e non certo per volere della cooperativa che negli anni ha sempre resistito, combattendo per tenere in vita un giornale che nell’ultimo periodo veniva spedito in tutto il mondo con una tiratura di quasi 75 mila copie mensili. Il fenomeno migratorio che ha così duramente colpito la nostra isola, forse non ne mai stato percepito sino in fondo dai sardi “rimasti a casa”, nonostante abbia riguardato in un modo o nell’altro, negli anni, quasi tutte le famiglie sarde. Sono convinto che questo libro possa aiutare a comprenderlo nella sua interezza.

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