IL PIAVE – SULLE TRACCE DELLA GRANDE GUERRA: AL “MONTANARU” DI UDINE, LA PRESENTAZIONE DELLA GUIDA DI ANTONIO MELIS


di Paolo Cerno

Alla presenza di pochi ma qualificati intimi, fra cui l’assessore alla Cultura della Provincia di  Udine, prof.ssa Musto, si è svolta nei locali del circolo dei Sardi “Montanaru” di Udine, la presentazione della Guida: Il Piave- Sulle tracce della grande guerra- del prof, Antonio Melis. Il presidente del Circolo Domenico Mannoni, nel porgere il saluto di benvenuto ai relatori e allo sparuto gruppetto d’intervenuti, ricorda che il Montanaru è già da un bel po’ che organizza e conduce incontri incentrati sugli eventi per il centenario della Grande Guerra: l’ultimo e non  certamente per importanza, si è concluso appena il 13 Marzo scorso, nella memorabile due giorni con relativa visita guidata sul Carso nelle leggendarie trincee delle “Frasche” che videro l’immolarsi vittorioso della gloriosa” Sassari”. E non solo, il Ns. circolo, puo’ considerarsi quasi l’antesignano di tali manifestazioni patriottiche, avendo inaugurato ben prima del Centenario (1915-2015) cioè nel 2012, il monumento alla Brigata Sassari in granito sardo, eterno, commovente esempio di “Pietas ” ai caduti della grande guerra che oggi tutti ricordano.  Affiancato, dall’ormai quasi di casa, colonnello Lorenzo Cadeddu che già da tre volte c’illumina con la sua sconfinata conoscenza, delle vicende in argomento e spesso di non facile reperibilità, poichè celati ai meno addentro negli archivi ministeriali; prende la parola l’autore della pubblicazione prof. Antonio Melis. Trevisano di nascita ma di padre sardo che lo ha accompagnato a visitare e gli ha illustrato fin da fanciullo i monumenti e i luoghi dei fatti d’arme di cui è costellato il territorio della Marca trevigiana con asse portante il Piave. Fiume che sorgendo in terra Friulana,sul monte Peralba nelle alpi Carniche, segna, via via, fino alla foce nel golfo veneziano, tutto un rosario di luoghi che sono  diventati Storia.  Storia che si chiama: Isola dei Morti, ponte della Priula, Maserada, ponte di Vidor,  Montello, Grappa, Moriago e Sernaglia della Battaglia e molti altri; non c’è ciottolo od ansa di quel greto, ora solo sassoso, che non sia stato bagnato dal sangue di un caduto. Il generale Cadorna, uomo del suo tempo e spesso ingiustamente vituperato, ma soldato vero, aveva visto giusto ponendo il Piave quale ultimo baluardo “difensivo” dopo le vane e sanguinose Il battaglie “offensive” dell’Isonzo. Con un breve escursus didattico sulle cause e le motivazioni addotte dall’espansionismo germanico, si giunge a Sarajevo con l’attentato mortale all’arciduca Ferdinando e alla sua consorte, con l’ultimatum inaccettabile dalla Serbia che chiede ed ottiene l’appoggio della Russia. Siamo nell’ Agosto 1914 scoppia la guerra, l’Italia ancora non è coinvolta, pur facendo parte della Duplice alleanza, tergiversa adducendo, come da trattato, che non è l’Austria alleata ad essere stata aggredita ma viceversa. Il cambio di campo è nell’aria e si verificherà nel Maggio del 1915.  Ma, se l’Italia come nazione non è ancora coinvolta, cento e ventimila uomini di lingua, tradizioni e religione nostrana, come triestini, trentini, friulani, istriani e dalmati, da oltre cinque secoli sudditi fedeli dell’impero asburgico, sono arruolati ed inviati a combattere in Galizia contro lo sterminato esercito russo. Moriranno in oltre ventimila e a migliaia saranno prigionieri in Siberia o nel Caucaso rientrando in Patria, ora italiana e “redenta”, ben oltre il 1918, con l’obbligo di tacere, pena un’ulteriore galera, le peripezie subite. Molti i decorati al valore ed onorati dalla Croce Nera Austriaca nei cimiteri di guerra, meticolosamente curati e sparsi in terra carpatica ,ora Polonia, Slovacchia, Ucraina e Romania. Tornando al ponte della “Priula” baricentro riconosciuto e punto nodale della 1/a e 2/a e 3/a battaglie del Piave, ritroviamo l’ardimentosa Sassari a difendere il detto caposaldo, col suo  comandante Eligio che si suicida, per non cadere in mano austriaca. C’è anche un altro ponte che fa intrecciare sardi e trevisani, è quello di Brazzano a tre chilometri da Cormrns, sul torrente Judrio che allora segnava il confine fra Italia ed Austria, ove sono di presidio i militi della Guardia di Finanza fra cui il sardo Carta ed il trevisano Dall’Acqua: sono i primi a sparare, nella notte del 23 Maggio del 15 contro strani movimenti all’altro capo del ponte. Poi il racconto degli eventi si dipana fin oltre le otto di sera, e sentiamo di palloni frenati colpiti ed attraversati in fiamme da un nostro aereo, lo stesso che il giorno di Natale del 17 vola fino a Campoformido, in mano austriaca, per lanciare un messaggio d’auguri poi invece spara e provoca tutto un equivoco tattico. Con frequenti interventi o puntualizzazioni del col. Cadeddu con gli aneddoti sullo scrittore statunitense, premio Nobel per la letteratura: Ernest Hemingway, ragazzo del ’99, volontario con la Croce Rossa americana, non certamente disciplinato, così che, da Texano intrepido, trasgredendo per spirito d’avventura i divieti d’inoltrarsi oltre il limite del Piave, veniva ripetutamente e gravemente ferito a Fossalta di Piave fin quasi a morirne; episodi che lui successivamente tradurrà in altrettanti libri memorabili. Memorabile anche il fatto che ha visto la Sassari, dopo la conquista di un caposaldo tenacemente difeso dagli austriaci, passare per le armi fredde un gruppo di bosniaci che aveva, erano gli ultimi giorni di guerra, nei pressi di Conegliano, violentato ed ucciso una ragazza. La guerra è sempre un coacervo di atti eroici o laidi episodi. Siamo ai primi di Novembre del 1918: si firma la pace a villa Giusti a Vittorio Veneto. Noi, pur condannando ogni guerra, restiamo perennemente grati ai “sos fantes tattarinos mortos in sa groria” . 

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